Pensione anticipata APE: calcolo e lavoratori precoci

La pensione anticipata è un trattamento previdenziale che prescinde dall'età anagrafica dei lavoratori. Si può richiederla con un'anzianità contributiva di 41 anni e 10 mesi per le donne e di 42 anni e 10 mesi per gli uomini.

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Pensione anticipata: cos’è l’APE

La Pensione Anticipata (anche nota come APE) è quel trattamento pensionistico applicabile nei confronti di tutti i lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, ai fondi sostitutivi, esonerativi ed esclusivi e, in ultimo, anche agli iscritti alla gestione separata dell’Inps. L’APE può essere richiesta con il solo ottenimento del requisito contributivo, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore in oggetto.

L’APE è stata introdotta a partire dal 1° gennaio 2012, grazie alla cosiddetta Legge Fornero, ed è rivolta a tutti quei lavoratori nati tra il 1951 ed il 1955, che hanno visto dilungarsi notevolmente i tempi per la loro uscita dal mercato del lavoro.

Dall’anno 2017 è stato previsto uno sconto per i lavoratori che hanno iniziato a prestare servizio in aziende in età molto giovane, i cosiddetti precoci. Pur non avendo l’età richiesta dalla normativa, coloro che hanno i requisiti richiesti dall’APE (almeno 12 mesi di contributi prima di aver compiuto i 19 anni di età, lavoro usurante ed altre situazioni), potranno richiedere la pensione anticipata che sarà riconosciuta fino ad esaurimento fondi.

Pensione anticipata: come si calcola L’APE

La somma del capitale e degli interessi maturati per il calcolo della pensione è quello raggiunto al momento della richiesta anticipata (perdendo quindi gli ultimi 3 anni di contributi). Il parametro usato per il calcolo è relativo all’età della vecchiaia (cioè 66 anni e 7 mesi).

Il trattamento in sé è poi frutto di un finanziamento bancario erogato dall’INPS (unico ente con cui – in teoria – dovrebbe continuare a confrontarsi il singolo cittadino).

È prevista un’assicurazione sul prestito per coprire il rischio di decesso del contraente prima dei 20 anni di ammortamento (in modo che il prestito non ricada sugli eredi). L’assicurazione sembrerebbe non prevedere costi per il pensionato: in questi casi per legge non è possibile richiedere garanzie (ad esempio, sulla casa di proprietà).

Al momento è in fase di studio anche la possibilità di introdurre un sistema di detrazioni fiscali per ammortizzare la decurtazione dell’assegno (in alcuni casi si parla di totale azzeramento, come nel caso dei disoccupati).

Pensione anticipata nel Sistema Retributivo e Misto

Tutti coloro che sono in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, potranno ricevere il pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica. Ovviamente parliamo di tutti quei lavoratori che hanno ottenuto i 42 anni e 10 mese per gli uomini e 41 anni e 10 mese per le donne (valido fino al 31 dicembre 2018).

In realtà, nell’anno 2012, era previsto per uomini con alle spalle 42 anni ed 1 mese e per donne lavoratrici da 41 anni ed 1 mese ma, a seguito dell’incremento della speranza di vita, questa soglia è andata via via ad aumentare.

Questi requisiti si applicano indistintamente a tutti i lavoratori: dipendenti, autonomi e lavoratori in enti pubblici. Dal 2019 sarà previsto un ulteriore aggiornamento delle soglie di anzianità contributiva, in base all’adeguamento alla nuova speranza di vita registrata. Ad oggi, però non si hanno ancora informazioni in merito al volume dell’innalzamento soglia.

Lavoratori precoci

Dal 1°maggio 2017 è stata introdotta una riduzione del requisito contributivo a 41 anni di servizio sia per gli uomini che per le donne. L’articolo 1, co. 199 della legge 232/2016, prevede che donne e uomini che abbiano svolto almeno 12 mesi di lavoro regolare prima del compimento del diciannovesimo anno di età, disoccupati a seguito di licenziamento con esaurimento di ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi, o invalidi superiori al 74%, o ancora addetti ai lavori usuranti/gravosi, oppure ancora con assistenza a parenti disabili, possono richiedere la pensione anticipata.

