Salvataggio MPS: i dettagli e le fasi del piano

Il salvataggio MPS dovrebbe portare la banca di Siena ad uscire dalla crisi che l'ha colpita in questi giorni. Ma a che prezzo? Ecco il piano di salvataggio per la Monte dei Paschi.

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Gli avvenimenti dell’ultimo anno, le analisi degli specialisti e le continue fluttuazioni in borsa hanno fortemente incrinato la posizione del Monte dei Paschi di Siena. Una situazione sempre più critica quella della banca più antica al mondo, aggravata in modo netto dai pessimi risultati degli ultimi stress test della BCE.

Cosa prevede il salvataggio MPS?

La peggior banca d’Europa, ecco il non lusinghiero primato dell’Istituto italiano, affermazione che si traduce in alto rischio di fallimento in caso di contingenza economica avversa. Non certo un fulmine a ciel sereno questo, tant’è che la maggior parte degli analisti dava ormai per scontato la bocciatura della BCE. Una situazione critica talmente evidente e preoccupante da spingere le istituzioni a formulare un piano di salvataggio già prima dell’ufficializzazione dei risultato degli stress test.

La BCE ha dato rapido assenso al piano preparato dall’amministratore delegato Fabrizio Viola di concerto con Lazard, Jp Morgan e Mediobanca. In cosa consiste il piano di salvataggio? Ecco i principali punti.

Salvataggio MPS: i dettagli

Due i principali punti del piano: liberare la banca dai crediti deteriorati ed effettuare una importante ricapitalizzazione. Due passaggi che dovrebbero permettere di restituire stabilita (e credibilità) al Monte dei Paschi.

L’intervento, approvato dal CDA dell’istituto e dalla BCE, vede l’intervento di JP Morgan e di Atlante, il fondo nato per supportare il salvataggio delle banche in difficoltà. Quest’ultimo avrà il ruolo di acquistare i quasi 10 miliardi di euro di sofferenze nette presenti nel bilancio di MPS entro il 2018. Approvato anche il seguente aumento di capitale da 5 miliardi di euro.

Le fasi del progetto di salvataggio MPS

Un percorso certo lungo, che necessiterà di tempo per portare i risultati sperati. A settembre arriverà il nuovo piano industriale mentre tra ottobre e novembre si terrà l’assemblea che voterà l’aumento di capitale stabilito.

La vendita delle sofferenze ad Atlante comincerà all’inizio del 2017. Per evitare di esporsi a rischi di mercato sarà utilizzato un finanziamento ponte a sostegno della cartolarizzazione delle sofferenze, che verranno pagate al 33% del valore facciale.

Le sofferenze cedute verranno suddivise in tre blocchi:

  • una tranche “senior”(da 6 miliardi), su cui ci sarà l’intervento della Cags;
  • una tranche definita “mezzanine” (1,6 miliardi) riservata ad Atlante;
  • una tranche “junior” (da 1,6 miliardi) a scadenza più lunga e opzionabile dagli attuali soci.

Il piano permetterebbe al Monte dei Paschi di arrivare ad un Cet 1 (uno dei principali parametri per valutare la salute di una banca) ben oltre la soglia minima del 13% richiesta dalla Vigilanza.

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Salvataggio MPS: i possibili dubbi

Un piano importante quello strutturato che dovrebbe riportare il Monte dei Paschi ad uno stato di sicurezza rilevante. L’elemento più positivo è che tutto questo dovrebbe avvenire interamente con capitali privati, senza quindi dover richiedere l’intervento pubblico.

Ma qui sorgono i primi dubbi sul progetto. Non è così certo che i soli interventi privati possano bastare: se così fosse bisognerebbe attendere l’esito della successiva contrattazione tra Governo e la Commissione europea. Un’incertezza che aleggia ancora forte: oggi in Borsa MPS vale 800 milioni di euro, da qui al 2016 ne dovrà trovare 5 miliardi, ben sei volte l’attuale valore. Numeri che raccontano di un piano ambizioso, ma sicuramente complesso.

Lo sconto sul Terp (il prezzo teorico dopo che è stato staccato il diritto di opzione) e le condizioni del mercato fanno inoltre immaginare a molti specialisti un alto rischio di “inoptato”, termine utilizzato per indicare quote non sottoscritte.

Il piano di Corrado Passera

Giunta in extremis come alternativa al piano di salvataggio approvato, una soluzione alternativa era stata proposta dal ex Amministratore Delegato di Intesa San Paolo Corrado Passera. Un progetto nato con il sostegno del colosso svizzero Ubs, che avrebbe avuto il compito di garantire le risorse necessarie alla sua attuazione.

Un piano che ha destato molta attenzione nel mercato finanziario, ma di cui non sono emersi ulteriori dettagli. Interesse che però non ha sortito gli effetti desiderati: la proposta è stata infatti rigettata a favore di quello concordato con la BCE. Solo il tempo (ed i risultati) sapranno dire se la scelta sia stata o meno giusta. La vita del Monte dei Paschi è appesa ad un sottile filo.

Matteo Pogliani

Toscano di nascita ma lombardo di adozione, ho cominciato a parlare prestissimo non ho più smesso. Oltre ad essere blogger mi occupo di comunicazione web, in particolare in ambito social media

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1 Commento

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    Roberto agosto 19, 2016

    Più che un commento, la mia è una preoccupazione: per la seconda volta ho acquistato azioni mps pensando che più in basso di così non potessero scendere…..non mi interessa molto quando è se recuperare il capitale, ma mi terrorizza se x l’aumento di capitale saranno coinvolti gli azionisti pro quota.

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