Brexit, quali conseguenze per gli italiani?

Brexit, la Gran Bretagna è fuori dall'Europa. Quali saranno le conseguenze per gli italiani? Vediamole insieme.

brexit

Brexit: le conseguenze per gli italiani

Partiamo subito con il dire che questo post ha lo scopo di analizzare quanto viene al momento scritto e detto sull’argomento. È troppo presto per avere qualche certezza su cosa effettivamente accadrà. Quello che è certo è che quanto deciso dalla Gran Bretagna non è esclusivamente affare loro, ci saranno conseguenze anche per noi italiani. Toccano diversi settori della nostra vita, ho provato a realizzare un breve elenco

  • Politica
    Non solo in Italia, ma in tutte Europa ci sono forze politiche che vogliono emulare quanto fatto con la Brexit e indire un referendum per l’uscita dall’Europa. Teniamo anche conto che l’Irlanda e la Scozia potrebbero invece chiedere l’indipendenza dalla Gran Bretagna e successivamente unirsi all’Unione Europea.
  • Commercio
    L’export italiano verso Londra dovrebbe calare, con perdite di circa 200-500 milioni di euro. Le regioni più colpite sarebbero, in ordine di commercio con il Regno Unito: Basilicata, Abruzzo, Campania, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte.
  • Turismo
    I turisti inglesi sarebbero meno propensi, per via della svalutazione della sterlina, a viaggiare nel nostro Paese con conseguente danno del turismo.
  • Burocrazia
    Per entrare nel Regno Unito servirà probabilmente un visto se non il passaporto.
  • Università
    studiare in Inghilterra sarà un privilegio. Si calcola che solo le tasse universitarie passeranno da 16 mila a 22 mila euro.

E per le banche? Abbiamo analizzato la situazione in questo articolo.

Brexit, una testimonianza italiana dall’Inghilterra

Venerdì mattina in TV c’era un giornalista che fermava dei passanti in una famosa zona di Londra dedicata al business. La maggior parte degli intervistati non erano inglesi e quasi tutti si ponevano il dubbio sulla stabilità del loro lavoro e se quanto accaduto con il referendum potesse cambiare la situazione e costringerli ad andare via da Londra. A me la cosa ha fatto sorridere, perché mi sono detto: gli inglesi hanno deciso di uscire dall’Unione Europea, non dal mondo! Allora ho provato a chiedere la stessa cosa ad un amico:

brexit_inMarco ha 34 anni, è un sistemista di rete senior e da neanche due mesi ha cambiato vita: ha cercato e trovato lavoro a Londra, ha salutato la sua amata Roma e si è trasferito nella capitale britannica. Ha vissuto quindi i giorni dell’indecisione e dei risultati, commentandoli così:

“Ieri è stata una giornata strana. Il tempo è stato più inclemente del solito: i telegiornali hanno detto che un temporale come quello della notte del 21-22 non si vedeva da tanto. Tantissimi treni erano fermi a causa dei problemi creati dalle condizioni atmosferiche e le file per un autobus erano chilometriche… Ma per le strade, super affollate, si respirava solo un alto tasso di preoccupazione per il voto Brexit. Nel tragitto London bridge – Tower Hill – Lewisham station (south east london) si sentiva parlare tantissimo delle previsioni del voto, di cosa sarebbe successo in caso negativo ed in caso positivo e noi, lavoratori immigrati (un italiano, due greci ed un ungherese) non eravamo da meno.

In giro per le strade, come nel mio ufficio, c’erano tantissime persone con addosso l’adesivo con su scritto “I’M IN“, a dimostrare il loro sentimento di appartenenza alla comunità europea. Ma evidentemente non erano abbastanza. Oggi l’aria non è molto diversa, tranne che non piove, almeno non ancora. La gente si chiede cosa dovremo fare tutti noi, cosa cambierà.

Mentre camminavo ho sentito tre ragazzi che dicevano “Ed ora come farai? Dovrai tornartene nel tuo paese?“. Più di una persona, di diverso ceto sociale ed etnia, al lavoro, mi ha chiesto scusa per la poca lungimiranza di questa decisione. Ho appena letto che Irlanda del nord e Scozia parlano di secessione. Si parla anche di riunificare l’Irlanda. Sinceramente molti stranieri, come me, sono solo molto preoccupati per il loro futuro e guardano ai vicini di casa d’Irlanda come ad una valida alternativa”.

