Lavoro a domicilio: normativa, contratto e contributi

A proporlo sono aziende che hanno bisogno di decentrare la produzione. Ma quali sono i vantaggi per il lavoratore? E cosa vuol dire essere pagato a cottimo pieno?

lavoro a domicilio

Se ti capita spesso di consultare annunci di lavoro online, altrettanto spesso ti sarà capitato di leggere che viene offerto il lavoro a domicilio. Con queste 3 parole, attenzione, non si intende il lavoro da casa svolto in maniera autonomo, ma un tipo di contratto di lavoro subordinato che prevede che tu svolga determinati compiti restando sì a casa, ma alle dipendenze di un’azienda.

Vediamo di capire nel dettaglio quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di lavoro e come tu, in quanto lavoratore, possa sfruttare al meglio questa condizione di lavoro subordinato.

Lavoro a domicilio: cos’è e cosa significa

Come dicevamo, si tratta di una particolare tipologia di lavoro caratterizzata dal fatto che si svolge presso casa tua o in dei locali di cui hai la disponibilità. Un lavoro che però ha carattere di subordinazione ossia vuol dire che chi lo svolge è comunque soggetto a controlli da parte del datore di lavoro.

Pensi si tratti di una novità? No, il lavoro a domicilio esiste da un po’ ossia da quando le aziende hanno pensato a una prima forma di decentramento produttivo per dislocare parte della lavorazione. Per esempio, nella lavorazione della ceramica, capita spesso che alcune fasi vengano dislocate, ma non solo in questo settore.

Lavoro a domicilio: normativa 2017

A regolare il lavoro a domicilio, anche nel 2017, è la Legge 12-12-1973 n.877 che definisce così chi lo svolge:

“Chiunque con vincolo di subordinazione, esegue nel proprio domicilio o in un locale di cui abbia disponibilità, anche con l’aiuto accessorio di membri della sua famiglia conviventi e a carico, ma con l‘esclusione di manodopera salariata e di apprendisti, lavoro retribuito per conto di uno o più imprenditori utilizzando materie prime accessorie e attrezzature proprie o dello stesso imprenditore, anche se fornite tramite terzi”.

La legge è poi stata integrata da alcune modifiche nel 2008 per renderne più semplice l’esecuzione.
Va da sé che per il lavoro a domicilio non è richiesta una particolare specializzazione né l’uso di macchinari particolarmente sofisticati che non potrebbero restare in casa.

Cosa si intende per subordinazione

La subordinazione è un aspetto fondamentale del lavoro a domicilio, anche se è diversa rispetto alla subordinazione di chi lavora dentro la sede dell’azienda.

Chi lavora a domicilio per conto di un’impresa, a differenza di come espresso dal Codice Civile con l’articolo 2094, non è soggetto al potere direttivo del datore di lavoro, ossia viene meno sia il controllo che il coordinamento spaziale e temporale.

Questo è ovvio perché il datore di lavoro non può “controllare a distanza”, ma il lavoratore è comunque tenuto a osservare le direttive dell’imprenditore riguardo le modalità di esecuzione, le caratteristiche e i requisiti del lavoro da svolgere.
Pertanto se lavori a domicilio per conto di un’azienda devi:

  • custodire il segreto sul lavoro che ti è affidato
  • attenerti alle istruzioni ricevute riguardo all’esecuzione e a quanto scritto sul contratto
  • astenerti dall’eseguire lavori per conto tuo o per conto terzi che siano in concorrenza con l’imprenditore – datore di lavoro (patto di non concorrenza)

Fai attenzione a quest’ultimo punto: significa che non puoi lavorare per più datori di lavoro? No, significa che non puoi farlo per aziende che siano direttamente in concorrenza, ma tale divieto vale solo quando ti viene affidato una quantità tale di lavoro da procurarti una prestazione continuativa corrispondente all’orario normale di lavoro.

Viceversa, dovendo tu riuscire a campare, questa concorrenza viene a cadere. Chi lavora a domicilio può anche essere iscritto come prestatore nell’albo delle imprese artigiane così come previsto dalla Cassazione nel 2002, con sentenza n. 5840.

Caratteristiche del rapporto di lavoro a domicilio

Inoltre, il lavoro a domicilio ha le seguenti caratteristiche:

  • puoi essere assunto direttamente dal datore di lavoro, senza dunque intermediari
  • vieni iscritto a un apposito registro istituito presso la DTL, ossia Direzione Territoriale del Lavoro
  • non puoi svolgere lavori pericolosi che prevedano l’impiego di sostanze o materiali nocivi per la salute tua e della tua famiglia. E ovviamente, anche per te vale tutto ciò che riguarda la sicurezza sul lavoro secondo quanto stabilito dal Testo Unico 81/2008 sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.
  • il datore di lavoro è obbligato a fornirti dispositivi di protezione individuale, come a seconda del lavoro, le scarpe antinfortunistica, i guanti da lavoro, gli occhiali di protezione ecc…
  • il datore di lavoro è tenuto a rispettare comunque la personalità e la libertà morale del lavoratore.

Le tariffe di cottimo e il lavoro a domicilio

Ok, tutto chiaro, ma come ti viene pagato questo tipo di lavoro? Come viene calcolato?

Chi lavora a domicilio viene pagato in base alle tariffe di cottimo risultati dai contratti collettivi di categorie, ossia in base a unità di prodotto realizzate che sono comprensive anche di ferie, mensilità aggiuntive, lavoro notturno, TFR e altri aspetti previsti dal CCNL cui sei iscritto.

