Prestiti tra privati: cosa sono e come funzionano

I prestiti tra privati, anche noti come social lending o peer to peer lending, sono prestiti richiesti ed erogati da soggetti privati. Come ottenerli??

prestiti tra privati

Nei prestiti tra privati chi ha bisogno di un finanziamento non ricorre al sistema bancario o a società finanziarie, ma utilizza il denaro offerto da altri cittadini. Negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia il social lending, nel quale a garantire l’incontro tra domanda e offerta di finanziamenti e a regolamentare gli scambi è un intermediario autorizzato dalla Banca d’Italia. Ma si parla di prestiti tra privati anche quando le persone si prestano denaro senza la presenza di un intermediario.

Social lending: a chi rivolgersi?

I prestiti tra privati conclusi con la collaborazione di un intermediario autorizzato sono anche indicati con le espressioni inglesi social lending, peer to peer lending o p2p lending. Questa forma di finanziamento è nata proprio nel mercato anglosassone nel 2005 ed è arrivata in Italia nel 2007.

Attualmente sono tre gli operatori autorizzati a operare in Italia: Prestiamoci, Smartika e Soisy. Oltre che per l’importo massimo finanziabile – che va dagli 8.000 euro di Soisy ai 25.000 euro di Prestiamoci – gli intermediari si differenziano per il sistema con cui sono gestiti i prestiti tra privati e per i requisiti richiesti per l’iscrizione.

Prestiti tra privati online: un’opportunità per dipendenti e autonomi

Le società di social lending sono intermediari che operano su internet: per questo motivo i prestiti tra privati possono essere fatti rientrare nell’ambito dei prestiti on line e costituiscono un’alternativa ai classici prestiti personali e ai prestiti senza busta paga: oltre che ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, infatti, sono indirizzati anche gli autonomi che non hanno un reddito stabile.

Prestiamoci permette di richiedere prestiti a lavoratori dipendenti con almeno 6 mesi di anzianità e ad autonomi in attività da almeno 24 mesi, mentre Smartika offre prestiti tra privati ad autonomi, pensionati e dipendenti anche con un contratto a tempo determinato e precario. I requisiti richiesti da Soisy per poter accedere alla piattaforma di prestiti tra privati sono il possesso di un reddito regolare e dimostrabile, non aver subito protesti, essere residente in Italia da almeno 3 anni ed essere titolare di un conto corrente.

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Prestiti tra privati per disoccupati: esistono?

Le piattaforme autorizzate a concedere prestiti tra privati richiedono delle garanzie reddituali o patrimoniali a chi richiede un finanziamento. Per questo motivo limitano l’accesso al credito a chi ha un contratto di lavoro dipendente, è autonomo o pensionato.

Non esiste quindi la possibilità di richiedere prestiti tra privati per disoccupati, a meno che non si abbia la possibilità di ottenere un prestito direttamente da un altro privato, senza l’intervento di un intermediario.

Prestiti tra privati sicuri e convenienti

I prestiti tra privati sono sicuri e convenienti, sia per chi chiede in prestito il denaro sia per chi lo offre. Sono sicuri innanzitutto perché la società che permette l’incontro tra domanda e offerta è soggetta all’autorizzazione e alla supervisione dalla Banca d’Italia e sono convenienti perché, grazie a una struttura più semplice rispetto a quella di una banca, gli intermediari hanno minori costi di gestione.

Gli intermediari autorizzati a gestire i prestiti tra privati offrono diverse garanzie agli iscritti: innanzitutto, il rischio che i debitori non restituiscano il prestito è ridotto grazie al sistema di rating che permette di valutare la loro affidabilità. La valutazione avviene sulla base della condizione lavorativa, del reddito percepito e dalla reputazione creditizia.

Quando viene presentata una richiesta di prestito gli intermediari consultano le centrali rischi per verificare se la persona che ha richiesto il finanziamento abbia avuto problemi con il rimborso dei precedenti prestiti. Sulla base delle informazioni raccolte tramite la documentazione fornita dal richiedente e dalle banche dati sui rischi finanziari, la società che gestisce i prestiti tra privati attribuisce a ogni richiesta di prestito un punteggio. Questo punteggio indica il rischio dell’operazione ed è fondamentale affinché chi offre il denaro possa decidere se finanziare o meno la richiesta.

