multa notificata in ritardo L’autovelox è infallibile, ne abbiamo parlato più volte: basta viaggiare ad un Km/h in più rispetto al limite (esclusa la benedetta tolleranza) e la multa cala implacabile. Entro 90 giorni riceverai a casa la sanzione che dovrai pagare o contestare. Almeno secondo il Codice della Strada, ma la realtà, talvolta, è differente. Il Comune di Milano, nel notificare violazioni del CdS mediante strumenti elettronici, ha sforato il termine massimo imposto e gli automobilisti hanno ricevuto multe da pagare anche 5 mesi dopo aver commesso l’infrazione. Le multe lumaca, così definite per la loro incapacità di arrivare in tempo a destinazione, hanno scosso i Palazzi e sono stati tirati in ballo Prefettura e Ministero per determinare la validità o meno di questa “tipologia” di sanzione.

Le multe lumaca sono tutte da cestinare: il caso di Milano

Ad agosto 2014 il Comune di Milano aveva chiesto un chiarimento alla Prefettura riguardo l’interpretazione della norma, l’articolo 201 del Codice della Strada, in modo particolare sui 90 giorni imposti come tetto massimo per la notifica delle multe stradali. Il “conto alla rovescia” è da avviare nel momento in cui avviene l’infrazione o dal momento in cui, visionato il fotogramma e controllata la targa, viene riconosciuto il soggetto trasgressore? Una domanda nata da uno scontro interno, in particolare sulle competenze e le capacità organizzative dell’amministrazione di gestire la problematica, che ha richiesto l’intervento diretto degli uffici ministeriali. La risposta del Viminale ha messo in chiaro come i tempi di notifica vadano rispettati e conteggiati dal momento in cui viene violata la norma del CdS. Una eventuale dilatazione di questi termini è ammessa dalla legge, ma solo quando dipende da difficoltà oggettive ad identificare il soggetto responsabile e non da lungaggini organizzative interne. Quindi le “multe lumaca” sono irregolari? Secondo la Corte Costituzionale  le sanzioni dovrebbero essere consegnate entro i 90 giorni dal momento dell’infrazione, a meno che non ci siano degli impedimenti, per gli organi territoriali, a verificare l’identità dei soggetti multati (sentenza n.198 del 10 giugno 1996):

“l’illegittimità del I comma dell’articolo 201 del codice della strada, nella formulazione all’epoca vigente, nella parte in cui non fa decorrere il termine per la notificazione “comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in gradi di provvedere alla loro (dei trasgressori o degli obbligati in solido) identificazione”.

Multa notificata in ritardo: la giustificazione del Comune di Milano

L’assessore alla Sicurezza e coesione sociale e Polizia locale, Marco Granelli, dichiarò all'epoca che dalla valutazione del Ministero dell’Interno emergeva, invece, la validità dell'operato del Comune e dei suoi invii oltre i 90 giorni. Infatti, secondo l’articolo “Notificazione delle violazioni” (201 comma 1 del CdS) la notifica ai trasgressori deve avvenire entro 90 giorni “dalla data in cui risultino dai pubblici registri o nell’archivio nazionale dei veicoli l’intestazione del veicolo e le altre indicazioni identificative degli interessati o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione”. Dunque, una prima lettura della norma sembra confermare che, in presenza di un fattore esterno ed oggettivo, la Polizia è legittimata a notificare la contravvenzione anche oltre i novanta giorni previsti dal CdS. Nel caso specifico del capoluogo lombardo, il fattore esterno che aveva fatto slittare la notifica delle sanzioni anche di alcuni mesi era il numero elevato di segnalazioni rilevate dagli autovelox posizionati in sette strade della città. Facendo leva sui numeri, poiché da marzo a settembre 2014 erano state registrate 740.095 violazioni contro le 7.695 dell’anno passato, la Polizia locale riteneva di aver fornito la propria giustificazione, promettendo poi di limitare il disagio arrecato agli automobilisti velocizzando i tempi di notifica. Come è possibile che le multe siano aumentate di quasi 100 volte in un solo anno? I milanesi sono tutti impazziti?

La sentenza del Giudice di Pace di Milano

A tagliare la testa al toro ci ha pensato l'ufficio del Giudice di Pace di Milano, con la sentenza n. 1189 del 9.02.2015 e un principio importantissimo: la montagna di multe emesse non è un fatto tale "da giustificare la violazione di un termine che è stabilito dalla legge a garanzia dell’effettività del diritto di difesa del soggetto cui viene notificato il verbale di contestazione". Forte anche dell'interpretazione del Ministero, il Giudice lo ha detto chiaro e tondo: l'ufficio pubblico in questione non è stato capace di organizzarsi e smaltire il carico di lavoro. Questa incapacità, però, non può tornare a svantaggio dell'ignaro cittadino che, incolpevolmente, si trova a ricevere una contravvenzione molti mesi dopo l'infrazione, quando legittimamente pensava di averla scampata.

La sentenza del TAR della Lombardia

Oltre al Giudice di Pace, sulla stessa vicenda si è pronunciato anche il TAR della Lombardia, con la sentenza n. 1267/17. La sentenza ha ribadito quello che aveva già stabilito il Giudice di Pace, cioè che il termine per il conteggio dei 90 giorni entro i quali notificare la multa scatta dal momento dell’infrazione e non dal momento in cui c’è l’ok dell’agente che ha visionato i fotogrammi dell’autovelox. Il TAR ha annullato tutte le multe inviate dal Comune di Milano che nel verbale indicavano la data in cui l’agente aveva accertato l’infrazione come riferimento per il conteggio dei 90 giorni richiesti per la notifica invece della data in cui si era registrata l’infrazione.

Multe tardive: come fare ricorso?

Quello stabilito dalle sentenze del TAR della Lombardia e del Giudice di Pace di Milano è un principio generale applicabile sempre. Se quindi hai ricevuto una multa che fa riferimento a un’infrazione commessa da più di 90 giorni non sei tenuto a pagare, ma devi pur sempre fare ricorso. Hai due strade:
  • Puoi rivolgerti al Giudice di Pace, entro 30 giorni da quando ricevi la multa;
  • Puoi fare ricorso al Prefetto, entro 90 giorni dalla data di notifica.
Oltre che per i termini, i due tipi di ricorso differiscono anche per il costo – il ricorso al Prefetto è gratuito, mentre quello al Giudice di Pace è soggetto al pagamento di un contributo unificato di 43 euro – e per le conseguenze in caso di rigetto del ricorso. Se il Giudice di Pace respinge il ricorso dovrai pagare l’importo della multa per intero, mentre se fai ricorso al Prefetto e questo lo rigetta, dovrai pagare la multa raddoppiata.

Conclusione

Dunque, è proprio così: le multe lumaca non sono giustificate e vanno contestate. Quindi, purché non ci sia di mezzo un leasing o un noleggio e purché non ci siano stati cambi di proprietà o residenza, se ricevi una multa per una infrazione commessa da oltre 90 giorni puoi fare ricorso.