Il calcolo dunque si basa su delle tariffe fissate di cottimo pieno, ossia la contrattazione collettiva ha determinato convenzionalmente il tempo che un lavoratore di media capacità impiega a svolgere la lavorazione che è oggetto di una specifica commessa.

E se invece per quella tipologia di lavoro non sono previste tariffe di cottimo? In tal caso, la Legge prevede che siano predeterminate da una Commissione (composta da lavoratori e datori di lavoro) e che viene istituita presso le Direzioni regionali del lavoro.

Il tuo lavoro viene segnato su un apposito registro aziendale in cui vengono riportate le commesse e anche su un libretto personale, tenuto da te, in cui sono annotate le consegne, il lavoro da esguire, la qualifica, la misura della retribuzione, le eventuali maggiorazioni.

Alla retribuzione dovuta al lavoratore vengono aggiunte le spese per l’uso di macchine, locali, energia ed accessori presso il proprio domicilio.

A differenza degli altri lavoratori, non è previsto per chi è a domicilio né ferie né riposo infrasettimanale.  I CCNL di categoria prevedono, a titolo di indennità sostitutiva per il mancato godimento di questi, una maggiorazione retributiva che come tale deve essere assoggettata a contribuzione.

Lavoro a domicilio: normativa, contratto e contributiLavoro a domicilio: normativa, contratto e contributi http://bit.ly/2A7kqyU via @6sicuro

Lavoro a domicilio: contratto a tempo indeterminato e determinato

Così come qualsiasi contratto di subordinazione, il lavoro a domicilio può avere una data di fine e di inizio quindi essere regolato da un contratto determinato o essere senza data di fine quindi un indeterminato. Nel caso in cui il lavoratore a domicilio venga licenziato, ha diritto così come gli altri lavoratori sia all’indennità di disoccupazione che di mobilità (come in quest’ultimo caso, previsto dalla circolare n.142 del 2001 dell’INPS)

Lavoratori a domicilio: contributi INPS

Come per qualsiasi lavoro subordinato, sono a carico dei datori di lavoro. Generalmente sono calcolati sulle tariffe di cottimo pieno stabilite dal CCNL e corrisposte ai lavoratori nel rispetto dei minimali contributivi valutati annualmente.

Malattia per i contratti a domicilio

Il lavoratore a domicilio, così come altri lavoratori subordinati, ha diritto all’indennità di malattia, qualora appunto sia malato.

La retribuzione in quel caso viene così calcolata: si prende a riferimento la retribuzione lorda del mese precedente l’inizio della malattia, si sommano tutte le retribuzioni della lavorazioni consegnate nel mese precedente, si determinano le giornate di lavorazione (escluse le domeniche), tra la data di consegna e la riconsegna e infine si divide la retribuzione calcolata in precedenza per il numero di giorni. Così si ha la retribuzione media globale giornaliera.

Maternità

Alla lavoratrice a domicilio spetta anche l’indennità di maternità per il periodo di astensione obbligatoria. Non spettano l’astensione facoltativa e i riposi giornalieri.

Lavoro a domicilio: attività vietate

L’articolo 2 della legge 877/73 prevede tre ipotesi in cui è vietato ricorrere al lavoro a domicilio:

  1. quando le lavorazioni comportano l’impiego di sostanze o materiali nocivi o pericolosi per la salute o l’incolumità del lavoratore e dei suoi familiari;
  2. quando l’azienda interessata a programmi di ristrutturazione, riconversione o riorganizzazione che abbiano comportato licenziamenti o sospensioni dal lavoro, per un periodo di tempo di un anno dall’adozione dell’ultimo provvedimento;
  3. quando l’azienda che, dopo aver ceduto a terzi macchinari ed attrezzature, continua la medesima lavorazione affidandola a lavoratori a domicilio.

Esempi di lavoro a domicilio

I lavoratori a domicilio possono essere richiesti per esempio in alcune fasi di confezionamento del prodotto (tipo penne, ceretti, pacchetti, bomboniere ecc..) o di assemblaggio di prodotti di bigiotteria ecc…

Differenze con il lavoro autonomo

La differenza con il lavoro autonomo è nel vincolo di subordinazione: il lavoro autonomo infatti viene eseguito utilizzando tempi e modi e una struttura organizzativa scelta dal lavoratore e soprattutto assumendo in proprio il rischio dell’organizzazione e delle strutture. Da qui anche la differenza contrattuale: il lavoratore a domicilio ha un contratto che spesso si rifà al CCNL previsto mentre il lavoratore autonomo svolge una prestazione occasionale o lavora con Partita Iva.

E tu hai mai svolto un lavoro a domicilio? Raccontaci la tua esperienza nei commenti.

Cristina Maccarrone

Giornalista e content manager, con una passione per il mondo del lavoro e per l'economia. Leggo di tutto (dalle scritte sui muri ai commenti nelle discussioni social, dai libri agli e-book) e amo le riviste che spaccio poi ad amici e colleghi. Amo chiacchierare a voce e sui social, in particolare Twitter dove mi trovi come @cristinamacca.

Commenti Facebook

1 Commento

  1. Avatar
    Antonio novembre 29, 2017

    Genericamente il lavoro a domicilio costa meno che farlo all’interno dell’azienda altrimenti che vantaggi avrebbero ,nell’azienda il costo è un tot l’ora a casa un tot al pezzo.

    Rispondi

rispondi

La tua mail non sarà pubblicata. I campi contrassegnati con l'asterisco sono obbligatori.*