I manager non rispettano il decreto Salva-Italia

Manager e decreto Salva Italia

Il decreto legge n.201 del 6 dicembre 2011 avrebbe dovuto risollevare, già dal nome, le sorti del nostro Paese. Il decreto “salva Italia” ha apportato delle rettifiche su cinque punti fondamentali: Previdenza, Immobili, Tasse, Crescita e Liberalizzazioni, Lusso. Uno scossone volto alla crescita economica del paese, ma soprattutto alla tutela dei cittadini. Ma proprio di tutti i cittadini?

Una norma che fosse capace di monitorare e “smussare” il tetto massimo di guadagno per i dirigenti delle pubbliche amministrazioni, fissando il limite a 294 mila euro lordi comprese le consulenze e/o altri incarichi.

Un punto che ha generato non poche critiche all’interno del settore manageriale della pubblica amministrazioni, sostenendo che in questo modo non si sarebbe garantita una giusta remunerazione alle responsabilità coperte da alcune personalità (vedi Capo della Polizia, Presidente della Corte d’appello, etc.). Lamentele che non sono state accolte, ma che dopo nove mesi di attuazione qualcuno cerca di raggirare.

Un monitoraggio condotto dal ministro per il Programma (Piero Giarda), mostra come siano pervenute dalle amministrazioni interessate solo 37 domande di check up su 80 e 18 di queste riportano uno “sforamento” del tetto massimo previsto dal decreto. Sforamenti che vanno, come ammesso dal ministro per la Funzione Pubblica (Filippo Patroni Griffi), dai 10 ai 100 mila euro a manager.

Un “raggiro” ragguardevole se si considera lo sforzo a cui sono stati chiamati tutti i cittadini italiani, siano essi  imprenditori/liberi professionisti che operai.

Quale sarà la reazione del governo?

Essenzialmente potrebbero accadere due cose.

  • La scura del governo cadrà sui dirigenti non rispettosi della norma, magari effettuando una tassazione maggiore sulla parte di capitale che ha superato il tetto massimo annuale. Azione legittimata anche dalla proposta della commissione degli Affari costituzionali e del Lavoro, di estendere il tetto previsto della norma a tutti i dirigenti che percepisco uno compenso dallo Stato sia direttamente che indirettamente. Un’estensione che andrebbe a coinvolgere anche i dirigenti Rai e delle società parastatali.

  • Il governo accoglierà le deroghe proposte da alcuni dirigenti aziendali, che tengono a differenziare l’operato pubblico da quello privato. Deroghe attuabili sono in casi particolari, secondo i promotori, per tutelare alcune cariche che ricoprono ruoli e responsabilità “sensibili” per lo Stato.

La risposta immediata ai risultati del monitoraggio, da parte di P. Griffi, è che il governo a tempo dell’attuazione della norma ha ritenuto inopportuno applicare deroghe particolari ma ciò non esclude una rivalutazione delle stesse.
Fiduciosi dello Stato, attendiamo un risvolto che possa equiparare gli sforzi dei cittadini italiani.

Francesco Del Franco

Social media specialist, community manager, consumatore di cultura audio-video-testuale. Vede la comunicazione in ogni prodotto, parola, gesto e gli piace osservare e scrivere di quelle accezioni sempre un po’ nascoste.

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