Contributo unificato: cos’è, il costo, la tabella e come funziona

Il contributo unificato, o meglio il "contributo unificato di iscrizione a ruolo", è una tassa relativa agli atti giudiziari e riguarda i procedimenti civili, penali ed amministrativi. Vediamo nel dettaglio cos'è, la tabella e come chiedere l'esenzione.

contributo unificato

Contributo unificato, parcelle degli avvocati, , tassazione degli atti giudiziari: ecco le voci misteriose che compaiono nel conto finale, spesso difficili da comprendere per chi non è un “addetto ai lavori”. Eppure capire a cosa servono e come quantificarle, anche in via preventiva, è possibile.

Contributo unificato: cos’è

Il contributo unificato è una tassa, introdotta il 1° marzo 2002, che è andata ad accorpare tutte le imposte che fino ad allora venivano versate per i procedimenti civili, penali ed amministrativi. Si tratta, infatti, di una tassa per le spese degli atti giudiziali. Nel dettaglio il contributo unificato sostituisce:

  • imposta di bollo;
  • tassa di iscrizione a ruolo;
  • diritti di cancelleria;
  • diritti di chiamata in causa dell’ufficiale giudiziario.

Il contributo unificato va applicato a ciascun grado di giudizio nel processo civile e si versa in base al valore della controversia prendendo come riferimento gli scaglioni identificati dalla legge.

Come detto poco fa rappresenta una partecipazione alle spese di giustizia che è obbligatorio versare. È acquistabile sotto forma di valore bollato nelle tabaccherie ed il suo importo dipende dal valore o, in alcuni casi, dal tipo di causa intrapresa.

Al di là del valore della causa, il contributo unificato aumenta mano a mano che si procede nei gradi di giudizio: una stessa procedura richiederà un contributo unificato aumentato della metà per il ricorso alla Corte d’Appello e raddoppiato per la fase davanti alla Corte di Cassazione.

In alcuni casi, poi, il contributo unificato è parametro per sanzioni: se il ricorso in appello o cassazione è giudicato totalmente infondato, inammissibile o improcedibile, chi l’ha proposto viene condannato a pagare la stessa somma già versata per il contributo unificato. Insieme al contributo unificato deve essere corrisposta anche una marca in misura fissa, attualmente pari a € 27,00.

Contributo unificato tributario

Il Dl 98/2011 ha introdotto delle modifiche alla normativa sul contributo unificato, estendendone l’applicazione anche al processo tributario. Anche in questo caso dunque non è più dovuta l’imposta di bollo.

Il contributo unificato va versato quando si deposita l’atto introduttivo del giudizio tributario presso la Commissione Tributaria competente. L’atto introduttivo del giudizio è rappresentato dal ricorso principale è anche da ogni altro atto processuale.

Come già specificato, l’importo del contributo unificato viene determinato sulla base del valore della controversia, valore che nel caso del processo tributario va rintracciato nel valore dell’atto impugnato presso il giudice tributario.

Contributo unificato: il Giudice di Pace

Il contributo unificato è ovviamente dovuto anche quando si ricorre al Giudice di Pace, come nei casi di ricorso per multe autovelox.
Le tabelle per la corretta applicazione del contributo unificato sono diverse a seconda del tipo di processo e del grado di giudizio, di seguito gli importi relativi ai procedimenti presso il Giudice di Pace nel caso in cui il valore del contenzioso sia determinabile:

  • fino a 1.100 euro -> contributo 43 euro;
  • da 1.100 a 5.200 euro -> contributo 98 euro;
  • da 5.200 a 26.000 euro -> contributo 518 euro.

Tabella contributo unificato

Ricordando che unitamente al contributo unificato deve essere corrisposta anche una marca in misura fissa (pari a 27 euro), di seguito il dettaglio delle tabelle relative al contributo unificato:

Tabella contributo unificato per il processo civile (primo grado)

  • fino a 1.100 euro, contributo 43 euro;
  • da 1.100 a 5.200 euro, contributo 98 euro;
  • da 5.200 a 26.000 euro, contributo 237 euro;
  • da 26.000 a 52.000 euro, contributo 518 euro;
  • da 52.000 a 260.000 euro, contributo 759 euro,
  • da 260.000 a 520.000 euro, contributo 1.214 euro;
  • oltre 520.000 euro, contributo 1.686 euro.

