Fuorigioco: 6 considerazioni sulla nona giornata di Serie A

nona giornata di serie a

Fuorigioco: nona giornata di serie A

Fuori i secondi, e stavolta ci sono. C’è il Milan dei giovani e una Roma mai così costante, adesso che ha ritrovato il suo bomber. C’è il Napoli, anche senza Gabbiadini. Non c’è l’Inter, ma questo è un caso già trattato e ritrattato. Di certo – e questa è la vera notizia, la Juventus non corre da sola, vuoi per indolenza propria, vuoi per sfortuna. La decisione della terna di San Siro la penalizza oltre il dovuto, ma avremo modo di vedere questo e altri aspetti. Comodi, si comincia proprio da quello più atteso. Cosa è successo davvero a San Siro?

O la VAR o la spacca

Rizzoli e la sua squadra avevano visto bene, almeno in un primo momento: la posizione di Bonucci era regolare, e quindi lo era anche il gol di Pjanic. L’unico giocatore in fuorigioco è Benatia, e non partecipa all’azione. Ma cosa è successo dopo? Andiamo per ordine: Rizzoli si accorge che la posizione di Bonucci è sospetta, l’assistente resta fermo con la bandierina bassa, come da disposizione in caso di dubbio (né vero il centrocampo, né in alto).

Non assegna la rete, ma nemmeno il fuorigioco. È una prassi, e in questi casi è l’arbitro a dire l’ultima parola. Nel linguaggio convenzionale significa “C’è un giocatore in fuorigioco, ma tu che sei più vicino puoi dirmi se ha partecipato o meno e se ha influito sul portiere” Restando fermo però l’assistente dà per scontato che Bonucci sia più avanti rispetto al penultimo difensore del Milan, quindi in fuorigioco. Fatta questa valutazione (si tratta di cm, l’errore in sé non è così grave come qualcuno vuole farci pensare), si inizia a discutere su quanto il difensore della nazionale influenzi l’intervento del portiere.

L’arbitro di porta, Massa, interrogato esclusivamente sul movimento di Bonucci (e non sulla posizione di fuorigioco che lui – attenzione – non può valutare da quella prospettiva), dice che ha visto un salto verso il pallone e quindi una partecipazione attiva al gioco. Rizzoli a quel punto – o la va o la spacca, visto che non ha immagini da riguardare, ma deve tornare indietro mentalmente sull’episodio mentre San Siro strepita e la gente lo tira per la giacchetta – decide che la rete è da annullare. Sarebbe stato perfetto se Bonucci fosse stato in posizione di fuorigioco, per cui non si tratta di un errore di squadra, ma di un errore di valutazione di centimetri. E qui subentra anche la fortuna. Con la VAR, che presto entrerà in vigore, queste questioni saranno risolte con conciliaboli davanti ad un monitor.

FOTO: LORENZINI/INFOPHOTO

FOTO: LORENZINI/INFOPHOTO

Nona giornata di serie A: la seconda vita di Masiello

Il Bari di Giampiero Ventura, nel 2010, vantava una difesa che nel giro di pochi anni avrebbe potuto ambire alla nazionale. Da quella retroguardia l’unico che ha completato il processo di maturazione è Leonardo Bonucci. Ranocchia è arrivato all’Inter, ma dopo un brutto infortunio ha visto notevolmente abbassare l’indice delle sue prestazioni.

L’altro promesso al grande calcio si chiama (si chiamava) Andrea Masiello e aveva poco da invidiare ai due. Poi è arrivato il calcio-scommesse, il derby venduto contro il Lecce, la squalifica di tre anni, poi ridotta a due e mezzo. La scelta di non rilasciare più interviste, ma soprattutto la fortuna di tornare a calcare i campi della serie A. Calcisticamente, brava l’Atalanta a non scaricarlo, nonostante tutto. Anche se per molti – soprattutto per i baresi ovviamente – vederlo ancora in Serie A è immorale.

Mettendo l’etica da parte per un attimo, giova ricordare che a parte il gol segnato, Masiello ha fatto una grandissima partita da difensore. L’ennesima della sua seconda vita. Chissà dove sarebbe potuto arrivare con un’altra testa.

www.bergamosport.it

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Locatelli vs Dorian Gray

La staffilata di Locatelli e il prodigio di Donnarumma sono due delle immagini più belle del week-end. Racchiudono tante sfumature diverse. Un modo per inquadrarle può essere parlare della resurrezione del Milan e del suo nuovo ciclo; un altro modo può essere fotografare i due ragazzi e tenerli in mente per il futuro immediato della nazionale. Ma l’ottica che ci interessa è un’altra: il campionato è riaperto, e lo è davvero.

