Web Designer: cosa fa e come diventarlo

Il web designer è una delle professioni più richieste nell'ambito del lavoro digitale... Ma come diventare web designer? Cosa fare o studiare? Quanto si guadagna?

web designer andrea antoni

Il Web Designer

Nel palcoscenico del lavoro digitale c’è una professione in continua crescita: il web designer. È pura creatività al servizio dell’online… E a volte anche del social media manager, ammettiamolo. Non è una mansione semplice, anzi, proprio il contrario. Si tratta di avere stile e fantasia, ma anche di conoscere bene il mondo del web e del marketing, perché ogni progetto ha particolarità uniche e analisi specifiche.

Ed è un ruolo molto richiesto tra le aziende italiane e internazionali. Un junior web designer potrebbe guadagnare dai 19.000 ai 24.000 euro all’anno, mentre un senior anche oltre i 55.000 euro. Ma la domanda è un’altra: come diventare web designer? Cosa fare per non apparire nel mercato del lavoro come degli improvvisati dell’ultima ora? Quali studi, fatiche e draghi combattere? Ne ho parlato con un professionista d’eccezione: Andrea Antoni. Che tra l’altro collabora con 6sicuro da molti anni!

Andrea “Style1” Antoni, grafico freelance e graffiti writers del Friuli Venezia Giulia. Laureato in Scienze e Tecnologie Multimediali, dipinge graffiti dal 1997 e lavora come grafico dal 2006. Molto attivo nelle principali piattaforme social, in particolar modo su Instagram, nel 2015 ha scritto il libro “Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche“. Quando non lavora pagaia in mezzo al mare in equilibrio sul suo stand up paddle.

matteo bianconi

Presentati in tre maniere: una come a un colloquio di lavoro, l’altra a un amico e infine a un umarell che guarda i cantieri.

luca sessa
  1. Buongiorno, mi chiamo Andrea Antoni, conosciuto in arte come Style1 e sono un Art Director Senior Freelance impegnato da 19 anni in un’attività di ricerca stilistica anche come streetartist e graffiti writer. Negli ultimi anni, grazie ad un uso sapiente delle piattaforme social ho raggiunto un certo numero di follower nelle principali piattaforme social, in particolar modo Instagram, venendo considerato da taluni anche come un influencer.
  2. Hey brò, sono Andrea @stailuan, quello che quando non dipinge graffiti con fiori sorridenti o scrive dei post divertenti su instagram è in mezzo al mare che pagaia con il SUP.
  3. Buongiorno, sono Andrea Antoni, il figlio di Mario, quello che da piccolo cantava con il coro. Ecco, ora disegno con il computer. Si, faccio biglietti da visita e cose così.

 

matteo bianconi

Cosa fa un web designer?

luca sessa Che cosa fa il web designer non lo so, quello che cerco di fare nel mio piccolo è “risolvere problemi” nell’ambito della comunicazione visiva. Il cliente mi dice – o cerca di – cosa vuole comunicare e io trovo quella che ritengo sia la via migliore per farlo impaginandolo nel modo più adatto. Non creo soluzioni con incredibili vezzi artistici ma cerco di impattare tramite semplicità e chiarezza seguendo la linea del principio del”meno elementi usi, meno sbagli“.

 

matteo bianconi

Come spieghi questa professione digitale a chi non la conosce?

luca sessa Onestamente non la spiego più, sono molto stanco di farlo. Ma in realtà nemmeno me lo chiedono più ultimamente. Ad ogni modo sono solito risolvere la questione dicendo che realizzo grafiche al computer. Che è un poco come dire che il terzino tira calci ad un pallone, ma diciamo che nella stragrande maggioranza delle volte è più che sufficiente.

 

matteo bianconi

Come diventare web designer?

luca sessa Credo che un poco lo si diventi, un poco lo si sia sempre stati e man mano che si va avanti lo si scopra e lo si porti sempre maggiormente alla luce. Servono studi accademici ed esperienze sul campo. Credo che prendendo centinaia di persone che fanno questa stessa professione, si otterranno centinaia di risposte diverse. Personalmente ho fatto l’Università che mi ha dato grandi basi teoriche ma praticamente nulla di pratico, dopodiché ho iniziato a lavorare tramite uno stage non retribuito presso una grossa azienda e la sera frequentavo un corso pratico di programmi grafici. In azienda mi sono state date le basi di organizzazione sul lavoro e rudimenti di buon gusto, perché anche l’occhio deve essere educato, e nel corso serale mi sono stati insegnati i principali programmi di disegno e impaginazione, senza ai quali non puoi fare granché. Poi ho iniziato a lavorare presso altri studi di comunicazione dove tramite esperienza e suggerimenti di colleghi più anziani e assai preparati, sono riuscito ad imparare qualcosa e pian piano a diventare un professionista di questo settore.

