I beni pignorabili da parte di Agenzia delle Entrate-Riscossione

In caso di mancato pagamento della cartella esattoriale, Agenzia delle Entrate-Riscossione può pignorare i beni del debitore. Ecco quali ed entro quali limiti.

beni pignorabili

Dopo la notifica della cartella di pagamento, il contribuente ha 60 giorni per pagare. Se entro questo termine non salda il proprio debito con Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’ente può procedere al recupero forzoso e pignorare i beni del debitore.

Esistono però dei beni non pignorabili per legge e, anche nel caso dei beni pignorabili, ci sono dei limiti. Vediamoli insieme.

Quando e come scatta il pignoramento?

Il pignoramento è lo strumento a disposizione del creditore per il recupero di quanto dovuto da parte del debitore. Per dare il via al pignoramento dei beni del debitore bisogna rispettare precisi termini di tempo.

Nel caso dei debiti tributari, Agenzia delle Entrate-Riscossione può esercitare alcuni poteri che gli conferisce la legge per recuperare il credito con limiti meno stringenti rispetto a quelli che si applicano ai privati. L’ente di riscossione, in alcuni casi, può pignorare la casa di abitazione del debitore e può procedere al pignoramento del conto corrente o al pignoramento dello stipendio presso terzi senza dover richiedere un mandato al giudice.

Il contribuente ha 60 giorni di tempo da quando gli viene notificata la cartella esattoriale per saldare il proprio debito, per presentare ricorso o fare opposizione. Trascorso questo termine, se non ha provveduto al pagamento o non ha fatto ricorso, Agenzia delle Entrate-Riscossione può avviare le procedure per il recupero forzoso dei beni.

Il pignoramento può avvenire entro un massimo di un anno dalla scadenza della cartella esattoriale.

I beni pignorabili da parte di Agenzia delle Entrate-Riscossione

Agenzia delle Entrate-Riscossione può pignorare una lunga serie di beni del debitore. In molti casi la legge fissa dei limiti entro i quali deve mantenersi l’ente di riscossione. I beni del debitore si distinguono in:

  • beni non pignorabili;
  • beni pignorabili entro i limiti previsti dalla legge;
  • beni pignorabili per intero.

Pignoramento della casa: quando è possibile?

Quando si hanno dei debiti col Fisco la paura più grande è quella di perdere la casa. Chiariamo subito che la casa di residenza del debitore non può essere pignorata se è la sua casa di abitazione ed è l’unico immobile di sua proprietà.

La casa di residenza può essere pignorata solo se è classificata al Catasto come abitazione di tipo signorile, villa, castello, palazzo di pregio artistico o storico. Il pignoramento della casa scatta se:

  • il debito erariale supera i 120.000 euro;
  • il valore complessivo degli immobili di proprietà del debitore è maggiore di 120.000 euro;
  • sull’immobile da ipotecare l’ente di riscossione ha iscritto un’ipoteca da almeno sei mesi, dopo aver inviato al debitore un avviso di ipoteca e aver aspettato che trascorressero 30 giorni prima dell’iscrizione.

Pignoramento dello stipendio e del TFR: quali sono i limiti

In caso di cartelle esattoriali non pagate da parte di un lavoratore dipendente, Agenzia delle Entrate-Riscossione può notificare al datore di lavoro l’atto di pignoramento presso terzi. Per avviare il pignoramento dello stipendio non è necessario ricorrere al giudice, ma è sufficiente la comunicazione dell’ente al datore di lavoro.

Potendo accedere all’anagrafe tributaria, l’ente di riscossione può risalire alle informazioni sulla posizione lavorativa del debitore e può imporre al suo datore di lavoro di trattenere una parte dello stipendio che sarà usata per il rimborso del debito.

I limiti di pignoramento dello stipendio sono stati modificati dal Decreto Legge n.16/2012:

  • gli stipendi inferiori a 2.500 euro mensili possono essere pignorati per 1/10;
  • gli stipendi compresi tra 2.500 euro e 5.000 euro mensili possono essere pignorati per 1/7;
  • gli stipendi superiori a 5.000 euro mensili possono essere pignorati per 1/5.

Gli stessi limiti di pignoramento si applicano nel caso del fondo TFR: se la consistenza del fondo è superiore a 5.000 euro l’ente di riscossione ne può prelevare 1/5.

Se alla richiesta di pignoramento di Agenzia delle Entrate-Riscossione si aggiunge il pignoramento di un altro soggetto, le trattenute complessive sullo stipendio del debitore possono arrivare fino al 50% dell’importo netto.

Pignoramento della pensione: quali sono i limiti

Nel caso del pignoramento della pensione valgono gli stessi limiti fissati per il pignoramento dello stipendio. In più, la legge fissa un limite minimo vitale che non può essere intaccato in alcun modo.

Il minimo vitale è pari a una volta e mezzo l’importo dell’assegno sociale (per il 2017 è di 672,10 euro) e va sottratto alla pensione netta per ricavare la base sulla quale calcolare la quota pignorabile.