A caldo forse certe “paure” sono giustificate, però in generale direi che è fuori luogo avere un atteggiamento allarmistico. È importante ricordare che il processo di uscita, per essere formalizzato e reso effettivo, richiede almeno 2 anni. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione dello stato uscente. Quindi direi di fare molta attenzione a ciò che accadrà e nel caso far sentire la propria voce, spero con animi decisi ma sereni, la paura genera solo altra paura.

Risultati del Referendum Brexit: chi ha votato e come

Dopo una giornata di conferme e smentite è arrivata la notizia che in pochi aspettavano: vince il “leave”, l’Inghilterra esce dall’Unione Europea. Prima di analizzare le conseguenza di questa scelta, capiamo di cosa si tratta. Il termine “Brexit” (fusione tra i termini “Britain” e “Exit“) nasce per indicare il referendum di giovedì 23 giugno relativo alla scelta per la Gran Bretagna di restare o meno nell’Unione Europea. Un caso unico visto che si tratta della prima volta che un appartenente all’UE decide di uscire.

E dire che l’ultimo sondaggio prima del voto dava la “vittoria” a coloro che volevano rimanere in “Europa”, una posizione stabilita dal 1973. Il risultato finale ha lasciato di stucco diverse persone e probabilmente gli inglesi stessi. Secondo i risultati di YouGov, il 75% dei giovani fra i 18 e i 24 anni ha votato contro la Brexit, mentre il 61% degli ultra-sessantacinquenni ha votato a favore.

Il numero dei “pensionati” è però più alto e non è azzardato pensare che abbiano avuto un certo peso in questa decisione. Una spaccatura basata anche sul titolo di studio: il 71% dei laureati ha votato contro la Brexit, il 29% a favore. Chi ha titoli di studio inferiori ha invece votato per il 55% a favore della Brexit e per il 45% per restare in Europa.

Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea: quali sono le conseguenze?

Come già detto, sarà necessario un “negoziato” tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna, al termine del quale ci sarà un’ulteriore votazione: il Consiglio europeo formulerà e dovrà far approvare dai suoi membri una proposta di accordo, che sarà successivamente proposta al Regno Unito.

In ultima analisi, il Parlamento dovrà scegliere se accettare o meno… e se non accetta, si ricomincia. Questo ci fa capire che in realtà i tempi saranno molto lunghi e non è detto che vada a buon fine, anzi. Il Brexit quindi è solo il primo passo di un processo molto, molto lungo, dagli esiti fondamentalmente incerti.

Brexit: le conseguenze positive per la Gran Bretagna

L’esito del referendum potrebbe portate a cambiamenti molto forti, sia in negativo che in positivo. Vediamo i pro di questa soluzione:

  • Il Brexit porterà, al Regno Unito, nuova linfa per quello che riguarda il libero scambio. Non essendo più “legato” all’UE cadono alcune regole che quest’ultima aveva delineato, dando un nuovo spirito di iniziativa allo stato inglese;
  • L’Inghilterra avrà un peso minore nell’economia. Se con la crisi del 2008 uno dei centri più colpiti (creando poi un effetto domino) fu la Gran Bretangna, nel futuro potremmo limitare questo effetto a catena;
  • Il crollo della sterlina, per quanto dannoso, potrà fare bene alle esportazioni e all’economia interna dello stato;
  • Londra non dovrà più versare i fondi all’Unione Europea;
  • il PIL potrebbe aumenterà se la City riuscirà a stipulare un nuovo accordo di libero scambio in tempi brevi.

Brexit: le conseguenze negative per la Gran Bretagna

Passiamo ora a vedere gli aspetti negativi del Brexit:

  • la stabilità economica dei mercati è a rischio (come si è visto all’apertura delle borse) e la crescita globale subirà un rallentamento;
  • Considerato che l’Inghilterra è la quinta maggiore economia al mondo, le banche dovranno evitare il ripetersi di una crisi come quella del 2008;
  • Con questo voto, cambiano le regole per l’accesso al mercato unico del Regno Unito;
  • bisognerà rinegoziare tutti gli accordi commerciali con i paesi dell’UE;
  • la sterlina è destinata a perdere valore per molto tempo arrivando, dicono i più pessimisti, al pari del dollaro. Basti pensare che è passata dai 1,48$ di ieri ai 1,34$ di oggi;
  • l’inflazione salirà essendo, le importazioni, più care;
  • i tassi di interesse aumenteranno;
  • ci saranno meno investimenti nell’economia britannica;
  • i mutui diventeranno più cari;
  • le vacanze all’estero costeranno di più e sarà necessario possedere il visto;
  • i britannici perdono il diritto all’assistenza gratuita in Europa;

Brexit: Londra monitorata dalle agenzie di rating

Standard&Poor’s, agenzia di rating nota al pubblico italiano, al momento dovrà comunque rivedere tutti i parametri di valutazione per lo stato inglese. Questo referendum infatti potrebbe influenzare la crescita sia del Regno Unito che del resto d’Europa.

