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In tempi di crisi tutti si domandano quale sia la strategia migliore per salvaguardare i propri risparmi e se sia saggio, in termini di convenienza e di rischio, affrontare un investimento importante.

Primo fra tutti l’acquisto di una casa, che rappresenta senza dubbio la prima voce di spesa ma anche di potenziale risparmio per milioni di famiglie italiane.

Si parla ormai da tempo di un andamento negativo del mercato immobiliare, viene quindi da domandarsi come si staranno comportando gli italiani in materia di casa ora che spirano forti venti di crisi?

E' innegabile che il settore immobiliare abbia avuto una contrazione rispetto al "boom" generato negli scorsi anni, soprattutto in termini di prezzi, post introduzione dell’euro. Se guardiamo però agli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia del Territorio sembrerebbe che la crisi del mattone sia ad una sorta di "giro di boa" con un aumento del numero complessivo delle compravendite immobiliari nel terzo trimestre 2011 del + 1,6 % rispetto allo stesso periodo 2010.

Un dato positivo quindi, che oltre ad essere in controtendenza rispetto agli ultimi quattro trimestri (tutti con pesante segno negativo) in qualche modo conferma la tendenza degli italiani a rifugiarsi nel mattone quando le cose si mettono male.

Questa tendenza, se da un lato può sorprendere, dall’altro ha una valida e condivisibile motivazione economica che sostiene la scelta fatta da molti sull’opportunità di comprare casa nonostante (o potremmo dire grazie) l’incertezza economica di questi tempi.

In primo luogo perché dopo mesi di "fermo" del mercato, in cui l’offerta di case supera abbondantemente la domanda si assiste ad un lieve calo dei prezzi. Questa "sovrabbondanza" di immobili in vendita, che si somma peraltro ad una percezione di scarsa liquidità, si traduce sempre più spesso in un opportunità per chi deve comprare che ha la possibilità di trattare maggiormente sul prezzo e di spuntare quindi sconti interessanti con un valore finale di compravendita più conveniente.

In secondo luogo perché i timori sull’andamento e la volatilità dei mercati mobiliari spingono molti risparmiatori a “proteggere” i propri risparmi, svincolandoli da titoli o altre forme di investimento a rischio di default e reinvestendoli su risorse più stabili, come appunto la casa. Una tendenza che viene confermata anche dai grandi operatori economici che sempre più spesso nelle gestioni patrimoniali indicano l’immobiliare come uno dei settori in cui investire per costruire un portafoglio anticatastrofe (magari sotto forma di fondo immobiliare).

Infine perché, alle attuali condizioni di mercato, è in alcuni casi possibile sfruttare la forbice esistente fra il costo di un mutuo, ovvero il tasso di interesse applicato dalla banca per l’acquisto della casa, ed i tassi di rendimento di alcuni fra i più diffusi strumenti di risparmio, quali i titoli di stato o i conti di deposito bancari, per conseguire un ulteriore risparmio sulle spese di acquisto.

Chi ha infatti una propria liquidità da parte può trovare più conveniente farla “fruttare” con un investimento a breve (es. conto deposito) scegliendo di pagare delle rate di mutuo inizialmente più alte. Successivamente potrà ridurle utilizzando i rendimenti maturati sulla liquidità investita, ad esempio ricorrendo ad un estinzione parziale del mutuo, ed ottenere un risparmio netto sul costo complessivo del mutuo.