Cyberbullismo: cos’è, a chi rivolgersi e come tutelarsi

Si parla tanto di cyberbullismo: ecco cos'è, come prevenirlo, le leggi in materia e a quali organi rivolgersi in caso di violenza subita.

cyberbullismo

È stata approvata alla Camera la disposizione di legge che si spaccia per la tutela dei minori contro i fenomeni di violenza e molestie legati alla sfera del cyberbullismo, ma che cos’è di preciso questo fenomeno? Chi sono gli interessati? E cosa fa la legge per tutelare le vittime del cyberbullismo?

Negli ultimi giorni in rete si è scatenato un tam-tam di opinioni contrariate, dubbi, ed ostilità nei confronti di quella che doveva essere una legge contro il cyberbullismo e che invece è arrivata alla Camera snaturata rispetto al suo vero scopo rimanendo una proposta sterile per quel che concerne il problema sociale del cyberbullismo, ma trasformandosi in una dannosa arma contro tutti coloro che ospitano contenuti web.

Cos’è il cyberbullismo?

Per capire in cosa consiste il cyberbullismo è necessario rifarsi al suffisso del termine stesso: per definizione, il bullismo è un fenomeno che riguarda bambini o ragazzi che non hanno ancora compiuto la maggiore età, vittime dei cosiddetti “bulli” che esercitano atteggiamenti violenti di natura fisica o psicologica con costanza, quali insulti, offese o diffusione intenzionale di cattive dicerie sul malcapitato.

Si tratta di una piaga con conseguenze sociali e psicologiche che prende l’appellativo di cyberbullismo quando questo tipo di comportamenti vengono attuati ricorrendo a un mezzo elettronico, come la rete internet, e quindi siti web, forum, chat online, e-mail, social network, ma anche messaggi SMS e telefonate. Esistono due forme di cyberbullismo:

  1. Diretto, che consiste nell’invio di minacce dirette alla vittima;
  2. Indiretto, ovvero le calunnie divulgate sul conto della vittima;

A differenza degli atti di bullismo che avvengono nella realtà, purtroppo, il cyberbullismo è potenzialmente più dannoso: il cyberbullo si sente protetto dal senso di anonimato che si nasconde dietro l’uso di strumenti virtuali, e quindi in grado di lanciare pettegolezzi, diffondere materiale privato che metta in imbarazzo la vittima, rubarne l’identità online, o minacciare la vittima, senza il timore di essere scoperto e, di conseguenza, punito.

Dall’altra parte, la vittima non viene colpita soltanto frequentando precisi luoghi fisici, ma ogni qualvolta effettuerà l’accesso alla rete, oppure avrà a che fare con i moderni dispositivi che veicolano l’attacco. In Italia solo nel 2013, all’interno dell’Europe Anti-Bullying Project, il 15.9% degli studenti tra i 12 e i 18 anni ha affermato di essere stato vittima di bullismo online ed offline.

Il salto, l’evoluzione del bullismo a cyberbullismo, se non ha modificato la sostanza e la gravità delle azioni, ha di fatto amplificato il problema e i motivi sono vari:

  • il bullo (o la bulla, perché purtroppo il fenomeno sta aumentando tra le donne), può anche celarsi sotto differenti profili falsi e aperti solo per l’occasione
  • il web è aperto 24h su 24h, quindi la vittima non si sente più sicura nemmeno a casa sua
  • gli utenti commentano e condividono con superficialità senza a volte riflettere e ragionare sul danno che può fare un contenuto. Basta un semplice like per essere complici di queste situazioni.

I protagonisti di atti di bullismo agiscono in genere con dinamiche da branco: c’è un leader e un gruppo che lo sostiene. Uniti e compatti si scagliano contro la vittima designata che in genere è, una persona debole, sensibile, educata, che fatica a reagire. Il bullismo diventa cyberbullismo quando queste azioni vengono innescate online.

Cyberbullismo: un fenomeno che coinvolge anche gli adulti

Quando si parla di cyberbullismo spesso il riferimento il mondo degli adolescenti, la scuola. Non è corretta questa idea che ci siamo fatti nel tempo perché il cyberbullismo è un atteggiamento che purtroppo coinvolge con modalità differenti fasce d’età diverse. Negli adulti spesso il cyberbullismo si cela sotto presunte mentite spoglie fatte di battute, sarcasmo, ironia, di risate provocate per avere un like  o una condivisione in più. Non si misura l’importanza delle parole, non si pensa che c’è molta differenza tra il ‘ridere di’ o il ridere con’ una persona.

