Car sharing e car pooling, Roma o Milano?

carpooling e car sharing

Ultimamente ho letto un libro che mi è piaciuto moltissimo, parlo di “Buongiorno Los Angeles” del geniale James Frey, nel quale la vera protagonista di tutte le storie che si intrecciano è la città di Los Angeles, ovvero una città che volente o nolente vive in simbiosi con le automobili. Da sempre.

Alcuni passaggi del libro mi hanno particolarmente sconvolto, parlando appunto di auto, ed uno lo voglio riportare integralmente: “Se la popolazione cresce al ritmo attuale, e se il rapporto tra auto e persone resta ai livelli attuali, si calcola che intorno all’anno 2025 a Los Angeles capiterà qualcosa di simile a un blocco del traffico permanente.

Altra cosa che mi ha fatto molto pensare, strettamente legata a quella appena scritta, è che Frey racconta di come agli albori dell’era automobilistica e ben oltre (attorno agli anni ’50) le autorità cittadine di Los Angeles si siano fermamente opposte alla costruzione di un efficiente sistema di comunicazione sotterraneo o di superficie, per il semplice fatto che le vendite di auto nella città degli angeli andavano da Dio, e così doveva rimanere, in accordo con le aziende che le auto le facevano.

Con quale risultato? Quello che leggiamo sopra: il pianeta, non solo Los Angeles, come un immenso ingorgo globale.

Dopo le guerre per il petrolio, dopo la presa di coscienza ambientalista, dopo l’educazione “ambientalmente” tollerabile alla quale abbiamo cercato di sottoporci in questi anni, siamo arrivati alla conclusione che le auto, il “sistema auto” così come è strutturato, non può reggere.

Per fare un esempio pratico: se il rapporto di auto tra i cinesi fosse uguale a quello esistente in Italia o negli USA, il pianeta cesserebbe di esistere. Troppo smog, poco petrolio. Fine.

Quindi nascono soluzioni alternative dettate dalla necessità prima di tutto, che diventano un vezzo snob e che poi si spera diventino una abitudine di massa. Il car sharing ad esempio è una di quelle cose che potrebbero, da un certo punto di vista, aiutare il salvataggio ambientale del pianeta, anche non salverebbe gli operai in catena di montaggio. Ma questo è un altro discorso.

Di cosa stiamo parlando? Il car sharing (dall’inglese auto condivisa o condivisione dell’automobile) è un servizio che permette di utilizzare un’automobile su prenotazione, prelevandola e riportandola in un parcheggio, e pagando in ragione dell’utilizzo fatto. (Wikipedia) Nel car pooling più persone viaggiano insieme nella stessa auto, che normalmente è di proprietà di uno dei viaggiatori, ma il concetto del quale vogliamo parlare è quello dell’auto condivisa, appunto.

Nella grandi città americane, come ad esempio San Francisco, è già una realtà consolidata e supportata da software per smartphone che cambiano davvero la vita, oltre che la mobilità personale.

“Su Craiglist ci sono le ride boards, le bacheche per i passaggi, dove gli utenti possono segnalare la disponibilità o la necessità di un passaggio da un posto all’altro degli Stati Uniti. Sono la versione digitale, comoda e funzionale delle bacheche di carta e dei passaparola delle università americane (…) Lyft invece permette di prenotare una corsa in tempo reale, vedere la disponibilità di auto in zona, sapere a che distanza sono, prenotarne una” (fonte)

A prescindere dal fatto ovvio che le associazioni di categoria come i tassisti non apprezzino questo genere di servizi, in che cosa possono essere utili e quando? In città come Roma e Milano, dove auto, parcheggio, traffico e smog sono problemi reali ed enormi, in quale direzioni si va? Quali sono i pro e i contro di una pratica controversa come l’auto condivisa?

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PRO

  • L’ambiente ringrazia
    Il pianeta non ce la fa più a produrre petrolio che viene bruciato da gingilli pesanti una tonnellata che portano in giro 70 chili di carne, per poi riassorbire l’energia bruciata sotto forma di calore e gas di scarico. Il pianeta non regge un sistema di locomozione individuale che si basa sullo spreco del 90% dell’energia prodotta.
    E questi sono fatti.
  • Assicurazione auto e bollo
    Se possiamo fare a meno dell’auto possiamo anche fare a meno della polizza assicurativa per auto, oppure la possiamo fare a chilometraggio. Per il bollo è un discorso più complicato, in quanto lo stato non rinuncerà mai ai suoi introiti, ma il concetto è quello.
  • Parcheggio
    Il problema del parcheggio forse non sparirebbe del tutto, ma di certo si limiterebbe molto. Le auto girerebbero sempre piene e noi potremmo scendere quando non ci serve più il passaggio, senza al pensiero di dove parcheggiare e per quanto.
  • Risparmio benzina
    Evidente risparmio di carburante.

CONTRO

  • Abitudine
    Chi ha voglia di cambiare le proprie abitudini per accettare anche un po’ quelle degli altri? Difficile che se non siamo costretti prendiamo atto e le cambiamo.
  • Moda
    È roba da sfigati andare in macchina con gli altri, dai. [Lo so, voi non lo pensate, ma in quanti lo pensano?]
  • Sicurezza
    Sappiamo prima con chi andiamo in auto? No. Forse potremmo avere dei voti, dei feedback come in Amazon e eBay, siam come autisti che come passeggeri, ma si tratta sempre di corse in macchina con degli sconosciuti.
  • Scomodità

In parte compensata dal fatto di non dover trovare parcheggio, sapete che palle aspettare gli altri quando vi liberate prima?

Conclusioni

Certamente dobbiamo trovare delle soluzioni alternative all’uso delle auto, specie nelle città e per spostamenti relativamente brevi, ma faccio fatica a pensare che il car pooling, per quanto straordinario ed efficace, possa essere la soluzione e la panacea dei problemi legati al mondo dell’auto. Se potrebbero essere ottimi sistemi per quello che riguarda gli spostamenti estemporanei o su grandi distanze, non credo possano essere affrontabili in riferimento alle abitudini di tutti i giorni, anche se sono sistemi ragionevoli e sostenibili.

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Rudy Bandiera

Giornalista e consulente in ambito Web, docente di “online marketing e comunicazione Web” presso master universitari e aziende. Fondatore ed amministratore delegato di NetPropaganda, una “social media agency” che si occupa di Web e di comunicazione non convenzionale.

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