Il requisito contributivo dei 41 anni è comunque soggetto a futuri adeguamenti della speranza di vita e l’APE si può ricevere soltanto fino ad esaurimento dei fondi statali destinati, soltanto dopo aver ricevuto un esito positivo a seguito di una procedura di monitoraggio del soggetto richiedente. Questo tipo di agevolazione consentirà di ottenere uno sconto di un anno e 10 mesi per gli uomini e 10 mesi per le donne, rispetto alla Pensione Anticipata prevista per il sistema retributivo e misto.

Pensione anticipata nel sistema contributivo

Se fai parte della categoria di lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi successivamente al 31 dicembre 1995, avrai diritto alla liquidazione del trattamento pensionistico secondo il sistema contributivo. Si potrà comunque richiedere il trattamento anticipato, a prescindere dall’età anagrafica, con gli stessi requisiti necessari per il sistema retributivo (41 anni e 10 mesi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini nel triennio 2016-2018).

La differenza con il sistema retributivo è la mancanza del sistema di disincentivazione previsto per tutti coloro che accedono all’APE prima del raggiungimento del 62° anno di età.  Inoltre, non è prevista alcuna agevolazione in favore dei lavoratori precoci sopra descritta.

Pensione anticipata APE: calcolo e lavoratori precociPensione anticipata APE: calcolo e lavoratori precoci http://bit.ly/23ujIBS via @6sicuro

Pensione anticipata: le coperture

In attesa dei nuovi incontri con i sindacati, già fissati per il 28 e il 30 giugno, le alternative allo studio del Governo per la copertura degli assegni APE sono tre:

  • Disoccupati. Dell’assegno si occuperebbe direttamente lo Stato, con uno stanziamento che dovrebbe ammontare da un miliardo di euro;
  • Ricambio generazionale. Riguarda le imprese che potrebbero finanziare direttamente il pensionamento anticipato dei propri lavoratori, con un intervento statale a garanzia del rischio di morte del lavoratore che usufruirebbe dell’uscita anticipata;
  • Prestito pensionistico. Per tutti gli altri lavoratori (statali ma anche privati) entrerebbero in gioco gli istituti finanziari, che andrebbero a recuperare l’anticipo sulle pensioni attraverso un sistema di rimborsi INPS ottenuto mediante delle trattenute sulla pensione definitiva.

Pensione a 63 anni di età

Coloro che rientrano nel sistema contributivo possono richiedere la pensione anticipata al compimento di 63 anni di età, purché abbiano versato almeno 20 anni di contributi e solo se la prima rata della pensione risulti non inferiore ad un importo soglia mensile pari a 2,8 volte l’importo mensile dell’assegno sociale (soglia per anno 2017 1.255 Euro).

Questo requisito è comunque in costante aggiornamento a causa dell’incremento della speranza di vita. Nel triennio 2016-2018 l’età richiesta per il pensionamento è pari a 63 anni e 7 mesi e continuerà ad adeguarsi in base ai dati Instat.

Decorrenza

Tutte le prestazioni descritte all’interno di questo articolo, decorrono immediatamente al perfezionamento dei requisiti contributivi, ovvero non esiste più il periodo di slittamento applicato prima della Legge Fornero.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, si ricorda che per ottenere la prestazione pensionistica, è richiesta l’immediata cessazione del rapporto di lavoro con l’azienda, mentre per i lavoratori autonomi non è richiesta la cessazione dell’attività svolta.

Valentina Baldon

Ho una grande passione per il web marketing, il web writing ed i social network. Sogno? Ne ho tanti, di cui uno già realizzato: ho trasformato la mia passione in un lavoro a tempo pieno.

