Rimborso pensioni INPS: la Consulta boccia i ricorsi

La Consulta ha bocciato i ricorsi presentati da chi aveva subito il blocco delle rivalutazioni deciso dalla riforma Fornero. A che punto è la questione del rimborso delle pensioni?

rimborso pensioni

Doccia fredda per i pensionati che hanno subito il blocco della perequazione delle pensioni a seguito della riforma Fornero e che avevano presentato ricorso per ottenere il rimborso degli arretrati. A fine ottobre è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale: la Consulta ha dichiarato legittimo il rimborso parziale deciso dal Governo Renzi nel 2015.

Erano migliaia i pensionati che avevano fatto ricorso inviando una lettera di diffida all’INPS. Facciamo insieme il punto sulla questione: a chi spettava il rimborso delle pensioni, in cosa consisteva il ricorso e cosa cambia dopo la sentenza della Consulta.

Rimborso pensioni: a chi spettava

La questione del rimborso pensioni riguarda tutti coloro che hanno subito il blocco delle rivalutazioni imposto dalla riforma Fornero. L’intervento della Fornero aveva inizialmente bloccato l’indicizzazione delle pensioni superiori a 3 volte il minimo per il biennio 2012-2013.

In seguito, la sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015 ha dichiarato incostituzionale il blocco delle rivalutazioni, stabilendo il diritto dei pensionati a ricevere il rimborso degli arretrati. Il Governo Renzi ha risolto in parte il problema con il decreto legge n. 65/2015.

Il cosiddetto decreto Poletti ha stabilito un adeguamento delle pensioni solo parziale e decrescente rispetto all’importo mensile percepito. La tabella del rimborso pensioni fissata dal Governo è la seguente:

  • il 100% della rivalutazione per le pensioni fino a 3 volte l’importo della pensione minima (cioè per le pensioni fino a 1.400 euro lordi);
  • il 40% della rivalutazione per le pensioni fino a 4 volte l’importo della pensione minima;
  • il 20% della rivalutazione per le pensioni fino a 5 volte il minimo;
  • il 10% della rivalutazione per le pensioni fino a 6 volte il minimo;
  • nessuna rivalutazione per le pensioni superiori a 6 volte il minimo (cioè pensioni superiori a 2.800 euro lordi mensili).

Lo stesso decreto ha stabilito, per il 2014 e per il 2015, una rivalutazione degli arretrati pari al 20% e del 50% dal 2016 in avanti.

Il provvedimento ha lasciato con l’amaro in bocca i pensionati, rimborsati solo in minima parte di quanto spettava loro. Le perdite vanno da un minimo del 66% a un massimo del 100%. Per questo, pensionati e sindacati hanno fatto ricorso, diffidando l’INPS e chiedendo il rimborso integrale di quanto spettante.

Rimborso pensioni: in cosa consisteva il ricorso

Il ricorso si è basato sulla decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni. La sentenza ha stabilito che i pensionati hanno diritto a ricevere una rivalutazione adeguata rispetto all’andamento del costo della vita, per non perdere il potere d’acquisto del trattamento pensionistico.

I pensionati potevano fare ricorso rivolgendosi a un avvocato, a un sindacato o a un’associazione di consumatori e inviando la lettera di diffida tramite raccomandata A/R.

Ma c’è un altro importante ricorso in ballo. Diversi pensionati e legali che li rappresentano hanno infatti sollevato la questione della legittimità del rimborso parziale stabilito dal decreto Poletti, chiedendo che sul tema di pronunci la Corte Costituzionale. Secondo chi ha presentato ricorso, il decreto ha stabilito un rimborso non adeguato e non proporzionale per i pensionati che percepiscono una pensione fino a 2.800 euro e ha violato i principi stabiliti dalla sentenza n. 70/2015 della Corte nel caso dei pensionati che ricevono una somma superiore a questa soglia.

Nell’attesa che la Corte Costituzionale si pronunciasse sulla correttezza o meno della decisione presa dal Governo nel 2015, l’INPS ha ricevuto migliaia di lettere da parte di pensionati che hanno chiesto all’istituto di previdenza di versare integralmente gli arretrati.

