Colloquio di lavoro: 10 domande illegali che puoi ricevere

Spesso riguardano la sfera personale e sono discriminatorie. Ecco quali domande non dovrebbero mai porti durante un colloquio di lavoro e come rispondere per non perdere il lavoro.

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Sei alla ricerca di un lavoro o vorresti più semplicemente cambiare? Qualunque sia il motivo, ti hanno finalmente chiamato per un colloquio di lavoro. Ma come comportarsi al meglio e soprattutto quali sono le domande illegali che un responsabile delle risorse umane, un selezionatore o lo stesso titolare dell’azienda (a volte sono loro a fare i colloqui) non ti dovrebbero mai fare?

Si possono definire domande illegali tutte quelle che riguardano la sfera personale del candidato e che, come tali, non andrebbero fatte in quanto non sono necessarie ai fini del lavoro. Domande in molti casi inopportune, in altre illecite perché possono essere discriminatorie.

Andiamo a vederle nel dettaglio cercando di capire perché non andrebbero fatte e come bisognerebbe comportarsi quando domande simili vengono poste. Ad aiutarci in questo elenco l’avvocato Filippo Brianni, civilista ed esperto di diritto del lavoro.

Colloquio di lavoro: 10 domande illegali

Sei sposato/a?

Capita spesso che questa domanda venga fatta, in particolare alle donne. Ci sono alcune che, proprio per evitare di trovarsi in una situazione simile vanno ai colloqui senza indossare la fede.

Ce lo conferma l’avvocato Brianni:

“Questa domanda, se si è donna, potrebbe essere insidiosa, perché tende, in realtà a verificare la possibilità che la candidata possa avere una gravidanza o meno. Inoltre, la domanda potrebbe servire a capire il tempo che la candidata potrà dedicare al lavoro, in particolare nel caso di un lavoro in cui sono previsti frequenti spostamenti, più ‘adatti’ a un single”

Una domanda che dunque non andrebbe fatta, perché rivela lo stato civile e anche l’orientamento sessuale. Tali domande sono vietate dall’Art. 27 del Codice delle pari opportunità che appunto proibisce qualsiasi discriminazione riguardante l’accesso al lavoro e tale normativa riguarda anche i tirocini formativi e di orientamento.

Come comportarsi

Se questa domanda ti viene posta, fai gentilmente notare che non andrebbe fatta perché discriminatoria. Puoi anche giocare d’anticipo dicendo che sei disponibile a trasferte e, nei limiti del possibile e qualora il lavoro preveda dei picchi, a dare il tuo impegno anche fuori dalle canoniche 8 ore.

Una risposta del genere non dovrebbe indispettire il futuro datore di lavoro, se così dovesse essere, non è detto sia il lavoro giusto per te e in tal caso ti può servire a capire che hai a che fare con una realtà tutt’altro che aperta nei confronti delle donne e, nel caso in cui tu venga assunta, non è detto che dopo non potrebbero nascere dei problemi che riguardano il tuo essere sposata.

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Vale quanto detto sopra: è una domanda discriminatoria che riguarda la sfera intima e personale.

Come comportarsi

Anche qui puoi fare come suggerito sopra, ossia giocando d’anticipo, oppure chiedere se tale domanda è rilevante ai fini del lavoro quindi giocare di contropiede. Se, però, sei particolarmente tesa (il femminile non è casuale visto che questa domanda viene fatta quasi sempre alle donne), puoi dire che hai risposto a un annuncio di lavoro simile perché stai puntando sulla carriera e che farai tutto quanto è necessario in quest’ottica. Così sposti la discussione dalla sfera personale a quella prettamente lavorativa.

Tutte le altre rispote come “Non ne posso avere”, “Non ne voglio”, “Non ho un compagno o un marito al momento”, “Non c’è problema: ho un asilo nido vicino o posso lasciarli tutti il giorno con i nonni” non vanno bene perché non è consigliabilementire né essere troppo sinceri. Avere figli o meno è una decisione esclusiva della coppia e di nessun altro.

Sei mai stato arrestato/a?

“Credo che molto raramente venga posta questa domanda” ci dice l’avvocato Brianni “anche perché in lavori particolari, soprattutto dove si ha a che fare con pubblico, principalmente se ‘sensibile’ (scuole, asili, anziani) prima di assumere si richiede un certificato di carichi pendenti (in cui sono iscritti eventuali processi in corso) e casellario (dove sono iscritte eventuali sentenze di condanna).”