Il fatto principale è che questo lavoro non finisce mai perché vai a vedere come sono impaginati i testi anche quando leggi il menù in pizzeria, cerchi i refusi, imprechi contro il carattere utilizzato e cerchi soluzioni alternative. È follia, certo: credo che anche una buona dose di questa sia necessaria.

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matteo bianconi

Web designer: freelance o dipendente? Cos’è meglio?

luca sessa Credo sia assolutamente personale. Per me è meglio essere freelance, ma sono stato dipendente in passato e ho capito che quella non fosse la mia strada. Ho sempre pensato di diventare freelance, ma credevo che lo avrei fatto attorno ai 35-40 anni, dopo aver maturato una certa quantità di esperienza in agenzia: non è stato possibile. Contratti di lavoro iper precari e paghe clamorosamente basse mi hanno fatto riflettere e la mia conclusione è stata che una cifra simile al mese me la sarei ricavata anche da solo e comunque non sarai stato meno precario che con rinnovi di pochi mesi, progetti, torocini o altro. E quindi mi sono buttato. Fino ad ora è andata bene e, calcolando che del domani non ci sono certezze, non posso quindi lamentarmi.

Ho potuto vivere una serie di attività ed esperienze che come lavoratore dipendente non avrei mai potuto immaginare (anche per il semplice motivo che non avrei potuto chiedere ferie per partecipare a molte di queste) e non vado più a dormire la domenica sera con il magone che l’indomani sia lunedi. Però ripeto: credo siano due modi di vivere, lavorare e vivere il lavoro talmente differenti che non sia possibile dire cosa sia meglio o peggio. Bisogna provare e poi scegliere in base al proprio carattere, le proprie attitudini e anche il periodo della propria vita.

 

matteo bianconi

Fare il web designer: la giornata tipo.

luca sessa La giornata tipo non esiste, o meglio ne esistono tante. In estate ad esempio la richiesta lavorativa è spesso prossima allo zero e la mia giornata tipo è al mare. Bellissimo. Si, ma a fine mese pure gli introiti sono prossimi allo zero. In altri periodi dell’anno la giornata tipo è al computer dalle 8 alle 13, dalle 13:30 alle 19:30 e dalle 20 alle 24. Perché il lavoro arriva tutto di colpo e deve essere pronto, finito e consegnato per l’altro ieri.

È anche vero che non posso definirmi un web designer medio in quanto una buona fetta della mia attività è data dai graffiti su commissione e poi sono attivo come blogger ed instagrammer. Di conseguenza potrei essere a dipingere in giro per la regione nei posti più disparati o a scattare foto in varie località d’Italia ma, nonostante il percepito sia di grande vacanza, essere al lavoro. C’è anche da dire che dopo una partenza a razzo alla ricerca della fama e della gloria ho virato le mie idee verso un lavorare “il giusto” per avere anche il tempo di non fare niente (uscire in bici o andare in mezzo al mare con il sup), di conseguenza la mia giornata tipo non c’è, e sono freelance anche perché non voglio che ci sia.

 

matteo bianconi

Esistono corsi (online o universitari) utili per questa carriera?

luca sessa Suppongo di sì ma c’è un tempo per studiare e uno per lavorare, dato che ora lavoro studio molto meno (almeno parlando di formazione ufficiale presso scuole ed enti) e sono poco informato in materia. Ci sono comunque vari corsi di laurea affini alla materia e tantissimi corsi di formazione. Su questi ultimi soprattutto è necessario stare molto attenti perché spesso si concludono in dei nulla di fatto cosmici tra programmi opinabili e docenti discutibili: io li vedo come delle fabbriche di disoccupati che speculano dando false speranze.

Resta il fatto che una volta avute le basi circa l’utilizzo dei programmi e le regole base, sia giusto lavorare e qui dirò una cosa che detta da me (che da sempre spingo fortemente l’hashtag #noFreeJobs) sembrerà strana: fate lo stage, e anche non pagato. Ma fatene uno o due. Poi basta. Al primo stage pretendere di essere pagati sarebbe quasi divertente in quanto alla fin fine il tempo che si fa perdere ai colleghi è enorme e la produttività minima, di conseguenza non essere retribuiti è anche giusto in quanto si riceve formazione e non si ritorna praticamente nulla di dignitoso. Poi però basta, una volta formati avete esperienza, siete produttivi e dovete pretendere di essere pagati, altrimenti diventa semplice sfruttamento.

Tra le cose più utili per questa “carriera” comunque ricorderei la curiosità (cercare sempre nuovi modi di comunicare) e l’essere fortemente critici verso i propri elaborati per potersi migliorare sempre e non fermarsi. Anche perché se ti fermi un attimo gli altri ti sorpassano subito ed è meglio farsi inseguire che rincorrere.

 

Matteo Bianconi

Copywriter, giornalista, social media strategist. Ma anche divoratore di libri, persecutore di parole e cine-innamorato. Laureato in Sociologia e specializzato in Marketing e Comunicazione, scrive di società e web da 10 anni.

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