“L’uscita della Gran Bretagna sarà probabilmente un lungo processo nel corso del quale saranno negoziati trattati e accordi tra il Paese e l’Unione Europea per regolare gli affari futuri. Come abbiamo detto negli ultimi mesi, alcuni rating potrebbero risentirne prima di altri, incluso il rating sovrano del Regno Unito e di tutte le entità a esso direttamente collegate”

Ma non finisce qui, analizzando diversi fattori commerciali e non, Standard&Poor’s ha stilato la lista dei 20 paesi più esposti ai danni del Brexit. Al primo posto troviamo l’Irlanda con cui Londra ha una fitta rete di scambi. A metà classifica compaio Spagna, Francia, e Germania. L’Italia? “Solo” diciannovesima, accanto all’Austria. Insomma, non è che dobbiamo farci prendere dal panico.

Brexit: arrivano le dimissioni di Cameron

“Il popolo britannico ha preso una decisione molto chiara nel prendere una strada diversa, perciò penso che il Paese necessiti di una leadership fresca per intraprendere questa direzione… Farò tutto quello che posso come primo ministro per tener fermo il timone nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Ma non penso sarebbe la cosa giusta per me rimanere i capitano che conduce il nostro Paese alla sua prossima destinazione. Questa non è una decisione che ho preso alla leggera. Ma credo che sia nell’interesse nazionale avere un periodo di stabilità e, poi, la necessaria leadership”

Con questa dichiarazione David Cameron rassegna le sue dimissioni da guida del Partito Conservatore puntando nell’immediato futuro a lasciare anche la carica di Primo Ministro. Destino beffardo quello di Cameron il quale, durante la campagna elettorale, aveva fatto dell’uscita dall’Unione Europea uno slogan importante, ritrovandosi ora a pagarne le conseguenze.

Nonostante il mercato continui a vendere titoli e svalutare la sterlina, Cameron parla di una “economia britannica forte“.

Brexit, quali saranno le conseguenze per gli italiani?Brexit, quali saranno le conseguenze per gli italiani? http://bit.ly/28TVTUG via @6sicuro

Irlanda del Nord e Scozia potrebbe uscire dal Regno Unito

Come se non bastasse l’uscita dello stato Inglese, all’orizzonte di delinea una ulteriore disgregazione: Irlanda del Nord e Scozia fuori dalla Gran Bretagna. Nel primo stato infatti si parla già di un referendum per unire le due Irlande, considerato che Dublino appartiene alla UE. Martin McGuinness, storico leader del partito nazionalista irlandese Sinn Féin, afferma che:

“Con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, l’Irlanda dovrebbe andare al voto per la propria riunificazione… Ci sono enormi conseguenze per l’intera isola d’Irlanda, che andrebbero contro le aspettative democratiche del popolo. E l’elettorato dovrebbe avere il diritto di votare per mantenere un ruolo nell’Ue”

Non è da meno la Scozia che, dopo aver votato contro il Brexit, trova nella parole del primo ministro Nicola Sturgeon lo spirito per continuare:

“La Scozia ha consegnato un voto chiaro, senza equivoci, per la permanenza nella Ue e accolgo con favore questo sostegno al nostro status europeo… Farò tutto il possibile perché la Scozia resti nell’Unione Europea e nel mercato unico»

Salvatore Russo

Responsabile Marketing di 6sicuro dal 2011, ideatore del blog e coordinatore generale dell’intera squadra di blogger e giornalisti che scrivono per 6sicuro. Mi occupo di Digital Marketing Strategy, Consulenza Aziendale e Formazione dal 1998. Ho partecipato alla progettazione, sviluppo e gestione di importanti portali e piattaforme di e-commerce italiani.