La risposta dell’INPS alla lettera di diffida

L’INPS ha risposto alle lettere di diffida ricevute dai pensionati rigettando la richiesta di rimborso integrale degli arretrati del 2012 e del 2013. L’istituto ha elaborato un messaggio di risposta standard diffuso a tutte le sedi territoriali.

Secondo l’istituto di previdenza, i pensionati non hanno diritto a nessun ulteriore versamento rispetto a quello stabilito dal decreto legge n. 65/2015. La risposta ricevuta dai pensionati è questa:

Gentile Sig./ra o Gentile Avv.,

in riscontro alla Sua richiesta di rivalutazione del trattamento pensionistico in godimento per gli anni dal 2012 al 2015 a seguito della sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale, si comunica che la stessa non può essere accolta in quanto l’Istituto ha già pienamente adempiuto dando puntuale esecuzione alle previsioni contenute nel DL n. 65/2015 convertito in legge n. 109/2015 che disciplinano la materia.

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Rimborsi pensioni: la sentenza della Corte Costituzionale

Il 25 ottobre è arrivata la sentenza della Corte Costituzionale che si è pronunciata sulla legittimità del decreto legge n. 65/2015. Si tratta del decreto contenente il cosiddetto bonus Poletti, con il quale il Governo ha deciso di rimborsare integralmente solo le pensioni più basse e di riconoscere solo un rimborso parziale alle pensioni comprese tra 1.500 e 2.800 euro lordi.

Per la Consulta il bonus Poletti è legittimo. Secondo i giudici:

“la nuova e temporanea disciplina prevista dal decreto-legge n.65 del 2015 realizza un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”

Dopo la bocciatura dell’INPS arriva quindi anche la bocciatura della Corte Costituzionale: nonostante i ricorsi, i pensionati non otterranno un ulteriore rimborso delle pensioni  Per il Governo è una notizia positiva: se la Corte avesse dato ragione ai pensionati la spesa per i rimborsi avrebbe superato i 20 miliardi di euro.

Rivalutazione delle pensioni: un nuovo sistema dal 2019

Dopo il caos scatenato dal sistema di rivalutazione delle pensioni inserito nella legge Fornero, dal 2019 si cambia. Il Governo si è impegnato per stabilire un nuovo sistema di adeguamento all’andamento dei prezzi, ancora parziale ma più equo. Sono previsti tre scaglioni di rivalutazione:

  • il 100% di rivalutazione rispetto all’andamento degli indici Istat per le pensioni di importo fino a tre volte il minimo;
  • il 90% della rivalutazione calcolata in base agli indici Istat per le pensioni comprese tra tre e cinque volte il minimo;
  • il 75% della rivalutazione dovuta per le pensioni oltre cinque volte il minimo.

Per le pensioni di 3.000 euro, ad esempio, si avrà una rivalutazione piena per i primi 1.500 euro, del 90% per i successivi 1.000 euro e del 75% per gli ultimi 500 euro. Si tratta di una semplificazione fatta per facilitare i calcoli, tenendo conto che la pensione minima per il 2017 è di 501,89 euro.

Con questo sistema di rivalutazione a scaglioni si garantisce comunque a tutti i pensionati la rivalutazione piena dell’assegno per i primi 1.500 e una rivalutazione via via inferiore per la parte eccedente. Il sistema era stato già proposto nella Legge di Bilancio 2001 ed è stato rispolverato in sede di confronto tra il Governo e i sindacati.

Luana Galanti

Ho una laurea specialistica in Consulenza e direzione aziendale e, da sempre, un legame indissolubile con le parole scritte. Le mie due anime – quella creativa e quella pragmatica – si confondono nel mio lavoro di web writer e business writer freelance.

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3 Commenti

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    Paolo marzo 19, 2017

    Sono in ritardo o fatto la domanda x rimborso dell INPS 2011 2014 x la legge fornero.

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    Dionigi Alemi agosto 09, 2017

    Avevo a suo trmpo fstto rivorso tramite
    CODACOMS – SO PUÒ FARE ANCORA
    QUALCOSA visto l’ultima sentenza.
    Dionigi Alemi

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  3. Avatar
    Francesca novembre 06, 2017

    Ho diritto ad un aggiornamento della pensione di inabilità? Percepisco 500€ al mese la mia inabilità e del 100/100

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