Finti malati: il datore di lavoro può inviare un investigatore privato

Finti malati: il datore di lavoro può rivolgersi a un investigatore privato per controllare i movimenti di un dipendente in malattia. A stabilirlo è una sentenza della Cassazione.

certificati di malattia

Finti malati: si può ricorrere a uno “007”

Se hai inviato al tuo datore di lavoro un certificato medico per malattia stai in guardia. Non solo potresti essere soggetto a visite fiscali, ma potresti essere seguito da un investigatore privato inviato dal tuo datore di lavoro.

Una sentenza della Corte di Cassazione (la numero 17113) legittima la decisione del datore di lavoro di rivolgersi a uno “007” per controllare i movimenti di un proprio dipendente in malattia. Nel caso in esame, il lavoratore aveva inviato all’azienda per la quale lavorava un certificato medico che attestava una lombosciatalgia.

Ebbene, l’investigatore privato chiamato a seguire il lavoratore ha verificato che l’uomo si muoveva agilmente, facendo una serie di movimenti che non erano compatibili con il problema evidenziato nel certificato medico. Sulla base dei risultati dell’osservazione dell’agente investigativo, il datore di lavoro ha licenziato il suo dipendente per giusta causa.

Il ricorso alla Cassazione ha dato ragione al datore di lavoro: è legittimo ricorrere a un investigatore per controllare se il dipendente è realmente malato o se sta simulando una malattia per assentarsi dal luogo di lavoro.

Il datore di lavoro può insomma contestare il certificato medico, presentando degli elementi di fatto che dimostrano l’assenza di una malattia tale da impedire al dipendente lo svolgimento del proprio lavoro.

Finti malati: i dipendenti sono controllati

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione questi elementi di fatto, anche raccolti tramite l’azione di un investigatore privato, fanno perdere legittimità al certificato medico e spianano la strada al licenziamento per giusta causa.

La pronuncia della Cassazione autorizza perciò i datori di lavoro a ricorrere a terzi per tenere sotto controllo i propri dipendenti anche al di fuori dell’orario di lavoro in presenza di dubbi o sospetti sul comportamento diligente del lavoratore.

Finti malati: il datore di lavoro può inviare un investigatore privatoFinti malati: il datore di lavoro può inviare un investigatore privato http://bit.ly/2b65raB via @6sicuro
Luana Galanti

Ho una laurea specialistica in Consulenza e direzione aziendale e, da sempre, un legame indissolubile con le parole scritte. Le mie due anime – quella creativa e quella pragmatica – si confondono nel mio lavoro di web writer e business writer freelance.

Commenti Facebook

12 Commenti

  1. Avatar
    Giuseppe spedali agosto 21, 2016

    Finti malati c’è né sono troppi va bene x i furbetti chi sta veramente male non deve temere nulla

    Rispondi
    • Avatar
      Angelo Parente agosto 24, 2016

      Il datore di lavoro, nel rispetto della vigente normativa, e alla luce dei pronunciamenti della Corte di Cassazione sezione Lavoro può procedere anche per il tramite di agenzie investigative private, qualora lo ritenga opportuno, sospettando ad esempio situazioni di simulazione di malattia, ad accertamenti diversi rispetto a quelli sanitari.

      Il datore di lavoro può infatti richiedere la consulenza di ad un’agenzia di investigazioni per accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare che la malattia non sussiste o la non idoneità della malattia stessa a determinare uno stato di incapacità lavorativa tale da giustificare quindi l’assenza dal lavoro del proprio dipendente. Nella prassi, tuttavia, queste investigazioni mirano a scoprire se il lavoratore svolge, durante la malattia, un’altra attività lavorativa, valutabile quale illecito disciplinare per l’eventuale violazione del dovere (proprio del lavoratore dipendente) di non pregiudicare la guarigione o la sua tempestività.
      Diverso è l’accertamento dello stato di salute che è di stretta competenza dell’INPS. Per cui mi lascia un pò perplesso la decisione della Cassazione nel caso di specie, alla luce degli elementi e delle circostanze richiamati, tanto più che al datore di lavoro non è permesso accedere alla patologia sofferta dal lavoratore. Necessiterebbe un ulteriore approfondimento del caso

