Le casalinghe e l’assicurazione obbligatoria: critiche e perplessità

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Era il 2001 quando è stata introdotta l’assicurazione obbligatoria per le casalinghe. Oggi, per poco meno di 13 euro all’anno, chi si occupa solo di casa e famiglia, potrebbe mettersi al sicuro da infortuni ma, a conti fatti, solo un quinto delle obbligate per legge la paga (e per giunta in caso di infortunio, l’indennizzo non è poi così semplice da ottenere).

Ogni anno, il 40% delle casalinghe italiane rimane vittima di incidenti domestici: una percentuale che fa riflettere. C’è chi scivola, chi si scotta e chi cade: poco meno di 3 milioni sui 7 milioni di massaie di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Un problema sanitario che si è cercato di risolvere istituendo all’Inail un’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici: quindi chiunque abbia un’età compresa tra i 18 e i 65 anni (donne e uomini)  e “si prende cura della casa in modo abituale, esclusivo e gratuito” dovrebbe sottoscrivere questa polizza per mettersi al sicuro da eventuali problemi. In teoria, anche i pensionati e gli studenti che “svolgono dei lavori finalizzati alla cura della famiglia e dell’ambiente in cui abitano” (anche se in maniera occasionale e gratuita) dovrebbero sottoscrivere questa benedetta polizza.

Ma nonostante le condizioni dettate siano chiare ed inequivocabili, le perplessità ci sono e sono tante.

Una legge, tante perplessità

La prima è relativa all’obbligo di un pagamento da parte di chi un lavoro non ce l’ha e probabilmente già paga le tasse, con non poche difficoltà.

E tanto basta a far indispettire una parte degli obbligati. Se a ciò aggiungiamo le notevoli difficoltà riscontrate nell’impresa del riconoscimento dei danni in caso di infortunio, la percentuale di indispettiti e disillusi sale ancora più in alto, raggiungendo quota 80% (circa 5 milioni e 600 mila degli obbligati). A tanto ammonta l’evasione stimata: la polizza obbligatoria è pagata da un quinto degli obbligati.

Questi numeri fanno riflettere ancor di più se si tiene in considerazione la cifra irrisoria da pagare (12,91 euro – intoccata dal 2001), la deducibilità ai fini fiscali e  il carico della polizza da parte dello stato fino a redditi personali complessivi lordi pari a 4.648,11 euro (9.296,22 per le famiglie): un’evasione apparentemente non giustificata.

 Le casalinghe e l'assicurazione obbligatoria

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I motivi dell’evasione

In realtà, il motivo c’è e sembra anche valido. Questa polizza grandi rischi, difatti, tutela solo i danni di una certa entità: si parla di vedersi riconosciuto l’indennizzo solo in caso di invalidità permanente pari o superiore al 27% (stimata nell’equivalente dell’amputazione delle dita di una mano).

E chi cade dalla scala mentre sta spolverando? Chi si ustiona con l’acqua bollente? Chi si brucia con il ferro da stiro? Perché non ha diritto a nessun tipo di indennizzo?

Ma le complicazioni non finiscono qui.

Richiesta di indennizzo

La procedura corretta per poter richiedere l’indennizzo infatti prevede che il procedimento parta a guarigione avvenuta (ovviamente solo se si è in regola con il pagamento) e la percentuale di invalidità venga verificata dai medici di istituto, in modo assolutamente indipendente da altre certificazioni mediche.

Grazie a questa restrizione, è stato calcolato che nel 2014, alla luce di 716 denunce siano state riconosciute solo 87 indennità. Traduzione in soldoni? Quasi 5 milioni di euro di attivo nelle casse dell’Inail (perché viene versato nelle casse circa un milione di euro a fronte dei 90 milioni di euro previsti e mai ottenuti!).

Ma i controsensi non sono ancora finiti, purtroppo per noi.

I controsensi della legge

Risulta a carico dell’infortunato, anche la piena dimostrazione dello svolgimento dei fatti, per avere diritto all’indennizzo. E non si capisce perché superata l’età dei 65 (quando diventa più probabile farsi male in casa, per ovvi motivi)  l’assicurazione non è più ritenuta valida.

Se proprio vogliamo dirla tutta, non si comprende perché l’Inail non faccia nulla per trovare gli evasori: e come mai, se anche li dovesse trovare, la sanzione è pari all’importo non versato. Come se non si volesse far funzionare la legge. Insomma, un controsenso dopo l’altro.

E dulcis in fundo aggiungiamo che, in caso di infortunio grave, la rendita mensile a vita è compresa tra i 186 euro (per invalido al 27%) e i 1.292 euro (per invalido al 100%). In caso di morte si può arrivare a 2.132 euro al mese.

Insomma, l’unica certezza sembra essere sempre una: meno reddito produci, più tasse e meno certezze hai. E aspetto che qualcuno mi dica che sono esagerata e mi spieghi anche il perché.

Cinzia Di Martino

Blogger e Web Developer, si occupa di web e comunicazione online per professionisti e imprese. Stanca di tradurre in codice binario il linguaggio degli uomini, ha preferito invertire la rotta e deciso di occuparsi di dinamiche umane sui social.

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