Tabella contributo unificato per il processo civile (impugnazione)

  • fino a 1.100 euro, contributo 64,50 euro;
  • da 1.100 a 5.200 euro, contributo 147 euro,
  • da 5.200 a 26.000 euro, contributo 355,50 euro;
  • da 26.000 a 52.000 euro, contributo 777 euro,
  • da 52.000 a 260.000 euro, contributo 1.138,50 euro;
  • da 260.000 a 520.000 euro, contributo 1.821 euro,
  • oltre 520.000 euro, contributo 2.529 euro.

Tabella contributo unificato per il processo civile (Cassazione)

  • fino a 1.100 euro, contributo 86 euro;
  • da 1.100 a 5.200 euro, contributo 196 euro;
  • da 5.200 a 26.000 euro, contributo 474 euro;
  • da 26.000 a 52.000 euro, contributo 1.036 euro;
  • da 52.000 a 260.000 euro, contributo 1.518 euro;
  • da 260.000 a 520.000 euro, contributo 2.428 euro;
  • oltre 520.000 euro, contributo 3.372 euro.

NB: nel processo civile ordinario il contributo unificato opposizione decreto ingiuntivo è ridotto del 50%.

Tabella contributo unificato per il processo tributario (Commissione tributaria provinciale e regionale)

  • fino a 2.582,28 euro, contributo 30 euro;
  • da 2.582,28 a 5.000 euro, contributo 60 euro;
  • da 5.000 a 25.000 euro, contributo 120 euro;
  • da 25.000 a 75.000 euro, contributo 250 euro;
  • da 75.000 a 200.000 euro, contributo 500 euro;
  • oltre 200.000 euro, contributo 1.500 euro.

Tabella contributo unificato per i ricorsi amministrativi (primo grado)

  • fino a 200.000 euro, contributo 2.000 euro;
  • da 200.000 a 1.000.000 euro, contributo 4.000 euro;
  • oltre 1.000.000 euro, contributo 6.000 euro.

Tabella contributo unificato per i ricorsi amministrativi (impugnazione)

  • fino a 200.000 euro, contributo 3.000 euro;
  • da 200.000 a 1.000.000 euro, contributo 6.000 euro;
  • oltre 1.000.000 euro, contributo 9.000 euro.

Tabella contributo unificato per i ricorsi amministrativi (Cassazione)

  • fino a 200.000 euro, contributo 4.000 euro;
  • da 200.000 a 1.000.000 euro, contributo 8.000 euro;
  • oltre 1.000.000 euro, contributo 12.000 euro.

Esistono altresì alcuni procedimenti speciali o appositamente individuati dalla legge, per i quali il contributo unificato non è collegato al valore della causa, ma è stabilito in misura fissa o ricavato per dimezzamento di quanto sarebbe dovuto in una causa ordinaria dello stesso valore. Al di fuori delle tabelle riportate rimangono anche i casi di cause dal valore indeterminabile e le cause in cui l’avvocato non indichi nell’atto il valore del procedimento che va a proporre.

Esenzione contributo unificato lavoro

È opportuno precisare che esiste un’importante esenzione dal contributo unificato. Nei ricorsi in materia di lavoro e previdenza, è prevista un’esenzione totale per chi non supera il limite reddituale stabilito per legge di 34.107,72 euro.

I compensi professionali degli avvocati

In un passato piuttosto recente il costo dell’attività di un legale, iscritto all’Albo e pertanto in grado di rappresentare i propri clienti davanti ad un giudice, era dettagliato nelle così dette tariffe forensi, la cui applicazione era obbligatoria. In tali tabelle ad ogni singola attività era ricondotto un compenso.