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16 Commenti

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    massimo maggio 08, 2016

    Per quanto riguarda la pensione a 63 anni, il passo va nella giusta direzione ma dovrebbe essere estesa a tutti non solo alla classe 51/53. Lavorare oltre i 63 anni è oltre modo faticoso e forse poco utile per le aziende, non favorisce il ricambio generazionale dal quale le aziende trarrebbero indubbi vantaggi e favorisce la disoccupazione giovanile, inoltre fa insorgere grandi ingiuste differenze; per non toccare il retroattivo la legge fornero ha indubbiamente creato una grandissima sperequazione fra il prima e il dopo, penalizzando fortemente la distribuzione di ricchezza, distribuendo il fardello solo sui mal capitati. Migliorare questa situazione significherebbe anche dare stabilità nel progettare la vita con conseguente beneficio per la ripresa economica.

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    Eugenio Pio Arcieri maggio 09, 2016

    quiz: Se solo quelli nati nel 51-53 potranno andare in pensione a 63 anni e siamo nel 2016 e ci sono le migliori menti a studiare queste soluzioni…abbiamo speranze in questo paese ? Non si vince niente, si perde solo.

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    roberto maggio 09, 2016

    non si capisce se vengono penalizzati anche i nati nel 52 che con la legge Fornero potevano andare in pensione a 64 anni

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    mightysam maggio 11, 2016

    La solita buffona governativa che finirà in completo fallimento come già accaduto per il TFR in busta paga. Dalle prima stime sembra che il taglio sia intorno a 1/4 dello stipendio e per di più strutturale, nel senso che questa taglio ce lo porteremo per resto della nostra vita. Morale: sono un esigui numero di sessantatreenni vi aderiranno e, pertanto non cambierà nulla, i giovani continueranno ad essere per la maggior parte disoccupati, gli ultrasessantenni costretti a lavorare in precarie condizioni fisiche, mentre i parlamentari fruiranno ancora di tutte le agevolazioni economiche. Ma una bella rivoluzione, no?

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    Donato maggio 11, 2016

    E dei cosiddetti lavoratori precoci, che per sbarcare il lunario hanno dovuto cominciare a lavorare dai 15 anni in sù, se non addirittura prima, (quelli prima dei 15 anni oramai mettiamoci una pietra sopra) che hanno la sola colpa di essere stati costretti dal bisogno a lavorare molto presto, svolgendo mille mestieri, anche molto gravosi, rinunciato alla propria infanzia, e che ancora oggi, dopo 40-41 anni di lavoro, si trascinano faticosamente perchè non ce la fanno più, di questi: chi se ne cura???

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    valentina maggio 11, 2016

    sono del 1987 e sto pagando i contributi universitari (3 anni) mi conviene ? grazie.

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      sasa giugno 27, 2016

      Lascia perdere

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    Di Modica Angelo maggio 12, 2016

    Sono d’accordo che lavorare a 63 anni é pesante e difficile,senza contare che non si dà lavoro ai giovani.C’é stata gente,nel passato che andava in pensione a 53 anni o prima.Il governo deve trovare una soluzione,d’accordo con i sindacati,a questo problema.Non so puô lavorare per imposizione.

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    Roberto maggio 15, 2016

    E’ una bufolata enorme per non dire…. ma chi credete di prendere in giro. Secondo Voi chi andrebbe in pensione in anticipo dovrebbe avere un prestito da restituire quando?????? andrà in pensione. E’ come chiedere un prestito sui contributi versati all’INPS che ne ha già fatto profitti per poi farne ancora. Andate a prendere in giro altrove. Per noi lavoratori da oltre 40 anni si discute come prenderci per i fondelli mentre a Voi signori del Governo, con una sola presenza in parlamento vi portate a vita una pensione di 3000 euro. Discutete di cose serie e calcolatevi la pensione in base agli anni che state al Governo, invece impoverire altre persone. Spero che qualcuno un giorno capisca la presa in giro. Pensione anticipata per chi ha 63 anni, contate meglio perché chi è nato nel 1951 o 1952 ha già superato i 63 anni e se voi siete quelli che devono fare la riforma,?.

