Aumento età pensionabile: a 67 anni con assegni più bassi

Dal 2019 serviranno cinque mesi di lavoro in più per poter andare in pensione. Oltre all’aumento dell’età pensionabile, ci sarà anche una riduzione degli assegni del 5%.

età pensionabile

L’aumento dell’aspettativa di vita fa scattare l’aumento dell’età pensionabile. Vuol dire che chi aveva in programma di andare in pensione dopo il 2019 dovrà rimanere a lavoro per almeno cinque mesi in più.

Ma questa non è la sola brutta notizia per i futuri pensionati: verranno ritoccati al ribasso anche i coefficienti usati per calcolare l’importo degli assegni. In pratica, si andrà in pensione dopo e si guadagnerà meno.

Aumento dell’età pensionabile dal 2019

L’aspettativa di vita è aumentata di cinque mesi. A prima vista sembrerebbe una notizia positiva, se non fosse che tutto il sistema pensionistico è legato all’andamento di questo dato. Se l’aspettativa di vita aumenta, si allunga di pari passo anche il periodo di lavoro.

L’aumento rilevato dall’ISTAT farà slittare in avanti di cinque mesi tutti i limiti di età per le pensioni, sia di vecchiaia sia anticipate, calcolate con qualunque metodo (contributivo, retributivo o misto). Il meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita scatterà a partire dal 2019. In seguito, l’età pensionabile aumenterà secondo i criteri fissati dalla Legge Fornero: 3 mesi ogni biennio fino al 2028 e due mesi ogni biennio in seguito.

Gli incrementi successivi al 2019 sono comunque teorici: per capire come cambieranno i requisiti per andare in pensione bisognerà conoscere i dati effettivi sull’aspettativa di vita. Se l’ISTAT rileverà in futuro ulteriori aumenti potranno esserci altre modifiche nei parametri richiesti per andare in pensione.

I requisiti per la pensione di vecchiaia

Dal 2019 per poter ottenere la pensione di vecchiaia bisognerà aver compiuto 67 anni. Attualmente, sono richiesti 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi per gli uomini e per le donne dipendenti pubbliche; 66 anni e 1 mese per le donne lavoratrici autonome e 66 anni e 7 mesi per le donne con un lavoro dipendente nel settore privato.

A partire dal 2019 i requisiti per poter andare in pensione saranno gli stessi per tutti: la soglia per il pensionamento si sposterà a 67 anni. In seguito, ci sarà uno scatto di 3 mesi ogni due anni fino al 2028 (quando si andrà in pensione a 68 anni) e poi uno scatto di 2 mesi ogni due anni.

Nel 2051 si andrà in pensione solo a 70 anni. La previsione fatta solo qualche mese fa dal World Economic Forum è stata rispettata: nelle economie più avanzate a metà secolo la pensione scatterà solo dopo i 70 anni e ci sarà un aumento graduale dell’età pensionabile da qui al 2050.

I requisiti per la pensione anticipata

Cambieranno anche i requisiti richiesti per la pensione anticipata. Ora gli uomini possono andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi versati, mentre per le donne è previsto un anno in meno.

Applicando l’aumento di cinque mesi nell’aspettativa di vita, nel biennio 2019-2020 sarà necessario aver maturato 43 anni e 3 mesi di contributi (42 anni e 3 mesi per le donne). A quel punto, nei bienni successivi si aggiungeranno gli aumenti previsti dalla Legge Fornero: un aumento di 3 mesi ogni 2 anni fino al 2028 e un aumento di 2 mesi ogni 2 anni per i periodi successivi.

I requisiti per la pensione con il sistema contributivo

Dal 2019 verranno adeguati anche i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia o anticipata calcolata secondo il sistema contributivo. I lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi solo dopo il 1996 possono ottenere:

  • la pensione anticipata, se hanno maturato 20 anni di anzianità contributiva e una pensione pari almeno a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale;
  • la pensione di vecchiaia, con almeno 5 anni di contributi versati.

Il requisito di età per la pensione anticipata contributiva fino al 2018 è di 63 anni e 7 mesi. Con l’aggiunta dei 5 mesi legati all’aumento dell’aspettativa di vita si arriva a 64 anni dal 2019, con il successivo aumento di 3 mesi ogni 2 anni fino al 2028 e di 2 mesi ogni biennio in seguito.

Il requisito di età per la pensione di vecchiaia contributiva, invece, è di 70 anni e 7 mesi fino al 2018. Dal 2019 si passa a 71 anni e poi a 71 anni e 3 mesi nel 2021, con aumenti graduali di 3 mesi ogni 2 anni fino al 2028. Dal 2029 l’aumento dell’età pensionistica è di 2 mesi ogni 2 anni.

