L’autostrada del Sole compie 50 anni

L’autostrada del Sole compie 50 anni

“Era bello fare parte di un’Italia che aveva voglia di fare e costruire cose grandi”: queste le parole di mio padre che oggi, all’età di 83 anni, ricorda con un po’ di malinconia il grande progetto dell’autostrada del sole. Sono passati 50 anni da quel 4 ottobre 1964, giorno in cui l’allora presidente del consiglio Aldo Moro inaugurò l’opera al casello di Firenze.

L’enfasi con cui mio padre racconta fatti e avvenimenti annessi agli otto anni impiegati per la costruzione e la relativa conclusione del progetto è per me sorprendente.
Quello che mi descrive sembra essere una sceneggiatura di un film: parla di passione, persone, storia di un’Italia che fu (e che credo non tornerà mai). Credo sia da questa intuizione, o dalla percezione che si potessero raccontare belle storie che anche la RAI ha deciso oggi di produrre e dedicare a questo anniversario un’intera fiction “La strada dritta”.

L’Autostrada del Sole da ieri a oggi

L’autostrada del Sole – racconta mio padre – nasce come un sogno, sono gli anni del boom economico, in cui si voleva ricostruire e c’era voglia di fare: una voglia di fare vera, reale, concreta che si respirava viva e vibrante tra le persone. La gente era motivata, l’Italia avrebbe potuto dimostrare al mondo e a sé stessa che ce la poteva fare. Non era solo la necessità di unire il nord al sud che, per carità, era un’esigenza concreta perché al nord c’erano le grandi fabbriche e al sud gli operai pendolari che lasciavano case, famiglie e cuore. Qui si trattava di coordinare finalmente persone che si sentivano parte attiva di una nazione della quale volevano rendersi orgogliosi e ci sono riusciti visto che, l’autostrada del Sole, è stata terminata 3 mesi prima del tempo previsto e senza spreco di denaro. Nulla a che vedere insomma con le situazioni alle quali purtroppo ci hanno abituato i politici ai giorni d’oggi.

I grandi nomi e il mito dell’America

Nel progetto, oltre ad Aldo Moro, erano coinvolti grandi nomi che hanno fatto la storia del nostro paese come Giuseppe Petrilli presidente dell’Iri, Istituto per la Ricostruzione Industriale, o il mitico l’ingegnere Cova, amministratore delegato della Società Autostrade. Cova era diventato famoso, un vero personaggio perché era andato ‘addirittura’ negli Stati Uniti per studiare le autostrade americane. Per gli italiani era qualcosa di grandioso pensare di poter emulare quelle grandi strade dritte e infinite. Il mito di ‘tu vò fa l’americano’ si concretizzava: finalmente non più gli italiani dovevano migrare per trovare lavoro, ma potevamo costruire la nostra America qui, da noi.

Una rivoluzione su strada

Quello che però è importante è che ogni singolo tratto, racchiudeva in se una storia fatta di persone perché i 755 km totali dell’Autostrada del Sole sono stati suddivisi in tanti micro progetti per la costruzione di altrettanti viadotti. Pensa che per percorrere Napoli-Milano, prima dell’autostrada ci volevano almeno 2 giorni perché eri obbligato a viaggiare su provinciali e stradine di paese. Fatta l’autostrada il tempo di percorrenza si è ridotto a 10 ore: che rivoluzione!

Il rispetto e i morti

La cosa che però ricordo con più gioia e allo stesso modo con malinconia è il rispetto.
Abbiamo tutti seguito e vissuto gli anni di quella costruzione con grande rispetto: rispetto per il lavoro, per le istituzioni e purtroppo anche per le tante persone decedute. Sì, ecco, il giorno dell’inaugurazione ad esempio era il 4 ottobre, era San Francesco patrono d’Italia (quanti oggi sanno che il 4 ottobre ricorre questa ricorrenza?) e tutti abbiamo condiviso l’appartenenza e l’orgoglio di essere presenti, seppur via televisione a quell’evento. Le morti bianche, anche oggi le chiamiamo così, erano all’ordine del giorno, quasi che sacrificarsi per questo progetto fosse un onore per la patria. Ben 160 le vite sacrificate. In effetti nella chiesa costruita all’uscita di Firenze, ricordo bene quella lapide posta in memoria degli operai morti percepiti proprio come soldati caduti: “ad memoriam qui ceciderunt operariorum” cioè “in memoria degli operai caduti”.