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    Gianni maggio 15, 2016

    Col nuovo metodo pensionistico contributivo, si potrebbe fare una legge che da 63 anni in poi, chiunque possa andare in pensione, e una volta calcolata una stima nazionale di vita, calcolare quanta pensione ogni persona puo’ prendere al mese, in base al nuovo metodo contributivo, poi spettera’ al pensionato decidere se andare in pensione a 63 anni, oppure piu’ avanti. Non si puo’ portare le pensioni a 70 anni o piu’, sopratutto nei lavori usuranti o pesanti del operaio, sperando che questo tiri le cuoia prima o subito dopo la pensione. Non siamo mica dei robot.

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    Sandro Perucca agosto 08, 2016

    Magari sarebbe più giusto anticipare di 1 2 o 3 anni la liquidazione senza dover chiedere un prestito da restituire in 20 anni (cioè fino a 87 anni).

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    Livia Lucia Sgro agosto 26, 2016

    Io devo dire però che nonostante legga…legga…ancora non ho completamente capito come funzionerà! Aspettiamo che ci chiariscano le effettive condizioni. In ogni caso sono veramente fuori di me! Ancora che ci penalizzano! Una vera vergogna! Soltanto i loro diritti …chiamiamoli così son intoccabili. Tutto sempre grava sui lavoratori dipendenti e pensionati senza scrupoli e senza vergogna.
    FANNO SCHIFO!!!!!!!!!!

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    paola settembre 04, 2016

    vorrei capire io ho 62 anni ( nata il 07/06/1954)e 40 anni di contributi dovrei andare in pensione il 22/06/2018 perche devo fare 41anni e 10 mesi con la fornero.Ora con l’Ape dovrei andare in pensione con la vecchiaia a 66 anni e 7 mesi anzi 67anni 3mesi (anno 2021) altrimenti devo chiedere un mutuo per i 3 anni di anticipo.Non sarebbero più sufficenti 41anni e 10mesi .Chiedo cortesemente un vs chiarimento

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    nicola settembre 13, 2016

    Coloro che ci che propinano queste pseudo riforme, ci prendono in giro? :”Secondo quanto annunciato dal premier, la possibilità di uscita a 63 anni varrebbe soltanto per i nati tra il 1951 e il 1953.” Ma come è possibile? Nel 2017, anno in cui dovrebbe partire, chi è nato nel 1951 ha già 66 anni, perchè mai dovrebbe interessargli visto che oramai sarà prossimo alla pensione? Chi è nato nel 1952 dovrà aspettare ancora 1 anno e quindi potrebbe optare per aspettare, e chi è nato nel 1953 avrà ancora 2 anni e forse potrebbe anche optare per anticipare. “E’ volto a modificare i requisiti di uscita dal lavoro fino a tre anni rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e sette mesi,” Coloro che sono nati dal 1951 al 1953 non debbono aspettare 3 anni per andare in pensioni, ci possono andare molto prima. Quindi, quei 3 anni a chi è rivolto?

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    Russo ottobre 21, 2016

    Sono un’insegnante della scuola dell’infanzia. Ho circa 34 anni di servizio,pero’ per varie patologie gravi ho un’invalidità del 100% permanente. Vorrei sapere se vado adesso in pensione vado incontro alla penalizzazione dello stipendio?Oppure ci sarebbe un privilegio riguardando lo stato di salute che ormai non mi permette pienamente lo svolgimento delle mansioni . Aspetto una risposta pienamente positiva. Ringrazio e saluto

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    Aldo giugno 11, 2017

    Credo che con questa discutibile aspettativa di vita, che non corrisponde in nessun modo al vero, come già anticipato nei giorni scorsi sul web, ci porteranno ad andare in pensione a 70 anni. Viene da chiedersi, in quali condizioni, di mente e di fisico una persona potrà recarsi al lavoro da anziano? Non sarebbe opportuno, con milioni di giovani senza lavoro, lasciargli il posto facendo una riduzione progressiva dei giorni di lavoro all’anziano che lavora, ed affiancare progressivamente le nuove leve al mondo del lavoro? Forse, chi ci governa ed approva le leggi, prende esempio da se stessi, che senza stress, fatiche fisiche, e schiere di dottori, arrivano ad età super avanzate, e con pensioni da favola! Per noi comuni, si potrebbe coniare uno slogan: dal lavoro al cimitero.

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