Ti faccio un esempio estremo che, purtroppo, proprio per come si è conclusa questa storia è diventato tristemente famoso. Un nome su tutti: Tiziana Cantone. Tiziana era una ragazza che ha commesso con grande leggerezza un errore: quello di acconsentire al proprio partner di filmarla in atteggiamenti intimi durante un loro incontro. Un vero ‘lord’ l’uomo di cui lei si fidava, visto che ha pensato bene di rendere pubblico quel video.

Da quel giorno, Tiziana è stata vessata, stalkerata, perseguitata da maniaci, insultata, giudicata online e offline. Molti utenti si sono divertiti anche a creare video, parodie… Si era quindi creata una valanga inarrestabile. Tiziana ha tentato di ricostruirsi una vita  cambiando nome, facendo ricorsi, ma ormai la valanga che l’aveva investita era per lei troppo pesante. Tiziana ha deciso di togliersi la vita: il cyberbullismo ha fatto la sua ennesima vittima. Non stiamo parlando di ragazzi, ma di adulti che anche col loro semplice like si sono resi complici di questa situazione.

Le leggi sul cyberbullismo:

Il cyberbullismo, insieme a cyberstalkig, sexting, grooming, phishing è compreso nei 5 cyber crime definiti dalla Convenzione di Budapest del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica del 23.11.2001 (ratificata dall’Italia con l. n. 48/08). In Italia non esistono ancora delle normative specifiche sui cyber crime.

Anche per ciò che riguarda il cyberbullismo i riferimenti sono i nostri riferimenti giuridici: leggi amministrative, del codice civile, penale nonché sentenze legiferate ad hoc. Un primo tentativo in questo senso è stato il ‘Codice di autoregolamentazione per prevenzione e contrasto del cyberbullismo’ redatto dal MISE (Ministero per lo sviluppo economico) del 2014.

Facendo quindi una veloce carrellata sulle leggi che regolamentano le conseguenze di azioni di cyberbullismo avremo innanzitutto reati di responsabilità penale (dai 14 anni in su) che si riferiscono più in generale al bullismo, e sono :

  • percosse 581c.p.
  • lesione personale 582c.p.
  • ingiuria 594 c.p.
  • diffamazione 595 c.p.
  • violenza private 610 c.p.
  • minaccia 612 c.p.
  • danneggiamento 635 c.p.

Per ciò che riguarda le violazioni civili si ritiene che le vittime di cyberbullismo, abbiano subito un danno ingiusto (a persona o a cose) e che quindi deve essere risarcito (Art.  2043 c.c.). Esistono diversi tipi di danno:

  • danno morale: riferito allo stato d’animo e al turbamento generale (ansia, tristezza, angoscia) provocato
  • danno biologico: riferito alla salute fisica e psichica
  • danno esistenziale: riferito alla persona, alla sua esistenza, alla qualità della vita futura anche rispetto alle proprie relazioni, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine.

Le violazioni amministrative si riferiscono invece all’Art. 5 d. lgs. 196/2003 del Codice sulla privacy, che prevede un’ammenda di tipo economico.

Non stiamo quindi parlando di azioni che non hanno conseguenza: se è vero che Internet è un mare nel quale persone vili possono nascondersi facilmente, è anche vero che è misurabile e la lotta a questo fenomeno è molto serrata. Non è così raro scoprire colpevoli e punirli.

Cyberbullismo: cos'è, a chi rivolgersi e come tutelarsiCyberbullismo: cos’è, a chi rivolgersi e come tutelarsi http://bit.ly/2del988 via @6sicuro

I genitori sono responsabili delle azioni eseguite dai figli minori

Se l’autore di cyberbullismo è un minore tra 14 e i 18 anni (dopo i 14 anni la responsabilità è anche penale), le norme di riferimento saranno quelle del processo penale minorile (ex Decreto del PdR n. 448/1988); se invece l’autore non ha ancora compiuto 14 anni, non essendo imputabile (Art. 97c.p.), potranno essere applicate misure rieducative.

Quando si creano situazioni di cyberbullismo tra minori, il problema diventa molto più ampio anche perché la responsabilità ricade sui genitori e sugli insegnanti, elemento che purtroppo si considera sempre dopo l’accadimento dei fatti e mai prima. I genitori, infatti, hanno il dovere di educare e di vigilare sui propri figli (concetto che è alla base della responsabilità civile degli stessi per atti illeciti commessi da figlio minorenne capace di intendere e volere).

