Aumento IVA: è soltanto un rinvio al 2018

Già da qualche anno, incombe sulle teste degli italiani un nuovo aumento IVA. La Legge di Bilancio 2017 non annulla questa possibilità, la rinvia all'anno successivo.

aumento iva

Aumento IVA: questioni di copertura

L’aliquota IVA ordinaria potrebbe davvero passare dal 22 al 23%. L’idea del Governo è quella di utilizzare l’incremento dell’IVA per finanziare il taglio alle tasse sul lavoro, promesso qualche giorno fa dal Premier Gentiloni nel corso di un’intervista in diretta televisiva.

Secondo i tecnici ministeriali al lavoro, infatti, il taglio del cosiddetto cuneo fiscale (in sostanza la differenza tra stipendi lordi e stipendi netti) per i soli neo assunti e considerando una forchetta tra il 3 ed il 5%, potrebbe arrivare a costare allo Stato circa 1,5 miliardi di euro.

Bisogna dunque reperire le risorse necessarie per la copertura di questa operazione e l’aumento IVA è una di queste. Ipotesi peraltro considerata favorevolmente dall’Unione Europea, che da tempo ci chiede di riequilibrare meglio il carico fiscale facendo calare il peso delle imposte dirette (come ad esempio l’IRPEF) ed incrementando quelle indirette (come appunto l’IVA).

I pareri negativi di Cgia e Codacons

Alla notizia del possibile ritocco al rialzo dell’aliquota IVA ordinaria, si sono subito levate le voci di protesta. Fra tutte segnaliamo la netta presa di posizione delle Cgia di Mestre prima e del Codacons poi. La Cgia, associazione artigiani, si dice assolutamente contraria:

“Questa operazione non sarebbe a somma zero. Se a seguito di un eventuale calo del costo del lavoro i vantaggi economici ricadrebbero su imprese e/o dipendenti, l’aumento dell’IVA invece lo pagherebbero tutti. Specie i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che, invece, dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero,almeno direttamente,di alcun vantaggio.”

Sul tema interviene anche il Codacons, associazione dei consumatori:

“Nel nostro paese l’IVA ha già subito di recente due incrementi, con effetti disastrosi per le tasche delle famiglie e per i consumi. Il rialzo dal 20 al 21% nel settembre 2011 con un aggravio medio di spesa pari a +290 euro annui a famiglia; dal 21 al 22% nel 2013 con maggiore spesa pari a +209 euro a famiglia su base annua, per una stangata media da +499 euro annui a famiglia solo di costi diretti. Il gettito per le casse dello Stato è risultato tuttavia inferiore alle aspettative, perché i consumatori hanno reagito al rincaro dei prezzi riducendo la spesa.”

Aumento IVA: perché è previsto?

L’aumento delle aliquote IVA è una vecchia promessa di qualche anno fa, che vincola il Governo italiano con l’Unione Europea. Una clausola molto discussa e inclusa nella Legge di Stabilità 2015, che prometteva un aumento graduale nel triennio successivo:

  • 24% e 12% nel 2016;
  • 25% e 13% nel 2017;
  • 25,5% nel 2018.

Questi aumenti sono legati di anno in anno al raggiungimento di determinati obiettivi del Governo in termini di riduzione della spesa, la cosiddetta spending review, o di incremento del gettito, in particolare attraverso la lotta all’evasione. Ad esempio nel 2016 l’aumento IVA era legato a doppio filo al meccanismo della voluntary disclosure per il rientro dei capitali portati illegalmente all’estero.

Nel 2016 gli obiettivi sono stati raggiunti e il pericolo di aumento è stato scongiurato, ma fino al 2018 l’aumento continua ad incombere su tasche e consumi degli italiani.

 Aumento IVA: è soltanto un rinvio al 2018 Aumento IVA: è soltanto un rinvio al 2018 http://bit.ly/2g2fwMr via @6sicuro

Aumento IVA: il rinvio

Anche nel 2017 però, non vi sarà il tanto temuto aumento. Il provvedimento di sospensione è inserito nella Legge di Bilancio 2017, che ha inoltre abrogato l’aumento delle accise previsto per il 2017. Come negli anni precedenti, si tratterà di uno “scambio” di voci di bilancio: non si aumenta l’IVA ma occorre recuperare gettito o ridurre la spesa pubblica per ottenere il medesimo obiettivo dal punto di vista finanziario, con un fabbisogno che si aggira intorno a 15 miliardi di euro.

Questo rinvio però potrebbe aggravare la situazione nel 2018 e trascinare gli aumenti fino al 2019. A tutto questo si aggiunge l’incertezza del quadro macroeconomico legata ai numerosi eventi elettorali che si stanno susseguendo in questo finale di 2016.
Un rinvio, insomma, che non consente di tirare un sospiro di sollievo soprattutto per quanto riguarda i consumatori finali (coloro cioè che restano colpiti dall’IVA in quanto non possono detrarre alcunché) e gli operatori del commercio al dettaglio.

Michela Calculli

Dagli studi professionali tra Milano e Torino al blog personale, passando per un'esperienza televisiva che ha segnato la svolta. Tre grandi passioni: la scrittura, il fisco, la semplicità. Sempre in equilibrio tra famiglia e professione tra comunicazione e aggiornamento fiscale.

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