La quota pignorabile dipende dall’importo della pensione:

  • le pensioni fino a 2.500 euro mensili possono essere pignorate per 1/10;
  • le pensioni comprese tra 2.500 euro e 5.000 euro mensili possono essere pignorate per 1/7;
  • le pensioni superiori a 5.000 euro possono essere pignorate per 1/5.

In caso di pignoramento della pensione, Agenzia delle Entrate-Riscossione notifica l’atto di pignoramento verso terzi direttamente all’ente di previdenza che ha il compito di trattenere e versare all’Erario la quota pignorata.

Quando è possibile il pignoramento del conto corrente

I limiti di pignoramento del conto corrente dipendono dal tipo di entrate che vi transitano. Nel caso del conto corrente usato per l’accredito dello stipendio o della pensione, la legge stabilisce dei limiti al pignoramento.

Agenzia delle Entrate-Riscossione può pignorare il conto corrente:

  • per intero, se il conto non è usato per l’accredito dello stipendio o della pensione (se, ad esempio, è un conto di appoggio a un conto di deposito o di titoli, se è un conto usato per una quota di risparmi, ecc.);
  • per la quota che eccede la somma pari a tre volte l’importo dell’assegno sociale (per il 2017, 1.344,21 euro), nel caso dei conti correnti usati per stipendi e pensioni.

Vale la pena ricordare che Agenzia delle Entrate-Riscossione ha il pieno accesso alle informazioni contenute nell’anagrafe dei conti correnti e può rintracciare i conti intestati al debitore, bloccando le somme di coloro che non hanno saldato le cartelle esattoriali entro i termini senza dover richiedere un mandato al giudice.

Beni pignorabili: il fondo patrimoniale

Se il debitore ha costituito un fondo patrimoniale, in alcuni casi Agenzia delle Entrate-Riscossione può pignorare l’abitazione inserita nel fondo. Può farlo, in particolare, quando la cartella esattoriale è relativa a debiti legati all’attività lavorativa o a imposte riguardanti i bisogni della famiglia.

In questo caso il pignoramento della casa inserita nel fondo patrimoniale è possibile anche nel caso in cui la cartella esattoriale sia stata notificata dopo la costituzione del fondo.

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Pignoramento dell’usufrutto e della nuda proprietà dell’immobile

Se il debitore è titolare di un diritto reale di usufrutto o della nuda proprietà dell’immobile, Agenzia delle Entrate-Riscossione può pignorarli e rivalersi su di essi. Tra i due casi, il più comune è il pignoramento del diritto di nuda proprietà: il diritto può essere venduto all’asta e, alla morte dell’usufruttuario, il titolare del diritto di nuda proprietà acquisisce il diritto di proprietà pieno dell’abitazione.

Pignoramento dei beni mobili di valore

Agenzia delle Entrate-Riscossione potrebbe anche decidere di rivalersi sui beni mobili di proprietà del debitore e, in particolare, sui beni di maggior valore. Le ipotesi più frequenti sono il pignoramento di gioielli e di arredi di pregio, di valore artistico o antiquario. 

Per quanto riguarda i beni mobili, il codice di procedura civile individua una serie di beni assolutamente impignorabili, perché considerati essenziali per il debitore e per la sua famiglia.

Iscrizione del fermo amministrativo sull’auto

Un’altra possibilità a disposizione dell’ente di riscossione è l’iscrizione del fermo amministrativo sull’auto del debitore.

Il ricorso al fermo amministrativo è possibile solo se l’auto non è usata a scopi professionali e quindi se il debitore non è un agente commerciale o un imprenditore.

Prima di iscrivere il fermo amministrativo sull’auto, Agenzia delle Entrate-Riscossione deve notificare al debitore un preavviso di fermo. Il preavviso dà 30 giorni di tempo al debitore per saldare quanto dovuto. Trascorso questo termine, verrà apposto il fermo all’auto e non potrà essere usata per circolare fino all’avvenuto pagamento del debito. Se il debitore chiede la rateazione del debito, il fermo viene sospeso dopo il pagamento della prima rata e viene cancellato solo con il pagamento dell’ultima.

Pignoramento dei beni aziendali: quali sono i limiti

Quando si parla di beni aziendali, cioè beni legati all’attività professionale o imprenditoriale del debitore, il limite di riferimento per il pignoramento da parte di Agenzia delle Entrate-Riscossone è pari a 1/5 del valore dei beni.

Luana Galanti

Ho una laurea specialistica in Consulenza e direzione aziendale e, da sempre, un legame indissolubile con le parole scritte. Le mie due anime – quella creativa e quella pragmatica – si confondono nel mio lavoro di web writer e business writer freelance.

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1 Commento

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    antonio luglio 23, 2017

    non è che credo molto a quello che dichiarate, perchè poi in concreto ho visto che alcune cose vengono pignorate lo stesso!! in ogni caso il mio problema è questo: percepisco una pensione sociale di 632 euro in tutto, e non ho altro! la mia domanda è semplice, mi auguro che lo sia altrettanto la risposta! mi può essere pignorata la pensione di questa cifra!? SI o NO ? grazie!

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