Nemmeno l’affidamento dei minori agli insegnanti esclude la loro responsabilità per l’illecito commesso dai figli. L’Art. 2048 comma 1 c.c. dice: “il padre e la madre o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipate o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi”. L’affidamento a terzi li solleva solo dalla presunta ‘culpa vigilando’. Gli insegnanti, a scuola, d’altro canto hanno il dovere di vigilare ed educare i ragazzi: in caso di colpa sono direttamente loro i responsabili, ma è la scuola a risarcire i danni (che poi potrà avvalersi sull’insegnante).

Il fenomeno del cyberbullismo è qualcosa di davvero profondo, coinvolge le persone nel loro intimo, nei loro equilibri psicologico, nelle loro vite e se è vero che esistono leggi che puniscono, è anche vero che le conseguenze psicologiche di chi è vittima, spesso si protraggono nel tempo.

Sei vittima di Cyberbullismo? Cosa fare e a chi rivolgersi

Uno dei risvolti più tristi del cyberbullismo è che le vittime si sentono in colpa, hanno timore di denunciare, si sentono sole e tendono a chiudersi in se stesse. Prima che avvenga questo è importante agire, essere attenti sia se si ha a che fare con ragazzi, se si è genitori, ma anche tra adulti.

Se pensi di essere vittima di cyberbullismo o di percepire che qualcuno che conosci lo è, agisci subito: parlane con qualcuno. Se hai vergogna, rivolgiti a psicologi, associazioni: ne stanno nascendo moltissime e accolgono appelli e richieste di aiuto in modo anonimo e gratuito. Per essere davvero efficace, ma soprattutto per tutelare la tua sicurezza, ecco come ti consiglio di agire:

  • Segnala post e contenuti inappropriati alla piattaforma social: l’anonimato è garantito;
  • Se questo non basta, segnala alla Polizia di Stato, o alla Polizia Postale pagine, gruppi, persone che ti infastidiscono;
  • Se credi di essere in pericolo reale contatta subito le forze dell’ordine. In molte regioni è già attivo il numero unico 112 che ti permette di fare solo quel numero per ogni necessità;
  • Impara a usare anche tu gli screenshot (foto dello schermo, sia da PC che da smartphone) per tutelarti. Avrai un archivio storico che ti permetterà di avere traccia di contenuti che nel tempo potrebbero essere cancellati;
  • Usa la tua sensibilità: se noti atteggiamenti e comportamenti online e offline strani nelle persone che conosci, cerca di capire cosa non va. Il web è relazione!

Non puoi vivere l’ambiente social senza avere sempre sotto controllo le pagine e i siti gestiti da persone che lavorano quotidianamente per tutelare le nostre identità digitali. Ecco l’elenco di quelli principali, attraverso i quali potrai anche denunciare contenuti e azioni violente.

  • il sito o la pagina Facebook della Polizia di Stato;
  • il sito della Polizia postale e delle comunicazioni;
  • pagina Facebook della Polizia di StatoUna vita da Socialdedicata in modo più specifico ai social network;
  • la pagina Facebook ‘Agente Lisa’: sempre gestita dalla Polizia Postale. L’agente Lisa è un avatar che personifica l’agente di Polizia che aiuta e dà consigli sul corretto comportamento online.

Anche su Facebook, ad esempio, è disponibile un intero portale dedicato ai genitori (lo sapevi?) che spiega molto bene molti fenomeni e suggerisce come agire attraverso quattro aree:

  • centro sicurezza
  • la piattaforma di prevenzione contro il bullismo (che era già attiva ma come sezione a parte)
  • portale per genitori con consigli di esperti
  • centro assistenza.

Per prevenire e agire efficacemente contro il cyberbullismo e, più in generale contro i cyber crime, è fondamentale la formazione personale unita certamente a un’educazione civile digitale, a una social education che non può più essere sottintesa: e questa non la insegna nessuno, dovrai essere se tu stesso ad informarti, perché è di tuo interesse.

Il cyberbullismo è un fenomeno che si può e deve essere contenuto, ma per farlo è necessaria una marcia in più: un interesse al bene comune, all’essere umano, allo sviluppo di buone relazioni che esistono e sono possibili solo grazie a un uso corretto dei social network.

Rosa Giuffrè

Esperta in comunicazione digitale e dinamiche di comunicazione sui social network, web writer e ambasciatrice della cultura digitale per le piccole e medie imprese. Autrice di ‘Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale’. Collabora con scuole, istituti di formazione in tutta Italia. Offre consigli e crea percorsi di formazione personalizzati per professionisti, manager e aziende che vogliono usare il web e i social network per promuoversi e raggiungere i propri obiettivi di business.

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