Giubbotto catarifrangente e le normative del Codice della Strada

Scopri l’importanza del giubbotto catarifrangente per la sicurezza stradale e quando il suo mancato utilizzo può comportare sanzioni e la decurtazione di due punti dalla patente di guida.

Il giubbotto catarifrangente è uno degli strumenti di sicurezza più semplici previsti dal Codice della Strada ma anche uno di quelli più spesso trascurati. La sua funzione è quella di rendere visibile una persona quando si trova sulla carreggiata o in prossimità del traffico, in situazioni di scarsa illuminazione durante le quali il rischio di essere investiti è maggiore.

Un veicolo fermo per un guasto, un incidente improvviso o una sosta forzata in un tratto poco illuminato sono situazioni in cui la presenza di una persona fuori dal mezzo può non essere subito notata dagli altri conducenti. In questi casi la differenza tra essere visti in tempo o no può dipendere proprio da un indumento ad alta visibilità.

La normativa non riguarda solo gli automobilisti. Anche motociclisti e ciclisti rientrano nell’ambito di applicazione delle regole sulla visibilità, seppur con modalità differenti. L’obiettivo resta lo stesso per tutti gli utenti della strada: ridurre i margini di rischio nelle condizioni più critiche, soprattutto nelle ore notturne o in presenza di scarsa illuminazione.

Quando è obbligatorio indossarlo

L’obbligo di indossare il giubbotto catarifrangente scatta quando una persona si trova fuori dal veicolo, sulla carreggiata o sul margine stradale, in condizioni di visibilità ridotta, come stabilito dall’articolo 162 del Codice della strada. Rispettare queste disposizioni è ancora più importante fuori dai centri abitati, dove la velocità dei veicoli in transito è più elevata e il tempo a disposizione degli altri conducenti per reagire è limitato.

Nel caso degli automobilisti, la normativa prevede l’uso del giubbotto quando si scende dal veicolo fermo sulla carreggiata o sulla corsia di emergenza di strade extraurbane, autostrade o tratti assimilati, soprattutto nelle ore notturne o in presenza di nebbia, pioggia intensa o scarsa illuminazione. L’automobilista fuori dall’abitacolo diventa a tutti gli effetti un pedone esposto al traffico.

Per i motociclisti la logica è analoga. In caso di fermata forzata o incidente che imponga di scendere dal mezzo e permanere sulla carreggiata o nelle immediate vicinanze, il giubbotto catarifrangente diventa un presidio di sicurezza indispensabile. L’abbigliamento tecnico non sostituisce questo obbligo, poiché non sempre garantisce la stessa visibilità passiva prevista dalla normativa.

Anche i ciclisti hanno l’obbligo di rispettare le disposizioni sulla visibilità. Fuori dai centri abitati, nelle ore notturne o in condizioni di scarsa illuminazione, è richiesto l’utilizzo di indumenti o dispositivi ad alta visibilità, tra cui il giubbotto catarifrangente, durante l’utilizzo della bicicletta. In questo caso la norma mira a compensare la minore percepibilità della bicicletta rispetto ai veicoli a motore.

L’obiettivo resta lo stesso per tutti: consentire agli altri utenti della strada di individuare in modo pressocché immediato una presenza umana sulla carreggiata, riducendo il tempo di reazione e il rischio di impatto.

Giubbotto catarifrangente: caratteristiche

Affinché il giubbotto catarifrangente sia considerato conforme alle norme, deve rispondere a caratteristiche precise di visibilità e riconoscibilità.

Per poter essere utilizzati in sicurezza, i giubbotti devono presentare il marchio CE e la sigla UNI EN 471, codici che dimostrano che gli strumenti hanno superato i test europei di sicurezza.

Il colore deve essere ad alta luminosità, in genere giallo o arancione fluorescente, in grado di essere notato subito anche in condizioni di scarsa illuminazione. A questo si aggiungono bande retroriflettenti, progettate per riflettere la luce dei fari dei veicoli e rendere la sagoma visibile anche a distanza, in condizioni di buio totale o parziale.

È garantita la libertà di scegliere tra diversi modelli come i gilet o le bretelle. È però fondamentale che il giubbotto sia indossato nel modo corretto, sopra gli altri indumenti, e che non sia deteriorato o coperto da altri capi che ne riducano la funzione riflettente. La presenza a bordo del veicolo è un altro elemento rilevante: il giubbotto deve essere risposto nel cruscotto, e non nel bagagliaio, proprio per consentirne l’utilizzo prima di scendere dal mezzo in situazioni di emergenza.

Per ciclisti e motociclisti, la scelta di un giubbotto leggero facilita il rispetto della norma e ne favorisce l’uso spontaneo anche oltre i casi obbligatori. La semplicità del dispositivo non ne riduce il valore: al contrario, è proprio questa essenzialità a renderlo uno degli strumenti più efficaci di prevenzione sulla strada.

Pur non essendo un obbligo, è consigliabile sostituire il giubbotto catarifrangente dopo circa 5 anni o ogni volta che il materiale o le bande si deteriorano, in modo che possa ancora assolvere alla propria funzione di tutela della sicurezza.

Sanzioni

Il mancato utilizzo del giubbotto catarifrangente nei casi previsti dal Codice della Strada comporta multe e sanzioni.

Per gli automobilisti, l’inosservanza dell’obbligo è punita con una multa che va da 42 a 173 euro. A questa si aggiunge la decurtazione di due punti dalla patente di guida.

Anche i ciclisti sono soggetti a sanzioni, seppur di importo inferiore. In caso di mancato rispetto dell’obbligo, la multa varia da 26 euro fino a un massimo di 102 euro. Per i conducenti di monopattini elettrici, la normativa prevede un regime più severo, con sanzioni comprese tra 50 e 250 euro.

Per tutte le categorie è prevista la possibilità di usufruire della riduzione del 30% dell’importo della multa se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla contestazione.

Resta infine un aspetto di particolare rilievo: qualora l’assenza del giubbotto catarifrangente abbia contribuito ad aggravare le conseguenze di un incidente, le responsabilità civili e, nei casi più gravi, anche penali possono aumentare in modo significativo. Questo conferma come la visibilità non sia solo un obbligo formale ma una misura concreta di tutela della sicurezza.

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