Oggi queste tabelle non esistono più, così come non esiste più l’obbligo di applicare uno specifico costo, la cui determinazione è lasciata, in linea di massima, all’accordo tra l’avvocato e il proprio cliente. Tuttavia, qualora questo accordo non sia stato raggiunto prima dell’esecuzione dell’incarico o qualora la valutazione delle spese legali sia rimessa al giudice, si applicano le tabelle dei parametri forensi. Introdotte con il decreto ministeriale n. 55 del 10.03.2014, queste tabelle individuano il compenso medio per ogni tipo di prestazione professionale.

Le tabelle, ripartite in base all’autorità davanti a cui si svolge la causa, sono così suddivise:

  • Tabella 1 – Giudice di Pace: si applica ai giudizi che sono di competenza di questo ufficio. Il quale, contrariamente a quanto può far pensare il nome, non svolge oggi le funzioni di rasserenante mediatore;
  • Tabella 2 – Giudizi ordinari e sommari di cognizione innanzi al Tribunale: si applica alle cause ordinarie o a quelle abbreviate (definite sommarie di cognizione) di competenza del tribunale;
  • Tabella 3 – Cause di lavoro;
  • Tabella 4 – Cause di previdenza;
  • Tabella 5 – Procedimenti per convalida locatizia: si applicano alle cause di sfratto e di altre questioni riguardanti le locazioni di immobili;
  • Tabella 6 – Atto di precetto;
  • Tabella 7 – Procedimenti di volontaria giurisdizione: si applicano ad una categoria particolare di procedimenti, tra i quali rientra, ad esempio, il giudizio per nomina di amministratore di sostegno;
  • Tabella 8 – Procedimenti monitori: si applica all’attività svolta per ottenere un decreto ingiuntivo;
  • Tabella 9 – Procedimenti di istruzione preventiva: si applica a cause volte ad accertare situazioni urgenti e precedenti la causa vera propria;
  • Tabella 10 – Procedimenti cautelari;
  • Tabella 11 – Giudizi innanzi alla Corte dei Conti;
  • Tabella 12 – Giudizi innanzi alla Corte d’Appello;
  • Tabella 13 – Giudizi innanzi alla Corte di Cassazione e alle giurisdizioni superiori;
  • Tabella 14 – Giudizi innanzi alla Corte Costituzione, alla Corte Europea, alla Corte di Giustizia UE;
  • Tabella 15 – Giudizi penali;
  • Tabella 16 – Procedure esecutive mobiliari: si applica alle procedure di pignoramento su mobili e somme di denaro;
  • Tabella 17 – Procedure esecutive presso terzi, per consegna e rilascio, in forma specifica: si applica alle procedure di pignoramenti presso terzi, di restituzione e liberazione di un bene, di esecuzione di un obbligo di fare;
  • Tabella 18 – Procedure esecutive immobiliari: si applica ai pignoramenti di immobili;
  • Tabella 19 – Iscrizione ipotecaria/affari tavolari;
  • Tabella 20 – Procedimenti per dichiarazione di fallimento;
  • Tabella 21 – Procedimenti innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale;
  • Tabella 22 – Procedimenti innanzi al Consiglio di Stato;
  • Tabella 23 – Giudizi innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale;
  • Tabella 24 – Giudizi innanzi alla Commissione Tributaria Regionale;
  • Tabella 25 – Prestazione di assistenza stragiudiziale: si applica alle prestazioni fornite da un avvocato al di fuori di una causa, ad esempio nella redazione di un contratto o di un parere legale;
  • Tabella 26 – Arbitrato.

Ogni tabella è poi suddivisa in base alle fasi della causa: fase di studio, fase introduttiva del giudizio, fase istruttoria o di trattazione, fase decisionale. Il compenso per ogni fase svolta è determinato in maniera crescente in base al crescere del valore della causa, per inquadrare il quale sono delineati alcuni scaglioni. Il valore della causa si determina valutando la richiesta avanzata, ad esempio in base alla somma che viene chiesta a titolo di risarcimento.

