Redditometro illegittimo: lo afferma la CTP di Catania

Redditometro illegittimo secondo la Commissione tributaria provinciale di Catania. I giudici ravvisano un difetto di delega nei provvedimenti attuativi e una violazione delle privacy dei contribuenti.

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Redditometro illegittimo: manca la delega del Parlamento

Il redditometro, lo strumento di lotta all’evasione in dotazione al Fisco che individua gli scostamenti tra quanto dichiarato e spese sostenute, sarebbe illegittimo. Ad affermarlo una recente sentenza della Commissione tributaria provinciale (CTP) di Catania.

Il redditometro, secondo i giudici, viene applicato seguendo regolamenti definiti tramite decreti attuativi che sarebbero nulli per difetto di delega parlamentare. I decreti attuativi di una legge dello Stato, infatti, devono essere oggetto di espressa delega da parte del parlamento, delega che non sarebbe mai arrivata per quelli riguardanti la legge che regola il redditometro.

Redditometro illegittimo: privacy e discriminazione

Ma non finisce qui. La CTP di Catania solleva nuovamente le questioni da tempo dibattute in merito all’invasione delle privacy del contribuente attraverso questo strumento di lotta all’evasione. Tramite il redditometro, infatti, il Fisco va ad indagare nella sfera privata dei cittadini per individuarne spese e stili di vita incongruenti rispetto ai redditi dichiarati.

Altro punto controverso, secondo i giudici, il riferimento alle spese del nucleo famigliare quando la norma parla invece di singolo contribuente. Sulla prova contraria a cui è tenuto il contribuente, la sentenza inoltre dichiara:

“risulta impossibile fornire la prova di aver speso di meno di quanto risultante dalle medie ISTAT, e infatti non si vede come si possa provare ciò che non si è fatto, ciò che non si è comprato.”

La CTP, infine, rileva il carattere discriminatorio del redditometro poiché esso non considera il diverso potere d’acquisto dei cittadini italiani a livello territoriale. Una disparità che incide evidentemente sulle spese sostenute, che non hanno il medesimo peso sul reddito di tutti i contribuenti (si consideri anche solo l’affitto di un immobile in una grande città o in una piccola località).

Certamente il Fisco ricorrerà in appello e si potrebbe arrivare addirittura in Cassazione, se la Suprema Corte dovesse confermare questa sentenza, il redditometro subirebbe un durissimo colpo.

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Michela Calculli

Dagli studi professionali tra Milano e Torino al blog personale, passando per un'esperienza televisiva che ha segnato la svolta. Tre grandi passioni: la scrittura, il fisco, la semplicità. Sempre in equilibrio tra famiglia e professione tra comunicazione e aggiornamento fiscale.

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1 Commento

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    Barbex agosto 10, 2016

    qui con leggi e leggine ti strangolano, non puoi usare neanche i tuoi risparmi che subito il fisco ci mette il naso. Ma chi evadeva prima evade anche ora, solo lo fa con più accortezza. Non credo proprio che uno che evadi le tasse metta i soldi in banca e quindi non sarà mai scoperto. Inoltre è uno strumento perverso che non tiene conto di nessuna differenza fra il territorio. E’ logico che a Venezia si vada a piedi e che si consumino 5 paia di scarpe all’anno, mentre per uno che vive a Milano è logico che abbia l’ abbonamento al tram od alla metropolitana. Se poi andiamo a Palermo sarà logico che si consumi 1/4 di gas da riscaldamento rispetto a Bolzano e così via…Quindi è solo un modo per ficcare il naso e le mani nelle tasche dei cittadini.

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