Morire per un dosso: le strade italiane sono sicure?

Sicurezza strade

Capitano situazioni in cui le Istituzioni e le infrastrutture vengono meno, altre invece in cui arrecano più danni che benefici.

Il caso del giovane diciassettenne di Como morto in un incidente con lo scooter per colpa di un dosso, risale al giungo scorso ma è di questi giorni la richiesta di colpevolezza – avanzata dal pm – per il Sindaco del paese, per il comandante della polizia locale e altre tre persone collegate alla realizzazione del dosso. Secondo la Procura della Repubblica di Como il decesso del ragazzo è avvenuto per le dimensioni eccessive del dosso, che invece di rallentare la velocità del bimotore lo ha proiettato in aria funzionando come una rampa di lancio.

I dossi sono costituiti da elementi in rilievo o da ondulazioni della pavimentazione e in relazione ai limiti di velocità vigenti sul tratto di strada in cui sono applicati. Devono rispettare delle dimensioni che nel caso dei centri urbani con velocità inferiori i 30km/h non può superare i 7cm. In caso i limiti di velocità siano superiori, la dimensione del dosso deve essere ridotta.

Il dosso che ha ucciso il diciassettenne era alto 22cm molto più del doppio dell’altezza prevista dalla normativa, ridotto successivamente all’accaduto. Un vero e proprio trampolino di lancio, che ha fatto perdere il controllo del veicolo al giovane lanciandolo contro un paletto di metallo.

Oltre al Primo Cittadino, al capo dei vigili dovranno rispondere dell’accusa anche i tecnici che hanno realizzato o approvato la costruzione del dosso. La sentenza definitiva è attesa per inizio gennaio, il processo si sta svolgendo con rito abbreviato e quindi sarà prevista la riduzione a un terzo della pena, ma la richiesta del giudice di considerare il caso come “omicidio colposo” ha suscitato l’interesse di tutti.

Altro caso di comportamento che non ti aspetteresti è di inizio settimana, quando a Rovigo una donna di 85 è stata vittima di un pirata della strada. Non il solito scellerato, ma un vigile in servizio con la Fiat Panda della polizia locale. Il vigile dopo aver investito la donna, che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali rialzate, si è fermato poco dopo l’impatto ed è sceso dall’auto con il cellulare all’orecchio. Convinto di non essere stato visto da nessuno, è rimontato in macchina ed è scappato. Grazie a dei testimoni è scattata subito l’indagine, che ha portato all’arresto immediato dell’individuo. Un pirata della strada in divisa, che diventerà sicuramente un aggravante della pena.

I pericoli in città sono ovunque, ma la legge (sembra) essere dalla parte del giusto.

Francesco Del Franco

Social media specialist, community manager, consumatore di cultura audio-video-testuale. Vede la comunicazione in ogni prodotto, parola, gesto e gli piace osservare e scrivere di quelle accezioni sempre un po’ nascoste.

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