Aumento età pensionabile: a 67 anni con assegni più bassiAumento età pensionabile: a 67 anni con assegni più bassi http://bit.ly/2wnOX8I via @6sicuro

I requisiti per l’accesso all’APE

Non sono solo le pensioni di vecchiaia e le pensioni anticipate che saranno adeguate all’andamento dell’aspettativa di vita, anche i requisiti di accesso all’anticipo pensionistico saranno adeguati di conseguenza.

L’APE continuerà a poter essere richiesto per anticipare la pensione fino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, da parte di chi ha almeno 63 anni e ha maturato più di 20 anni di contributi.

A seguito dell’aumento di cinque mesi dell’età pensionabile, si potrà richiedere l’APE a 63 anni fino al 2018 e a 63 anni e 5 mesi dal 2019. In seguito, bisognerà tener conto dell’aumento di 3 mesi ogni biennio fino al 2028 e di 2 mesi ogni biennio dal 2029.

Calcolo pensioni: con l’adeguamento del sistema assegni più bassi del 5%

L’aumento dell’aspettativa di vita certificato dall’ISTAT non influisce solo sull’età pensionabile, facendo slittare in avanti il momento della pensione. Il dato ISTAT comporta anche una modifica dei coefficienti di trasformazione, cioè quei coefficienti che sono usati per trasformare l’insieme dei contributi versati dai lavoratori in un assegno pensionistico.

Secondo i calcoli fatti da Quotidiano.net l’aumento di cinque mesi dell’aspettativa di vita nel 2017 rispetto al 2016 si tradurrà in pensioni più basse del 4-5% per chi lascerà il lavoro a partire dal 2019. Questo significa un taglio mensile di 50 euro su una pensione di 1.000 euro. Insomma, non solo si andrà in pensione sempre più tardi, ma si incasseranno assegni sempre più bassi.

Le richieste dei sindacati

I sindacati sono contrari a un aumento così importante dell’età pensionabile e hanno richiesto al Governo di intervenire per bloccare gli aumenti. Il blocco dell’età pensionabile non è la sola richiesta fatta dai sindacati che anzi hanno fatto diverse proposte:

  • uno sconto nei contributi richiesti alle mamme, pari a un anno per ciascun figlio (fino a un massimo di tre anni);
  • l’introduzione di un’APE social dedicata alle donne;
  • la previsione di una pensione di garanzia per i giovani.

Nonostante le richieste dei sindacati, sembrano esserci poche possibilità di modifica in manovra. Il blocco dell’età pensionabile avrebbe un costo eccessivo rispetto alle risorse disponibili per la Legge di Bilancio e quindi non sarà attuato.

Anche le altre richieste dei sindacati non dovrebbero essere incluse nella manovra decisa dal Governo, ad eccezione della pensione minima di garanzia per i giovani con carriere discontinue.

Luana Galanti

Ho una laurea specialistica in Consulenza e direzione aziendale e, da sempre, un legame indissolubile con le parole scritte. Le mie due anime – quella creativa e quella pragmatica – si confondono nel mio lavoro di web writer e business writer freelance.

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6 Commenti

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    walter ottobre 01, 2017

    Immagino di essere il portatore del pensiero di tutti i futuri pensionati del mio tempo: cara Fornero noi tutti futuri pensionati che vedono il loro traguardo di riposo allontanarsi continuamente, ti auguriamo di non arrivare mai a quel sospirato traguardo ma nemmeno di continuare a fare,”lavorando” tutt’ora altri grandiosi danni. Con il tuo diabolico pensiero stai rovinando la pace di chi si vedeva già a riposo e progetti che diventano sogni irragiungibili. Come fai ad avere il coraggio di girate in mezzo alle persone e guardarle in viso?? Ci vuole un bel coraggio…..

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    Claudia ottobre 01, 2017

    Non condivido assurdo arrabbiata

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    Luca ottobre 01, 2017

    ma allora se mi danno la pensione a 70 anni e mi danno 800 euro al mese preferisco che non mi diano un bel niente mi arrangio però non voglio versare neanche più un contributo .
    lasciatemi i miei soldi in busta paga e smetto quando lo dico io.

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    Michele ottobre 01, 2017

    Non è vero non si riduce l’importo, il coefficiente si sposta ma rimane lo stesso. Siccome si versano 5 mesi in più la pensione è più alta .

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    Enzo ottobre 02, 2017

    Non si possono commentare queste “belle” notizie……

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    maria ottobre 02, 2017

    Alla nostra cara FORNERO
    Si legge da più parti che la propria figliola all’età di circa 40 anni è già in pensione. Vorrei sapere se il risanamento dei conti INPS e l’allungamento delle aspettative di vita in questo caso non influiscono, mentre quelle di un comune cittadino SI. E che dire degli insegnanti il cui compito è di FORMARE il futuro cittadino alla fresca età di 65 /67 anni giù di li ?

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