Chi offre il denaro ha solitamente la possibilità di scegliere personalmente quali richieste finanziare o se affidare il proprio denaro all’intermediario e lasciare a lui il compito di gestirlo. In questo secondo caso, il finanziatore e la società di prestiti tra privati stabiliscono il livello di rischio massimo accettabile e il tasso di rendimento desiderato. In base a questi parametri, l’intermediario userà il denaro per finanziare più progetti.

Questa diversificazione degli investimenti riduce il rischio di inadempimento. In pratica, il denaro messo a disposizione da chi finanzia i progetti viene suddiviso in quote di importo minimo e utilizzato per finanziare un grande numero di richieste (almeno 50 nel caso di Smartika, mentre Prestiamoci suddivide il denaro in pacchetti da 50 euro ciascuno).

I prestiti tra privati sono anche convenienti: da un lato, perché offrono tassi di interesse migliori rispetto a quelli di mercato e, dall’altro lato, perché permettono di ottenere un prestito in tempi ridotti.

Prestiti tra privati: gli interessi

La struttura delle società di social lending è molto più semplice rispetto a quella di una banca: ciò permette una gestione più fluida e minori costi. Ciò significa che:

  • chi richiede denaro può ottenere un prestito a un tasso di interesse effettivo inferiore rispetto a quello proposto da banche e finanziarie;
  • chi presta denaro può ottenere un rendimento maggiore rispetto ad altre forme di investimento, come depositi e investimenti in titoli.

Prestiti tra privati: la durata

Un altro aspetto da considerare quando si parla di prestiti tra privati è la durata. Mentre i prestiti bancari possono avere una durata che arriva fino a 10 anni, nei prestiti tra privati il periodo di rimborso è inferiore.

I prestiti ottenuti tramite Prestiamoci e Smartika devono essere rimborsati entro 48 mesi, mentre Soisy concede prestiti da rimborsare entro un massimo di 60 mesi.

Prestito tra privati non pagato: che succede?

E se chi ha richiesto il prestito non paga che succede? Come avviene per i prestiti richiesti a banche o società finanziarie, in caso di mancato rimborso del denaro le società che gestiscono i prestiti tra privati attivano le procedure di recupero crediti.

Soisy offre ai propri iscritti una tutela in più: il servizio di Garanzia di rendimento. Il servizio prevede la costituzione di un “salvadanaio” che rende possibile il rimborso della rata garantita dal contratto anche nell’eventualità in cui la persona che ha ottenuto il prestito non provveda al pagamento. In questo modo, a fronte di una piccola rinuncia nel rendimento, chi presta il proprio denaro può non preoccuparsi in caso di inadempimento del debitore. Questa garanzia è attivata in automatico per i prestiti di importo inferiore a 1.000 euro, mentre è opzionale per i prestiti tra privati che superano questa cifra.

Gli iscritti alle piattaforme di prestiti tra privati possono anche decidere di sottoscrivere una polizza assicurativa per tutelare il proprio credito e gli intermediari garantiscono l’adozione di sistemi di prevenzione di frodi e truffe. In più, i dati personali degli iscritti sono protetti e riservati, in modo da garantire riservatezza e sicurezza delle informazioni fornite alle società.

Prestiti tra privati italiani

I prestiti tra privati avvengono tra italiani: Prestiamoci riserva la possibilità di iscrizione ai soli cittadini italiani, mentre Smartika e Soisy richiedono la residenza in Italia.

Dopo essersi registrati online al servizio, è necessario inviare alla società la documentazione richiesta e il contratto firmato. Quando viene erogato, il prestito è accreditato sul conto corrente del richiedente.

Rimborsare un prestito tra privati: tempi e modo

Il rimborso del prestito tra privati avviene mensilmente, attraverso l’addebito diretto in conto corrente delle rate, di importo costante e comprensive di una quota di capitale e di una quota di interessi.