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“Anche questa è una domanda che attiene a dati sensibili e potenzialmente discriminatoria e anche in tal caso è molto importante l’ambito lavorativo. Sembra evidente, per esempio, che se si aspira a lavorare per un giornale con un certo orientamento religioso spiccato questa è una domanda che può avere un senso, altrimenti può essere del tutto inopportuna”

Lo Statuto dei Lavoratori vieta ai datori di lavoro di informarsi sul credo religioso di candidati e dipendenti. La legge estende questo divieto anche a opinioni e fatti non rilevanti alla valutazione della performance professionale del candidato mediante terzi.

Come comportarsi

Chiedi al datore di lavoro se tale domanda è rilevante ai fini del futuro lavoro e perché, facendogli intuire che appunto non è lecita altrimenti gioca d’anticipo dicendo “Se mi sta chiedendo se sono disponibile a lavorare di domenica (non) sono disponibile”.

Da quale nazione provieni?

“Non credo che questa sia una domanda particolarmente discriminatoria” afferma Brianni. “A meno che non contenga degli intenti razzisti, se tende ad escludere la candidatura di persone che provengano da uno o più luoghi. In genere può solo essere funzionale ad avere un primo quadro sulla cultura, il background scolastico, la dinamicità economica del candidato”

Come comportarsi

Cerca di capire il perché ti fa questa domanda, se riguarda il fatto di essere autorizzato/a a lavorare in un determinato Paese, puoi anche rispondere, diversamente fai capire che è fuori luogo.

Hai debiti?

Va da sé che questa domanda non ha niente a che fare con nessun tipo di lavoro ed è profondamente discriminatoria.

Come comportarsi

“Domanda decisamente fuori luogo ed alla quale i candidati dovrebbero rifiutarsi di rispondere” suggerisce l’avvocato..

Bevi alcol?

“Per certi lavori, come quelli che presuppongo capacità di guida o di particolari mansioni, possono avere un senso, ma nella maggior parte dei casi è una domanda che attiene alla sfera privata

Come comportarsi

Sostanzialmente sviare la domanda o evitare di rispondere.

Quando è stata l’ultima volta che hai fatto uso di droghe illegali?

Vale quanto detto sopra: è una domanda che non deve essere assolutamente posta.

Da quanto tempo lavori?

Questa domanda in teoria non è discriminatoria, ma lo diventa se serve al datore di lavoro a risalire a qual è la vostra età. Così come non andrebbe indicata nel curriculum perché discriminatoria (e lo sono tutti gli annunci in cui viene chiesto che si abbia una certa età), non andrebbe chiesto al colloquio di lavoro.

Diverso è il caso in cui si chieda quanto si è lavorato in una determinata azienda o per quanto tempo si è ricoperto un determinato ruolo: tali domande riguardano la sfera lavorativa.

Sei disabile? Hai mai sofferto di disabilità?

Questa domanda non è legale, in quanto discriminatoria a meno che non ti sia candidati per una posizione che riguarda le categorie protette. Diversamente, il datore di lavoro deve prima descriverti che tipo di lavoro sta proponendo e poi cercare di capire se sei in grado di farlo dal punto di vista medico o fisico.

Colloquio di lavoro: le domande che il candidato non dovrebbe fare

E il candidato? Come deve comportarsi? Quali domande non fare? Sicuramente al primo colloquio evita di chiedere dettagli che riguardano strettamente il lavoro (come gli orari, chi sono i responsabili ecc…) e soprattutto di chiedere l’entità dello stipendio e altri particolari in merito (se ci sono tredicesima o quattordicesima, bonus, ecc…).

Poni solo domande che facciano capire a chi ti ha davanti che hai interesse per quella posizione e non stai solo cercando un lavoro.

Ti sono state poste domande illegali? Come ti sei comportato? Raccontalo tra i commenti.

Cristina Maccarrone

Giornalista e content manager, con una passione per il mondo del lavoro e per l'economia. Leggo di tutto (dalle scritte sui muri ai commenti nelle discussioni social, dai libri agli e-book) e amo le riviste che spaccio poi ad amici e colleghi. Amo chiacchierare a voce e sui social, in particolare Twitter dove mi trovi come @cristinamacca.

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