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Le peggiori strade d’Italia e le buche: le extraurbane sono un incubo

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Il nostro Paese è ricco di storia e cultura e varrebbe la pena visitato in lungo e in largo, se non fosse per le pessime condizioni in cui versano le nostre strade, soprattutto quelle extraurbane.

A dire che le extraurbane sono “le peggiori strade” è un’indagine svolta dall’Automobil Club Italiano (ACI) in collaborazione con l’ISTAT (Istituto di Statistica), basandosi sui dati registrati nel 2013. Ma, anche se si è registrato un calo nel numero di incidenti e di decessi, il quadro che viene fuori a scorrendo i numeri è devastante a livello umano.

MENO INCIDENTI SULLE STRADE

Si sono verificati 181.227 incidenti stradali che hanno causato 3.385 decessi e 257.421 feriti. In pratica sono stati documentati 497 incidenti stradali al giorno, che hanno provocato 9 morti e 705 feriti. Un trend in discesa del 3,7% rispetto al 2012.

Ma nonostante il calo dei numeri, l’Italia si colloca solo al 14° posto nella graduatoria europea. Entro il 2020 l’Unione Europea ha imposto una riduzione delle vittime di incidenti stradali del 50% (rispetto al 2010). E rispetto a questo obiettivo, siamo al passo con gli altri paesi (almeno al momento).

LE STRADE PEGGIORI

Gli incidenti più gravi si verificano sulle nostre strade extraurbane (che comprendono Strade Statali, Provinciali, Comunali extraurbane e Regionali), sulle quali si è registrato il doppio dei decessi rispetto a tutta la rete stradale: l’indice di mortalità raggiunge quota 4,63 decessi ogni 100 incidenti (su strade lunghe almeno 100 chilometri) contro 1,04 sulle strade urbane. Il massimo valore si registra nello specifico sulle strade ad una carreggiata a doppio senso di circolazione (5 morti su 100 incidenti).

Il gradino più alto del podio delle strade extraurbane più pericolose d’Italia è occupato dall’Adriatica SS 16, che da Padova arriva sino a Otranto. È qui che si registra il maggior numero sia di incidenti che di decessi.

Sul secondo gradino troviamo la Via Aurelia SS 001, la via che da Roma attraversa la Toscana e arriva sino in Liguria, al confine della Francia.

La via Emilia, che congiunge Milano a Rimini attraversando l’Emilia Romagna con 607 chilometri di strada, occupa il gradino più basso.

Tra le strade urbane, i comuni con il tasso più alto di decessi sono Napoli, Catania, Trieste e Torino con una percentuale doppia rispetto alla media.

LE ORE, I GIORNI E I MESI PIÚ A RISCHIO

Il tasso di mortalità più alto è legato alla fascia oraria tra le 22 e le 06, nota ai più come fascia notturna. Ma è tra le 03 e le 06 nella notte tra la domenica e il lunedì che si registrano in media 5 decessi ogni 100 incidenti (contro una media quotidiana di 1,87): media ottenuta dai 3,5 delle strade urbane e i 7,06 delle strade extraurbane.

La “maglia nera” tocca ai mesi estivi: a luglio si è registrato il maggior numero di incidenti mentre ad agosto il maggior numero di decessi.

I GUIDATORI PIÚ PERICOLOSI

I più pericolosi? Ancora una volta si riconfermano gli automobilisti, seguiti a ruota da motociclisti e ciclisti. A morire più spesso sono gli automobilisti (nel 67,9% dei casi), i pedoni (il 16,2%) e i passeggeri trasportati (il 15,9% delle volte).

Le fasce d’età più a rischio sono quelle dei giovani tra i 20 e i 24 anni e quelli tra i 40 e i 44, contrariamente a quanto sostenuto dall’UE: secondo cui in Italia gli ultra 75enni generano 5 volte più incidenti degli altri. Dal rapporto si evince invece che gli ultra 75enni sono meno pericolosi dei giovani.

E per quanto riguarda le motivazioni sulle strade extraurbane, si conferma la distrazione come primo motivo di incidente, seguita dalla velocità elevata e dal mancato rispetto delle distanze di sicurezza. In città invece il primo motivo di incidente sono l’inosservanza dei semafori e le regole di precedenza.

E PER QUANTO RIGUARDA IL MANTO STRADALE?

In questo caso, tutto tace. Il rapporto non fa riferimento alle strade. Nessuno sembra prendersi la briga di fare un mea culpa per la situazione manutenzione, da nord a sud senza distinzione. E la cattiva manutenzione mette a rischio tutti: dagli automobilisti, ai motociclisti, ai ciclisti, ai pedoni.

Nonostante per legge il 50% degli introiti delle multe dovrebbe essere dedicato al miglioramento della circolazione e alla manutenzione stradale, buche e voragini sono ovunque: i comuni denunciano le situazioni ma nulla finora è cambiato. Anzi è peggiorato: difatti il numero di incidenti procurati da buche hanno fatto un salto del 17% se guardiamo alle strade urbane e del 27% su quelle extraurbane.

Le zone più disastrata in questo caso si trovano nei grandi centri urbani (per via sia del numero eccessivo di veicoli circolanti, sia della velocità e del carico). Da Milano (con 300 strade “bucate”) a Napoli, Roma, Torino e Palermo (primato negativo) la situazione è ormai insostenibile: il problema non riguarda solo la sicurezza dei cittadini, ma anche a perdite economiche di città, provincie e regioni che si trovano costrette a rimborsare e risarcire le innumerevoli vittime della strada.

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