Addio alla dichiarazione dei redditi entro 5 anni

Entro cinque anni non servirà più fare la dichiarazione dei redditi. Lo ha anticipato il direttore dell’Agenzia delle Entrate Ruffini. Cosa ci aspetta e cosa cambierà?

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Tra cinque anni diremo addio alla dichiarazione dei redditi. Almeno questo è nelle intenzioni del direttore di Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Quella che è alle porte è una vera e propria rivoluzione, ma come funzionerà?

Addio alla dichiarazione dei redditi dal 2022?

Intervistato da La Repubblica, Ruffini ha detto di voler cambiare radicalmente il sistema fiscale. In particolare, entro cinque anni non saranno più i cittadini a dover presentare la dichiarazione dei redditi, ma sarà il Fisco a elaborarla in automatico, incrociando e trattando tutti i dati di cui dispone.

Grazie alle informazioni raccolte dall’anagrafe tributaria, dalle informazioni sanitarie, dai dati contenuti nelle fatture elettroniche, dallo spesometro e dagli altri sistemi digitalizzati già attivi e che saranno introdotti nei prossimi anni, il Fisco potrà fare una fotografia esatta dei redditi di ciascuno, rendendo superflua la presentazione dei modelli Redditi e 730.

Secondo Ruffini:

Accumulando sempre più dati ed evitando naturalmente di chiedere quelli che già abbiamo, deve venir meno il concetto stesso di dichiarazione dei redditi. Nel momento in cui il Fisco possiede tutti i dati, ti presenta l’elaborazione di quegli stessi dati e tu da controllato diventi controllore del fisco. Ti fornisco un servizio e hai il diritto di vedere se ho lavorato bene.

Quella che ci aspetta in futuro è una rivoluzione a cui si arriverà pian piano. La dichiarazione dei redditi precompilata che ha fatto la sua comparsa qualche anno fa è un piccolo assaggio. Un secondo tassello del puzzle sarà la fattura elettronica, già in vigore nei rapporti con la PA e che dal 2019 dovrebbe essere estesa anche ai privati.

Un Fisco sempre più digitalizzato faciliterà il compito dell’Agenzia delle Entrate che potrà fare una stima affidabile della capacità reddituale dei cittadini e quindi calcolare le imposte da pagare. La dichiarazione elaborata dal Fisco potrà poi essere accettata o contestata dai cittadini, come avviene già ora con la precompilata.

Un Fisco più semplice e comprensibile

Durante l’intervista Ruffini ha toccato altri punti importanti, come quello legato alla necessità di semplificare e rendere più comprensibile il Fisco.

L’Italia ha un sistema tributario molto complicato e ogni anno imprese e cittadini impiegano il doppio del tempo della media europea per pagare le tasse. Tra leggi fiscali e decreti attuativi si superano i 700 provvedimenti. Questa giungla di norme potrebbe rallentare i piani di Ruffini e impedire la piena riuscita del suo progetto di abolire la dichiarazione dei redditi come la conosciamo oggi nell’arco di cinque anni.

Ruffini ha assicurato anche che i tempi per i rimborsi in caso di errore commesso dall’Agenzia delle Entrate saranno drasticamente ridotti.

Un altro impegno preso da Ruffini è quello di rendere il Fisco più chiaro per tutti. Capire i meccanismi alla base del sistema e capire perché è necessario pagare tasse e imposte renderebbe i pagamenti meno antipatici. Anche le comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate verranno semplificate, con un linguaggio più immediato e comprensibile da parte di tutti. Il prossimo anno è in programma anche una campagna pubblicitaria per puntare i riflettori sull’evasione fiscale.

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Più compliance, meno controlli

Sul tema dell’evasione fiscale, secondo Ruffini, bisogna puntare ancora di più verso la compliance spontanea dei contribuenti. La quasi totalità degli introiti deve venire dai versamenti spontanei, mentre le operazioni di controllo dovranno essere mirate e andare a colpire i grandi evasori.

Rottamazione delle cartelle e condoni

Nell’intervista Ruffini ha parlato anche di rottamazione delle cartelle e di condoni. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha spiegato che la rottamazione dello scorso anno e la rottamazione bis inserita nella Legge di Bilancio 2018 non sono veri e propri condoni, ma piuttosto delle occasioni offerte ai contribuenti per mettersi in regola.

Per Ruffini, infatti, non tutti coloro che si trovano con delle cartelle esattoriali pendenti sono evasori. In molti casi si tratta di persone che avrebbero voluto ma non hanno potuto pagare, a causa della perdita del lavoro o a causa di momentanei problemi economici.

Operazioni come la rottamazione delle cartelle esattoriali sono utili a tutti: al Fisco, che può recuperare una fetta importante del denaro e ai contribuenti, che hanno l’opportunità di mettersi in regola senza dover pagare multe e interessi stellari.

Luana Galanti

Ho una laurea specialistica in Consulenza e direzione aziendale e, da sempre, un legame indissolubile con le parole scritte. Le mie due anime – quella creativa e quella pragmatica – si confondono nel mio lavoro di web writer e business writer freelance.

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7 Commenti

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    Vittorio novembre 22, 2017

    Vivo nel Regno Unito, dove queste cose sono quotidianità, e dove il 20 Gennaio 2017 ho ricevuto il rimborso delle tasse pagate in eccesso (a causa di un cambiamento di lavoro imprevisti, non certo per errori) nel 2016, senza dover presentare alcuna dichiarazione.
    Fa piacere leggere che forse anche in Italia si inizia a muoversi.
    Se la classe politica si occupasse di queste riforme, invece di passare il tempo a pensare a come devastare la Costituzione o a come farsi una legge elettorale su misura, le cose andrebbero molto meglio.
    Certo qualcuno parlerà di violazione della privacy, ma non ho alcun rispetto per la riservatezza dei criminali.
    Saluti

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      gianfranco novembre 22, 2017

      meglio tardi che mai

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      sabrina novembre 22, 2017

      Tutte parole sacrosante
      solo una cosa,beato lei che vive nel Regno Unito
      la saluto

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      Roberto novembre 23, 2017

      Daccordissimo con te Vittorio!

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      Piero novembre 24, 2017

      sicuramente in Itaglia questo nuovo sistema servirà a rubare ai lavoratori senza che se ne accorgano

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    ferdinando novembre 22, 2017

    già è vero che altrove le cose funzionino meglio, ma sapendo come fanno le cose in Italia, il minimo che possa capitare è che ci siano persone che debbano pagare o centesimi per errore o cifre con 5 zeri sempre per errore

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    Giovanni novembre 23, 2017

    In Italia già non funziona la Tari, una tassa semplice, metri quadrati e persone, che deve essere compilata ed inviata dal Comune e non ha funzionato, anzi molti Comuni non sanno come meglio rubare. Equitalia che doveva sparire ha solo cambiato nome e buona parte dei Comuni si sono adeguati, cioè rubano esattamente come prima.
    Perchè non facciamo il contrario?
    La Tari deve essere compilata dal cittadino!
    Altro che dichiarazione dei redditi compilata, non più precompilata, che farà la stessa fine della Tari.

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