Le società di prestiti tra privati prestano particolare attenzione alla sostenibilità delle rate e, prima di concedere il finanziamento, verificano che l’impegno finanziario non superi una quota pari a circa il 35% del reddito lordo.

 Prestiti tra privati: cosa sono e come funzionano Prestiti tra privati: cosa sono e come funzionano http://bit.ly/1R0taa9 via @6sicuro

Prestiti tra privati senza spese: quali sono?

Quando si parla di prestiti tra privati senza spese si fa comunemente riferimento ai prestiti che avvengono tra amici, familiari e conoscenti. Sono prestiti regolati tramite il semplice accordo tra le parti e non prevedono il pagamento di spese di incasso rata o di commissioni a vantaggio di chi presta il denaro. Oltre alle imposte di registro richieste dalla legge, le uniche voci di spesa sono gli interessi eventualmente pattuiti.

La presenza di spese fisse è un aspetto importante che distingue i prestiti tra privati regolamentati da un intermediario autorizzato e i prestiti tra privati conclusi direttamente dalle parti. Nel primo caso le commissioni, a carico di chi investe il proprio denaro e di chi lo richiede in prestito, rappresentano la remunerazione richiesta dall’intermediario per il servizio offerto e il loro livello dipende essenzialmente dall’importo finanziato.

Come formalizzare un prestito tra privati

Quando si conclude un accordo per prestare denaro a un amico, a un familiare o a un conoscente è importante formalizzare il prestito tra privati, ricorrendo a una scrittura privata. Anche se non è obbligatorio, è bene formalizzare l’accordo: avere un documento redatto in forma scritta tutela infatti entrambe le parti e mette nero su bianco le condizioni che regolano il prestito.

Stipulare una scrittura privata che testimonia l’esistenza di un contratto permette di tutelarsi anche nei confronti dell’Agenzia delle Entrate che potrebbe avere sospetti di fronte ai movimenti di denaro che transitano sui conti corrente di chi ha fatto il prestito e di chi lo sta rimborsando. Il contratto in forma scritta costituisce una prova che potrà essere presentata in caso di richieste di chiarimenti da parte del Fisco.

Nella scrittura privata dovranno essere indicati:

  • i dati anagrafici di chi presta il denaro e di chi lo riceve;
  • l’importo prestato;
  • la data nella quale viene stipulato il contratto;
  • la durata del prestito;
  • la modalità di rimborso.

Nel documento dovrà anche essere aggiunta la dicitura “contratto di mutuo redatto secondo le norme di cui all’art. 1813 cc e seguenti”, dovranno essere specificate le eventuali garanzie scelte dalle parti (fideiussione da parte di un garante o ipoteca) e l’eventuale finalità per la quale è stato concesso il prestito (acquisto di un’auto, sostenimento di spese mediche, ecc.).

Il contratto di finanziamento deve specificare inoltre se si tratta di un prestito infruttifero, cioè se il creditore non richiede interessi o se è fruttifero e, in questo caso, deve essere indicato il tasso di interesse richiesto (che, in ogni caso, deve essere inferiore al livello dei tassi usurai del periodo).

È altrettanto importante che sul contratto venga apposta una data certa, cioè un’attestazione che certifica la data esatta nel quale è stato creato il documento. Tra le soluzioni alle quali si può ricorrere ci sono l’invio del documento mediante raccomandata senza busta, la PEC o l’apposizione di una marca virtuale al documento in formato digitale.

Prestiti tra privati: il decreto ingiuntivo per recuperare il credito

Se il debitore non rimborsa il prestito nei tempi e nei modi indicati nella scrittura privata, il creditore può fare ricorso al giudice e ottenere un decreto ingiuntivo per recuperare il credito.

Il giudice può quindi ordinare al debitore di adempiere entro il termine di 40 giorni da quando gli viene notificato il decreto ingiuntivo. Trascorso questo termine, se il debitore non ha fatto opposizione e se non ha provveduto al rimborso del prestito, si potrà procedere all’esecuzione forzata.

