Sabotano l'autovelox... e diventano eroi su Facebook

Sabotano l'autovelox... e diventano eroi su Facebook Molti automobilisti non vedono di buon occhi gli autovelox, altri credono aver trovato la soluzione definitiva alle contravvenzioni per eccesso di velocità con la forza. Se lo scorso anno alcuni autovelox sparsi lungo lo stivale erano stati “fucilati” più volte, il 2013 si apre con la nascita del “fan club” dei demolitori di auotovelox. I fatti sono cominciati a gennaio quando un autovelox di Spinea (VE) era stato fatto saltare in aria, presumibilmente tramite un ordigno artigianale, causando danni esclusivamente alla struttura perché la strumentazione era stata disinstallata. Un gesto che aveva allarmato le autorità e il primo cittadino, il quale aveva preventivato telecamere di sicurezza in supporto all’autovelox. Un atto grave, apparentemente isolato. In questi giorni sembra che i rilevatori di velocità, sparsi nella provincia di Venezia, siano entrati nel mirino dei vandali. In Riviera e nel Miranese bande armate di bombolette spray hanno oscurato le ottiche delle telecamere, mettendo fuori gioco i dispositivi, installate poche ore prima. A Dolo, poco più lontano, un impianto è stato sradicato dal terreno e gettato nel fossato. Atti di vandalismo che preoccupano le amministrazioni locali, ma che allo stesso tempo vengono accolte positivamente sul web dagli automobilisti. Aggiornamenti su pagine Facebook e all’interno di gruppi online plaudono l’operato dei vandali, fomentandoli e istigandoli a continuare. Una “liberazione dal basso” che non prende minimamente in considerazione lo scopo dei sistemi di controllo di velocità, la tutela del cittadino. La risposta delle amministrazioni non si è fatta attendere e hanno provveduto, visto il timore di emulazione soprattutto fra i giovani, a segnalare i nominativi degli istigatori. Infine il sindaco di Mirano  – Maria Rosa Pavanello – ha tenuto a precisare che l’istigazione al danneggiamento di patrimonio pubblico è un reato, come previsto dal Codice Penale. Quindi attenti, non basterà nascondersi dietro un commento di Facebook.