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13 Commenti

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    Michael giugno 26, 2016

    molta fantasia nulla di concreto. L’articolo dovrebbe parlare circa gli italiani in Inghilterra ma di fatto parla di ipotetiche conversazioni probabilmente anche inventate e comunque non sopportate neanche da un nome su i tre personaggi citati. Difatti non c’è nulla di concreto ti impedisca un italiano andare in Inghilterra. non vedo la ragione perché dovrei pubblicare un commento anonimo.

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      Salvatore Russo giugno 27, 2016

      Ciao Michael,
      hai perfettamente ragione: non c’è nulla di concreto che impedisca a un italiano di andare in Inghilterra. Eppure c’è gente che ha paura delle conseguenze di questo referendum e se lo chiede. Quella conversazione non aumenta e diminuisce valore con dei nomi.

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    Tom giugno 26, 2016

    Cenn ancora iera nasc, u scev nzuranne (Cenn, il bambino doveva ancora nascere e già voleva sposarlo). E’ un proverbio pugliese che si riferisce a chi a parole vuole ipotecare il futuro. Come catastrofisti siete bravissimi, perché non aspettare che il bambino sia nato e cresciuto?

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      Salvatore Russo giugno 27, 2016

      Ciao Tom,
      da pugliese lo conosco benissimo 🙂 e come sai vediamo il bicchiere sempre mezzo pieno.
      In questo post ho raccolto quanto viene detto al momento. Ci sta che all’inizio vinca l’incertezza, ma spero (l’ho sottolineato nell’articolo) che prevalga il buon senso e la fiducia. La paura genera solo altra paura.

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    Benito Libero giugno 26, 2016

    tutti si interessano soltanto della brexit.
    nessuno ancora si accorge delle infauste conseguenze per l’Europa riguardante la demenziale politica dei nostri governi inerente la invasione immigratoria. (in primis Italia e Germania)

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    Emilio giugno 27, 2016

    Ma rimanendo in campo assicurazioni auto, io ne avevo una ottima con la Admiral, compagnia inglese ma autorizzata all’esercizio RCA in Italia.
    Ora tutte queste cose verranno ricontrattate bilateralmente? Oppure non cambia niente perché lo erano di già?

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      Salvatore Russo giugno 27, 2016

      Ciao Emilio,
      esatto, saranno ricontrattate bilataralmente. Quindi potrebbero lasciare invariato la situazione attuale oppure apportare modifiche. Non c’è al momento nessuna certezza su quello che accadrà, quel che è certo è che non devi preoccupartene ora, sarà comunque un cambiamento che avverrà nella migliore delle ipotesi tra due anni.

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      Stefano luglio 03, 2016

      Se la compagnia con cui sei assicurato non ha l’autorizzazione per l’esercizio nel nostro paese significherebbe che la tua auto non sarebbe assicurata , non saresti in regola, ma penso che la tua assicurazione sia a marchio conte.it , facente parte del gruppo Admiral e autorizzata a operare in Italia

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    Fabiana giugno 27, 2016

    Articolo interessante che offre una panoramica sui vari scenari dopo il brexit.
    L’ho letto volentieri, grazie!

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    MARC giugno 27, 2016

    Credo, da ignorante, che finalmente l’Inghilterra sia scesa in campo contro questa guerra (“finanziaria”?) librata dalla Germania per annettere il resto d’Europa …… qualcuno dirá, con memoria storica, che i tedeschi lo hanno per vizio.
    Come tutte le guerre sempre ci saranno danni collaterali, ma la libertà di scelta e la sovranità del popolo e del territorio non sono, secondo me, derogabili.
    Purtroppo molti politici italiani ed europei si sono venduti, o meglio hanno regalato, questi nostri pubblici e sacrosanti diritti per dei benefit a favore proprio o del partito …….. Spero che questo segnale dato dagli inglesi, i piú ignoranti e meno aculturati secondo questo articolo e YouGov, sia solo l’inizio di una necessaria rifondazione degli accordi di Maastricht.

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      Salvatore Russo giugno 27, 2016

      Ciao Marc,
      abbiamo semplicemente riportato i dati di YouGov.

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    Tony giugno 28, 2016

    Questo significa”governare” ovvero dare il potere al popolo nel bene e nel male proprio come noi itagliani che facciamo decidere quel branco di parassiti superpagati dei nostri politici perchè noi popolo non contiamo niente

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    Julietta luglio 26, 2016

    Sono d’accordo con Marc e Tony.

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