Fuorigioco: 6 considerazioni sulla sesta giornata di Serie A

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Fuorigioco: la sesta giornata di serie A

Ci sono due campionati: il primo è quello che gioca la Juventus contro se stessa. Se i bianconeri hanno voglia, questo campionato si chiude a metà aprile. Se abbassano la guardia e giocano partite come quella di domenica scorsa a San Siro, forse c’è una speranza per le altre.
L’impressione è che anche se dovesse accadere, non sarebbero così tante le squadre pronte ad approfittarne. E non è una questione di classifica.

Le milanesi hanno tanto da costruire, la Roma ha già perso due volte su sei, il Napoli sembra l’unica squadra che può restare in scia. Ma c’è un altro campionato: ed è quello della ricostruzione. Stiamo assistendo ad un torneo di cui raccoglieremo i frutti, certamente, tra qualche anno.
Stiamo vivendo una situazione molto simile a quella che hanno vissuto la Premier e la Bundesliga alcuni (beh, a dire il vero circa 20) anni fa. Se gli stranieri migliori vanno a giocare altrove, noi proviamo a lanciare i giovani. E stavolta ci proviamo sul serio.

Inter e Milan possono lasciare, e non sono le uniche, un segno importante su questo campionato. Magari anche restando a secco di vittorie. Ecco i temi della giornata!

1. Cento volte Hamsik

Si legge 100. Come i gol di questo Slovacco che di slovacco ha davvero poco. Dopo la vittoria della Juventus contro il Palermo, arriva quella del Napoli. A dirigere l’orchestra ci pensa Marek Hamsik, copertina della sesta giornata di Serie A. Dal Brescia al Napoli, era uno Slovacco emigrato in lombardia, oggi è un napoletano vero. Instancabile tuttofare del centrocampo partenopeo, ha vissuto stagioni da top class con Mazzarri ma alla fine ha deciso di restare nella sua Napoli: mentre Cavani, Higuain e altri campioni chiedevano di andare via, lui prometteva amore eterno. Suo il secondo goal di pregevole fattura che chiude il match contro il Chievo. Cento volte Hamsik. Quinto nella classifica marcatori di tutti i tempi del Napoli, pur non essendo un attaccante. Superato persino Altafini. Da manuale.

Fonte: www.zonacalcio.net

Fonte: www.zonacalcio.net

2. Bologna è una regola

Dobbiamo migliorare in trasferta” aveva detto alla vigilia della sfida con l’Inter, Roberto Donadoni. E così è stato. Il suo Bologna, tosto e frizzante (ma sopratutto pieno di giovani interessantissimi, da Verdi a Di Francesco jr) porta a casa un pareggio meritato e si gode i 10 punti in classifica. A 53 anni, l’allenatore bergamasco, dimostra un’ottima capacità di gestione del gruppo e una conoscenza tattica che mette sempre in difficoltà le grandi squadre. Nella sua carriera Donadoni ha sempre avuto bisogno di un ambiente favorevole per poter dare il meglio. Non benissimo a Napoli (ma era un altro Napoli) e a Cagliari, l’allenatore sembra preferire le piazze emiliane. E se Parma è stata un ottovolante, dal paradiso all’inferno in 12 mesi, ma sempre con equilibrio e dignità, Bologna è una regola.

3. Cholito

Giovanni Simeone. Cognome pesante di questi tempi, soprattutto dalle parti di Madrid. Da padre a figlio, il cholismo è una filosofia che si tramanda di generazione in generazione. Grinta, cuore e garra argentina.Ci ha messo poco per capirlo il giovane Giovanni. Classe 1995, aveva due anni quando il padre è tornato a giocare in Italia, nell’Inter. Segna il suo primo goal all’esordio da titolare contro il Pescara, squadra che l’aveva cercato quest’estate. Dal River al Genoa: bienvenido Cholito.

Fonte: www.ilsecoloxix.it

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4. Cantera alla milanese

Da Veltman a Kishna, da El Ghazi a Bazoer, De Boer e ha sempre selezionato le giovani promesse con grande acume, fin dai tempi dell’Ajax. All’Inter la storia non cambia. Non male l’esordio del belga Miangue: rapido e forte fisicamente, non delude le aspettative. Gnoukouri sostituisce un goffo e sempre più confuso Kondogbia. Si mette in mostra con grinta e giocate semplici. Sentiremo parlare di lui. In attesa di Gabigol, subentrato al ’76 minuto, non passano inosservate le ottime prestazioni del neo Campione d’Europa Joao Mario, e di un ritrovato Icardi, sempre più veterano e capitano di questa squadra, con i suoi soli 23 anni. Nel Milan non fanno più notizia Donnarumma (17 anni), Calabria, De Sciglio (che ormai è un veterano) e Romagnoli, mentre è piaciuta prova del diciottenne Locatelli, a Firenze. Insomma, la vera notizia della giornata è Milano che si fida dei giovani.

Fonte: www.sempreinter.com

Fonte: www.sempreinter.com

5. Ui mast uorc a lot

Non è stato un week-end facile per gli allenatori italiani, impegnati oltremanica. Da Guidolin a Ranieri, al condottiero Antonio Conte. “We must work a lot” ha affermato il tecnico salentino, nel post-partita di ieri. C’è sempre bisogno di tempo per raggiungere grandi risultati. E questo il tecnico dei blues lo sa. Reo di aver riportato la Juventus in auge, dopo due settimi posti, non si lascerà intimorire dallo spietato humor della stampa britannica. Per lui conta solo il campo. Ma dopo un inizio sfavillante sono arrivate due sconfitte pesanti contro Liverpool e Arsenal. Bene, ma non benissimo. Ui mast uorc a lot.

6. Figlioli prodighi

Dal nervosismo, ai mugugni. Dalle panchine, alle polemiche. Da Gabbiadini a Keita: un goal per scacciare i fantasmi. Un inizio difficile per l’attaccante del Napoli, oscurato dal polacco Milik, l’uomo copertina di questo inizio di stagione. Per lui goal e rinnovo. Diverso il discorso per Keita: separato in casa e sempre più con la testa lontano da Roma, ritrova la giusta serenità, grazie alla mediazione di Simone Inzaghi. Che aveva detto: “Dovrà riconquistare prima i compagni, poi me“. Fatto. A proposito: siamo sicuri che Inzaghino sia davvero una seconda scelta?

Fonte: www.spazioj.it

Fonte: www.spazioj.it

Cristiano Carriero

Cristiano Carriero, Storyteller e giornalista sportivo. Sempre in linea con il penultimo, come stile di vita. Nel tempo libero (e quando non ci sono partite) scrive libri di marketing per HOEPLI. Autore di "Facebook Marketing" e "Content Marketing" e "Facebook marketing for Dummies"

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