La Juve è più forte di tutti e su questo non ci piove; ma sembra più indolente del solito e ha iniziato ad ammirare tutta la sua bellezza senza più curarsi come un tempo, forse convinta dell’eterna giovinezza (o gloria) di Dorian Gray. La costruzione di uno squadrone da Fifa 17 è un’arma a doppio taglio e in questo momento sta mostrando la faccia negativa della medaglia.

Al Milan diamo qualche altra partita per dimostrarci se questo secondo posto è frutto di entusiasmo, incoscienza e spensieratezza o c’è qualcosa di più, e la Roma ha troppe occasioni ghiotte da sfruttare per non restare al passo. Il Napoli? Ne parliamo subito.

foto: Fabrizio Forte

foto: Fabrizio Forte

Un introverso a Napoli

L’attaccante migliore si è fatto male nell’anno sbagliato. Se negli anni scorsi non son bastati quasi 40 gol annuali di Higuain per strappare lo scettro alla Juve, la sensazione è che quest’anno basterebbe soltanto un po’ più di costanza per infastidire realmente Allegri.

Fuori Milik, c’è Gabbiadini che scalpita. Talmente tanto che alla prima vera occasione di mettersi in luce, gli parte l’embolo. La versione di Sarri, sulla sua espulsione, è più preoccupante della reazione stessa: “Gabbiadini è un ragazzo introverso, più parlate di lui, meno bene gli fate. Ha bisogno di essere lasciato tranquillo“. Se non è una bocciatura questo, ditemi voi.

Tranquillo? A Napoli? L’attaccante che doveva prendere il posto di Higuain? Forse abbiamo sbagliato piazza e il Napoli ha sbagliato attaccante. Perché da quelle parti gli introversi non hanno mai fatto fortuna, e l’unico che è arrivato con la Bibbia, Cavani, – parafrasando un famoso detto napoletano – se n’è andato con la commare.

Fonte: www.vocedinapoli.it

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Nona giornata di serie A: il talento di Mr. Bernardeschi

L’abulica Fiorentina della scorsa settimana ha fatto scorpacciate di reti (e di orrori difensivi) in terra sarda. Tripletta a parte di uno straripante Kalinic, va sottolineato il talento di Bernardeschi, uno che segna poco, ma quando fa gol, non è mai banale. Di rara bellezza il secondo, se trova un po’ di continuità, e gioca un po’ più centrale, siamo di fronte ad un giocatore unico nel suo genere, un numero 10 di ultima generazione, e non è un caso che proprio da Firenze siano passati i due numeri 10 che hanno cambiato la storia di questo ruolo in Italia, prima di Totti e Del Piero.

Antognoni e Roberto Baggio, le cui stelle sono esplose più in fretta, ma passando comunque da incognite, dubbi sul ruolo, l’amore di una piazza che forse, ancora non ha capito del tutto quanto talento ha questo ragazzo. Con rispetto, e con le dovute proporzioni.

foto Matteo Gribaudi/Image Sport

foto Matteo Gribaudi/Image Sport

Questione di stile

Senza impietosi paragoni con altri campionati – viene in mente quello inglese, ma anche quello tedesco o spagnolo, tanto per citare dei latini – va detto, senza timore di smentita, che l’atteggiamento dei dirigenti di Milan e Juventus non è stato impeccabile, in occasione del big match. Un big match che tutto il mondo guarda.

Il peggio si è visto in occasione della rete prima convalidata e poi annullata alla Juventus. Ok il pathos, ok che siamo gente latina, va bene gli interessi economici, ma qui c’è dell’altro. E si chiama sportività. Si chiama accettare le decisioni, per quanto queste possano non essere sempre corrette. È vero, non ci sono state scaramucce, né insulti tra le due parti, e ci mancherebbe, visto che Juventus e Milan, nonostante gli episodi degli ultimi anni, sono due società amiche.

Ma vedere Andrea Agnelli, un presidente, alzarsi ad applaudire ironicamente, e in maniera così plateale un arbitro, per l’esattezza il miglior arbitro del mondo, quello che ha rappresentato l’Italia agli ultimi Mondiali, Nicola Rizzoli, arbitrando una finale, non è stato bellissimo. Un giocatore sarebbe stato espulso, ad esempio. Ancora meno bello è stato vedere Galliani, uno che qualche anno fa era anche presidente della Lega, esultare senza ritegno per un gol annullato. Certamente è folklore, e anche quello è parte dello spettacolo, mail fair play, è tutt’altra cosa.

Fonte: www.ilpallonaro.com

Fonte: www.ilpallonaro.com

Cristiano Carriero

Cristiano Carriero, Storyteller e giornalista sportivo. Sempre in linea con il penultimo, come stile di vita. Nel tempo libero (e quando non ci sono partite) scrive libri di marketing per HOEPLI. Autore di "Facebook Marketing" e "Content Marketing" e "Facebook marketing for Dummies"

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