Fuorigioco: 6 considerazioni sulla quattordicesima giornata di Serie A

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Fuorigioco: la quattordicesima giornata di serie A

La sconfitta della Juventus fa sempre notizia, e quella di Genova appare quasi assordante. La quattordicesima giornata di Serie A è inevitabilmente scossa dal risultato del Marassi, con la preoccupazione dei tifosi bianconeri e la contemporanea “gioia” degli avversari. Sentimenti che dominano in lungo e in largo i social network.

Black (& White) Sunday

Ancora una volta è Marassi, sponda rossoblu, a inguaiare la Juventus e il suo tecnico Massimiliano Allegri. I bianconeri escono con le ‘ossa rotte‘ dal match di Genova: non bastava infatti il sonoro tris del Grifone, al quale si sono aggiunti gli infortuni (piuttosto seri) di Bonucci e Dani Alves. Il primo ne avrà almeno fino a Natale, il secondo tornerà in campo direttamente nel 2017 a causa di una frattura del perone.

La Juventus ha confermato il trend negativo che sta caratterizzando questa stagione: poche idee e mancanza totale di gioco. Una squadra senza identità, quasi sempre chiamata ad affidarsi alle giocate dei singoli per risolvere partite sulla carta apparentemente abbordabili, e a corto di fiato. E proprio nel suo stile, da ex mastino di centrocampo, Jurić ha scelto di aggredire a tutta velocità la Juventus, adottando fin dai primi minuti quell’atteggiamento che si è poi rivelato giusto al fine di conquistare il bottino pieno, approfittando proprio della carente condizione fisica degli avversari.

Ora le distanze (non solo in termini di punti in classifica) dalle concorrenti sembrano essersi ridotte e con un Bonucci e un Alves in meno (che vanno ad aggiungersi a Barzagli, Pjaca e Dybala), la Juventus si prepara a un ciclo infernale fino a Natale in cui affronterà la sorpresa Atalanta, il Torino nel derby e la Roma, prima della trasferta agevole di Crotone. Poi potrà tirare il fiato e le prime somme di una stagione che potrebbe nascondere qualche insidia di troppo.

Foto Gazzetta dello Sport

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Ataleicester?

Al posto giusto, nel momento giusto. Dopo gli anni all’ombra della Lanterna, Gasperini sembra aver trovato il suo habitat naturale: Bergamo. La sua idea di gioco, la filosofia societaria improntata alla crescita dei giovani e una rosa ricca di giovani talenti supportati dall’esperienza di qualche “senior” si stanno sposando perfettamente, creando tutti i presupposti per una stagione memorabile.

Un po’ quello che è successo nella scorsa stagione dalle parti di Leicester, capoluogo dell’omonima contea del Leicestershire, nella regione delle Midlands Orientali. Un vero e proprio miracolo sportivo che i bergamaschi sperano di ripetere poco più di 1500 chilometri più a sud.

I numeri dell’Atalanta sono straordinari: sei vittorie consecutive e 25 punti conquistati su 27 disponibili negli ultimi nove incontri. Una scintilla scoccata dopo la cocente sconfitta nei minuti di recupero in casa contro il Palermo il 21 settembre scorso. Sabato si va allo Stadium, in casa della capolista Juventus. La “prova del nove” (proprio come i risultati utili di fila) che potrà consacrare definitivamente la “Dea”.

Foto Ansa/Magni

Mentalità > Derby

A quest’ora, le “vedove” di Bielsa si saranno sicuramente ricredute. Stiamo parlando di coloro che hanno passato un’intera estate a ‘piangere’ il mancato arrivo del tecnico argentino: egli avrebbe rappresentato sicuramente la figura per eccellenza a livello mediatico e forse tecnico, ma non sembra essere da meno “Inzaghino”, oscurando completamente il triste ricordo de’ “El Loco”. Da sempre riconosciuto dai media come “il fratello di Pippo” o “l’ex marito della Marcuzzi” nonostante un ottimo curriculum da calciatore tra trofei e una valanga di reti in campo nazionale e internazionale, Simone si sta guadagnando le prime pagine dei quotidiani sportivi.

La partita di Palermo rappresenta, senza ombra di dubbio, il salto di qualità in termini di risultati e mentalità. Sì, perché nonostante l’idea (malsana) di qualcuno di considerare il Barbera un campo facilmente espugnabile dopo le sei sconfitte consecutive dei rosanero su sei incontri in stagione, la cattiveria agonistica e il gioco della Lazio hanno avuto la meglio sulla fame del Palermo e del suo allenatore De Zerbi, all’ultima spiaggia.

Poi c’è il fattore derby e quel Felipe Anderson schierato “Perché alla Roma penso da lunedì!“. Il brasiliano non è stato ammonito e domenica ci sarà, ma la più grande vittoria di Inzaghi è sicuramente aver ottenuto i 3 punti con la mentalità giusta, quella vincente che ti fa schierare Anderson e rinunciare all’idea provincialissima del “Lo risparmio per domenica“. Un messaggio alla squadra e a tutto l’ambiente: un segnale chiaro di un giovane tecnico già maturo. Inzaghi, altro che Bielsa.