Prestiti tra privati: gli aspetti fiscali

I prestiti tra privati hanno conseguenze anche sul piano fiscale, tanto per chi presta il denaro quanto per chi lo riceve in prestito.

Nel caso dei prestiti fruttiferi, il creditore deve dichiarare gli interessi incassati e indicarli in dichiarazione dei redditi. Il debitore, invece, a differenza di quanto accade nel caso dei mutui bancari, non può detrarre gli interessi passivi versati al creditore.

Un altro aspetto da considerare e che rende in linea di massima meno convenienti i prestiti tra privati rispetto ai mutui bancari è l’insieme delle imposte richieste. Mentre per i mutui bancari di durata superiore a 18 mesi è prevista una sola imposta sostitutiva pari allo 0,25% dell’importo del finanziamento, per i mutui tra privati che vengono redatti sotto forma di scrittura privata e che quindi devono essere registrati è richiesto il versamento di diverse imposte:

  • un’imposta di bollo di 16€ ogni 4 facciate del contratto;
  • un’imposta di registro pari al 3% dell’importo del prestito;
  • un’imposta di registro dello 0,5% dell’importo della garanzia che viene prestata (può trattarsi di una fideiussione o di un’ipoteca);
  • un’imposta ipotecaria pari al 2% del valore dell’ipoteca iscritta.

Prestito tra privati epistolare

Le imposte richieste dal Fisco sono dovute solo per i prestiti per i quali è previsto l’obbligo di registrazione, cioè per quelli stipulati sotto forma di scrittura privata o di contratto di finanziamento. Non è invece obbligatoria la registrazione per i prestiti tra privati in forma epistolare.

In un prestito tra privati epistolare, detto anche per corrispondenza, l’atto che disciplina il prestito viene redatto in forma scritta da una delle parti e inviato per posta all’altra parte che, dopo aver firmato il documento, lo rispedisce al mittente.

Come garantire un prestito tra privati: le cambiali

Una via alternativa a quella della scrittura privata e alle piattaforme di social lending per chi vuole garantire un prestito tra privati sono le cambiali. In questo caso è previsto un costo per l’imposta di bollo pari al 12 per mille dell’importo della cambiale.

Oltre a dare la possibilità al creditore di richiedere l’esecuzione forzata del titolo se alla scadenza il debitore non ha rimborsato quanto dovuto, scegliere le cambiali per garantire i prestiti tra privati permette alle parti di decidere se rinnovare la cambiale alla scadenza (cioè sostituire la precedente con una nuova cambiale, dello stesso importo ma con una scadenza successiva).

Luana Galanti

Ho una laurea specialistica in Consulenza e direzione aziendale e, da sempre, un legame indissolubile con le parole scritte. Le mie due anime – quella creativa e quella pragmatica – si confondono nel mio lavoro di web writer e business writer freelance.

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5 Commenti

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    Vincenza Scalisi agosto 17, 2016

    Buona sera, sono una vedova di 56 anni,
    Vorrei sapere qualcosa in più per un prestito privato.
    Grazie
    Distinti saluti

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    • Avatar
      Luana Galanti settembre 09, 2016

      Salve Vincenza, può provare a richiedere un prestito contattando le piattaforme indicate nell’articolo. Sapranno darle indicazioni su come ottenere un finanziamento, tenendo conto delle sue necessità.

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  2. Avatar
    Massimiliano agosto 21, 2016

    ho aperto da poco un’attività e ho bisogno di un prestito ho provato a chiedere un prestito tra privati mi hanno risposto solu trufatori e stranieri ma qua in italia non c’è nessuno che mi può aiutare?

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      Monica agosto 25, 2016

      Se sei riuscito, fammi sapere

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      Luana Galanti settembre 09, 2016

      Ciao Massimiliano, le piattaforme indicate nell’articolo sono autorizzate dalla Banca d’Italia a concedere prestiti tra privati. Se stai cercando un prestito di questo tipo puoi provare a richiederne uno tramite loro, in modo sicuro.

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