L'Autostrada del Sole compie 50 anni: un ricordo dell'Italia che fu?
L’Autostrada del Sole compie 50 anni: un ricordo dell’Italia che fu? http://bit.ly/1HlS1Ts via @6sicuro

Autostrada del Sole: il primo viaggio

Nonostante questo, si stava vivendo un sogno, anche le canzoni lo ricordavano ‘andavo a 100 all’ora per trovar la bimba mia’ cantava Gianni Morandi. Ricordo bene anche quando ho percorso l’autostrada del Sole per la prima volta, avevo una Fiat 850 color senape. Ogni tratto di strada era meraviglia e stupore. Strano a dirsi, ma anche pagare il casello lo era stato perché pagavi quasi con piacere e col senso del dovere, sapendo che quei soldi sarebbero serviti concretamente per continuare a costruire la tua Italia con altri progetti. Poco sotto Milano e prima di Parma ricordo il primo autogrill. Aveva l’insegna ‘Pavesi’, mai visto prima un ristorante sopraelevato in cui poter mangiare e vedere le macchine sfrecciare sotto di te. La benzina costava meno in autostrada perché era un servizio per gli automobilisti… strano vero? Oggi è proprio tutto il contrario! Durante il viaggio era una gioia leggere i cartelli che pian piano si susseguivano. Sotto Lodi incrociavi i primi che testimoniavano subito l’importanza della strada che avresti percorso: nord, a destra e sud a sinistra, non potevi sbagliare insomma! Poi arrivava il cartello Parma, Bologna, Firenze, Roma e infine Napoli. Città che avevi visto solo sui libri o dal finestrino di un treno.

Sì, il progetto dell’autostrada del Sole è stato veramente una grande boccata di ossigeno, grande opportunità di dare lavoro a tanta gente e di sentirsi uniti verso un progetto comune. Poi cos’è successo non lo so, la nostra Italia è malata, ma sono certo che potrà guarire. Sarebbe bello rispolverare questi sentimenti che io stesso ho provato 50 anni fa. Sì, sono passati 50 anni e oggi più che mai ne sono convinto:  ‘Era bello fare parte di un’Italia che aveva voglia di fare e costruire cose grandi’”

Rosa Giuffrè

Esperta in comunicazione digitale e dinamiche di comunicazione sui social network, web writer e ambasciatrice della cultura digitale per le piccole e medie imprese. Autrice di ‘Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale’. Collabora con scuole, istituti di formazione in tutta Italia. Offre consigli e crea percorsi di formazione personalizzati per professionisti, manager e aziende che vogliono usare il web e i social network per promuoversi e raggiungere i propri obiettivi di business.

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3 Commenti

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    Stefano novembre 21, 2014

    Quanto avrei voluto far parte di quell’Italia,gente che univa il paese e non creava stupidi conflitti territorial-razzisti,gente che aveva voglia di scoprire e costruire,e non fare e abbandonare,che tempi ragazzi beati coloro che hanno vissuto tutto ciò e che hanno di cui raccontare ai propri nipotini..io a mio figlio cosa potrò mai raccontare?

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    Nicola novembre 21, 2014

    L’articolo mi ha fatto rivivere l’atmosfera che si respirava in quei meravigliosi anni 60 !!!!
    Nato nel 1949,posso orgogliosamente dire : c’ero anch’io.

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    Claudio novembre 22, 2014

    Si, era proprio un’altra Italia. Si credeva in quello che si faceva e si scommetteva sul futuro, sapendo di vincere la scommessa. Effettivamente la costruzione di quest’opera è stata una vera boccata di ossigeno, tutti ci credevano e sapevano bene quali miglioramenti avrebbe apportato. Anche allora esisteva il fonte dei NO, ma fortunatamente erano pochi, e addirittura qualcuno ironizzava che, anziché del Sole, si doveva chiamare del “solo” perché, per lui, inutile ….pensate se non si fosse costruita in quali condizioni saremmo oggi. Oggi si pensa al proprio orticello, oggi che la sindrome del NIMBY ha preso il sopravvento su tutto, oggi che va di moda il monosillabo NO, a tutto e su tutto. Dove si discute, si spende tempo e soldi per 40 anni di una infrastruttura che non si sa se mai verrà portata a compimento. Eh si, era proprio un’altra Italia, più bella e, forse, anche più furba !

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