PALERMO, ITALY - APRIL 10: Head coach Simone Inzaghi of Lazio looks on during the Serie A match between US Citta di Palermo and SS Lazio at Stadio Renzo Barbera on April 10, 2016 in Palermo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Foto Tullio M. Puglia/Getty Images

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Centravanti di provincia

Da flop a top“. Il tipico percorso in modalità “montagne russe” di un giovane calciatore (o sportivo) a cui serve un po’ di tempo per consacrarsi definitivamente. Sentenze sparate troppo presto dai media, che in alcuni casi vengono prontamente smentite dal lavoro e la caparbietà di ragazzi che rincorro un sogno. Gianluca Lapadula rappresenta il tipico “centravanti di provincia” prestato al calcio moderno: lavora duro durante la settimana per guadagnarsi il posto la domenica, lontano dalla vita notturna e dai riflettori.

Bocciato troppo presto dall’ambiente rossonero, l’italo-peruviano si sta guadagnando le luci della ribalta grazie a prestazioni positive, sfruttando al meglio le assenze e/o uscite a vuoto del più esperto e affermato compagno di reparto Carlos Bacca. Un esempio concreto della frase “il lavoro paga sempre“: nonostante sia esploso solamente all’età di 27 anni, Lapadula si sta togliendo grandi soddisfazioni, coronando il sogno di un qualunque ragazzo “di provincia”.

Foto Calciomercato.com

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San Paolo ostico

Da sempre fortino inespugnabile, il San Paolo si sta rivelando il vero punto debole del Napoli in questa stagione. La formazione di Sarri non sa più vincere davanti ai suoi tifosi: tra campionato e Champions League, i partenopei mancano l’appuntamento con la vittoria da oltre un mese.

L’ultimo a rovina la festa ai 50 mila del San Paolo è Grégoire Defrel, attaccante francese del Sassuolo, già ‘abbonato’ a battere la porta azzurra. Il 25enne di Meudon, cittadina dell’Hauts-de-Seine a sud-ovest di Parigi, ha infatti già regalato dispiaceri ai tifosi del Napoli, sin dai tempi del Cesena. Uno che quando vede i partenopei difficilmente sbaglia, con gli azzurri che entrano di diritto nella speciale classifica delle sue ‘vittime preferite‘.

Tornando agli uomini di Sarri, è sempre più pesante l’assenza di Milik. Sarà il periodo no, sarà la pressione di un ambiente molto (o forse troppo) caldo, ma Gabbiadini non sembra più essere lo stesso di qualche anno fa. Se a questo si somma la vena realizzativa non eccellente del trio Insigne-Mertens-Callejon (è pur vero che i tre stanno reggendo la baracca in questa stagione) il risultato è chiaro: una squadra che crea tanto ma non finalizza. Il Napoli sembra poi soffrire le alte aspettative del suo pubblico, che pretende di più.

Venerdì arriva al San Paolo l’Inter di Pioli, anch’essa alla ricerca di punti per ridurre le distanze dalla zona europea. Il Napoli chiede aiuto al San Paolo, il suo San Paolo. Quello che una volta era il suo “dodicesimo uomo” in campo, mentre da qualche tempo sembra avergli voltato le spalle.

Foto Tuttosport

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Pazza Inter

Da 3-0 a 3-2; poi, nonostante l’uomo in più, rischia di capitolare per la terza volta, prima di chiudere i giochi con Icardi in pieno recupero. È davvero una “Pazza Inter” quella di Pioli. Una squadra capace di creare e distruggere, andare in rete con una facilità disarmante e subire con la stessa. Il tecnico di Parma prova a smaltire la delusione post-Europa League grazie al poker rifilato ai Viola di Sousa. Una vittoria che rilancia le ambizioni europee dei meneghini, in attesa del turno della verità, il prossimo, quando i nerazzurri andranno al San Paolo di Napoli. La squadra sembra aver cambiato marcia e l’arrivo di Pioli può davvero segnare l’inizio di una rinascita.

L’uomo in più è sicuramente Mauro Icardi, autore di una doppietta, ma un po’ anche il direttore di gara Andrea Damato, reo di aver commesso qualche errore di troppo in favore dei nerazzurri: dal mancato rigore su Gonzalo Rodriguez (fallo di Miranda) all’espulsione troppo severa dello stesso capitano argentino della Fiorentina, passando per alcune punizioni non concesse nei pressi dell’area nerazzurra.

Tutto sommato, buona la prova della Fiorentina di Paulo Sousa; nonostante l’assenza ingiustificata dei primi 20 minuti, in inferiorità numerica segna un gol e va vicina al secondo, creando seri grattacapi alla difesa avversaria. Una situazione di doppio svantaggio (risultato e numerico) che i toscani sono riusciti ad affrontare a testa alta, rischiando il tutto per tutto. Un atteggiamento che per poco non viene premiato: nel secondo tempo, capovolgimenti di fronte continui hanno regalato un grande spettacolo, con la Fiorentina che ha sfiorato in più occasioni il 3-3, prima del definitivo 4-2 firmato da Mauro Icardi.

Foto Ansa

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Cristiano Carriero

Cristiano Carriero, Storyteller e giornalista sportivo. Sempre in linea con il penultimo, come stile di vita. Nel tempo libero (e quando non ci sono partite) scrive libri di marketing per HOEPLI. Autore di "Facebook Marketing" e "Content Marketing" e "Facebook marketing for Dummies"

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