Trattandosi di valori medi, lo stesso decreto ministeriale contempla dei casi in cui, a seconda della complessità del caso trattato o del numero di persone difese, questi compensi possono essere diminuiti o aumentati.

Gli avvocati sono oggi tenuti a fornire almeno un preventivo di massima ai propri clienti, in mancanza del quale, al momento del saldo, il cliente potrà chiedere che siano applicate le tabelle appena viste. È bene ricordare che l’attività di un avvocato è di natura intellettuale e di prestazione, non di risultato. Ciò significa che ha diritto ad essere retribuito anche per aver fornito un parere legale su una vicenda e a prescindere dal risultato (dunque, anche in caso di perdita della causa).

Infine, la fattura di un avvocato si compone, oltre che delle competenze professionali come sopra individuate, anche delle seguenti voci:

  • Spese di studio: rappresenta una partecipazione alle spese che il professionista sostiene per il proprio studio e e le proprie attrezzature che mette a disposizione del cliente e che viene calcolato in via forfettaria come il 15% del compenso;
  • CPA: è una percentuale, pari al 4%, che gli avvocati sono tenuti ad esigere dai propri clienti e poi a corrispondere interamente alla Cassa Previdenziale Forense;
  • Iva: nella percentuale vigente per legge;
  • Ritenuta d’acconto (nelle fatture a società o altri professionisti): in realtà questa voce viene detratta, nella misura del 20%, dalla fattura e viene versata allo Stato direttamente dal cliente, quale sostituto d’imposta.
  • Anticipazioni: è la restituzione che il legale richiede per le spese che ha anticipato in nome e per conto del cliente. Appartengono a questa categoria le spese postali, le spese per le notifiche degli atti a mezzo degli ufficiali giudiziari, le spese per l’esecuzione di pignoramento, nonché ovviamente il contributo unificato e la marca da bollo.
Contributo unificato: cos'è, costo, la tabella e come funzionaContributo unificato: cos’è, costo, la tabella e come funziona http://bit.ly/24lP8N2 via @6sicuro

Tassazione degli atti giudiziari

Si tratta della voce di spesa che viene in considerazione per ultima in una causa, spesso non conteggiata nel preventivo iniziale. Rappresenta la tassazione che si deve corrispondere sugli atti emessi dal tribunale, ad esempio in seguito a sentenza oppure in seguito a decreto ingiuntivo.

Di norma gli atti giudiziari, che condannano al pagamento di somme o a obblighi di consegna o esecuzione, scontano l’imposta proporzionale con l’aliquota del 3%. Tuttavia vi sono ipotesi, su cui si è pronunciata l’Agenzia delle Entrate, nelle quali gli stessi atti scontano l’imposta in misura fissa, in ragione del particolare contenuto e dello scopo dell’atto stesso.

In ogni caso, all’esito dell’emissione dell’atto giudiziario e dell’invio dell’intero fascicolo all’Agenzia delle Entrate, sarà possibile accedere al sito dell’Agenzia stessa e, inserendo i dati, ottenere il calcolo preciso della tassazione e la creazione del modulo F23 per il pagamento.

Attenzione: anche in caso di esito positivo, ad esempio quando si ottiene il decreto che ingiunge il pagamento al proprio debitore, la tassazione sull’atto va pagata a prescindere dal recupero che di questa somma si potrà poi effettivamente realizzare.

Una considerazione consolatoria c’e: per il codice di procedura civile dovrebbe vigere il principio del”chi perde paga”. Si può dunque sperare il meglio, contando su vittoria e condanna dell’altra parte al risarcimento di tutte le spese, ma prepararsi al peggio, facendosi prima i conti di quanto si potrebbe essere costretti a sborsare.

Sara Bolzani

Avvocato civilista a Bologna, gestisco uno studio legale e un blog, entrambi con passione e parecchia ironia. Nel lavoro mi occupo soprattutto di RCA, condominio, eredità e contratti. Nel tempo libero scrivo di tutto (quello che mi capita) e di tutti (quelli che incontro).

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