      Rispondi
  2. Avatar
    Alessandro agosto 21, 2016

    Salve, leggo sempre le vostre mail che mi inviate, e questo articolo da lei scritto mi ha colpito molto e le volevo chiedere, visto che lei è molto informata su queste coste dell articolo che il datore di lavoro può mandare un investigatore privato anche dopo le ore che una persona sta a casa, ma non esiste la privacy? E soprattutto questo genere di cose riguarda i nuovi contratti o anche i vecchi? Cordiali saluti Alessandro

    Rispondi
    • Avatar
      Luana Galanti settembre 09, 2016

      Ciao Alessandro, il principio contenuto nella sentenza della corte di Cassazione è valido sia per i contratti “vecchi” sia per quelli “nuovi”. Se il datore di lavoro sospetta che il dipendente sta avendo un comportamento scorretto può ricorrere a un investigatore privato.

      Rispondi
  3. Avatar
    Alessio agosto 21, 2016

    Era ora che qualcuno desse ragione al titolare,
    non se ne può più, gli sta bene.

    Rispondi
  4. Avatar
    MARIO NAVARRA agosto 21, 2016

    NON ESISTE UNA CATEGORIA PIU’ VESSATA DEI LAVORATORI, NON ESISTONO ENTI CHE LI PROTEGGONO. LA MAGGIOR PARTE DEI SINDACALISTI OGGI RICOPRE LA VESTE DI PARLAMENTARE, SI INTUISCE CHIARAMENTE IL PREZZO PAGATO PER INDOSSARLA.
    MA I PARLAMENTARI NESSUNO LI CONTROLLA?? LORO POSSONO TUTTO, ASSENTARSI PER INTERI PERIODI, AMMALARSI QUANTO E COME A LORO PIACIMENTO E GUADAGNARE RETRIBUZIONI ASTRONOMICHE.VIVA IL PAESE DELLE MERAVIGLIE!!!

    Rispondi
  5. Avatar
    Paolo agosto 22, 2016

    Buongiorno,
    nel leggere quanto sopra, non posso fare a meno di chiedermi come faceva il datore di lavoro a sapere la patologia di cui era affetto il dipendente se non viene specificata nel certificato medico? Puó sembrare poca cosa, ma la sentenza si basa sul fatto che il muoversi, ovvero l’andare in giro del dipendente, é incompatibile con la patologia sofferta.

    Rispondi
    • Avatar
      marco agosto 22, 2016

      Io … Che soffro di schiena da anni e,quindi di lombosciatalgia mi e,stata diagnosticata da,sempre una cura semplice … Dopo le varie iniezioni e cure chiropratiche .. E cioè. CAMMINARE .. Quindi appena posso mi faccio dei percorsi a piedi … Prima con calma .. Poi sempre piu con passo deciso .. Certo che a un certo punto posso sembrate normale ma appena mi raffreddo sono di nuovo rigido …. Come fa una,semplice foto a dimostrare che,sto bene ????

      Rispondi
      • Avatar
        michele agosto 22, 2016

        hai ragione e credo non vi sia alcuna foto che possa dimostrare che uno e sano oppure no

        Rispondi
    • Avatar
      Luana Galanti settembre 09, 2016

      È vero che generalmente il certificato medico non indica la diagnosi, ma in alcuni casi può essere inserita, quando ad esempio lo richiede il lavoratore per beneficiare di permessi previsti espressamente dal contratto. Nella sentenza della Cassazione non è specificato come mai il datore di lavoro fosse a conoscenza della patologia sofferta dal dipendente ma evidentemente sapeva i motivi per i quali il lavoratore si era assentato dal lavoro.

      Rispondi
  6. Avatar
    marco agosto 29, 2016

    sempre controlli mai lavoratori. Applichiamolo ai politi e dirigenti ne scopriremmo delle belle

    Rispondi
  7. Avatar
    Annalisa settembre 08, 2016

    Scusate ma quanto gli costa al datore di lavoro pagare un investigatore privato o anche un’agenzia di
    investigazioni ? Io credo che il problema non sussista. Annalisa

    Rispondi

rispondi

La tua mail non sarà pubblicata. I campi contrassegnati con l'asterisco sono obbligatori.*