Cartelle Equitalia: si può rinegoziare il debito?

Cartelle Equitalia: si può rinegoziare il debito?

Equitalia, rinegoziare il debito

Le cartelle di Equitalia sono come dei “mostri” che ci aspettano sotto casa. Quando il postino suona il citofono e ci dice “c’è da firmare” il pensiero unanime è “ecco, è arrivata”. Ci sono mille motivi per i quali si accumulano debiti con il Fisco, alcuni per colpa altri che ci vedono del tutto incolpevoli e dunque maggiormente frustrati. E se a quel debito, magari enorme, non si può oggettivamente far fronte? Una donna è riuscita nell’impresa e il suo debito è passato da 87mila a 11mila euro. Vediamo come.

La vicenda

Questa è la storia di Rossella Stucchi, un’impiegata che grazie alla sentenza del Tribunale di Busto Arsizio, ha visto ridurre il suo debito con Equitalia da 87mila e 11 mila euro.
Nel 2002 la donna ha ricevuto un accertamento sui redditi del 1996. Le si contestava un maggior reddito rispetto a quello dichiarato e le venivano richiesti 26 milioni di vecchie lire quali maggiori imposte da versare. Nel frattempo i ricorsi e contro ricorsi hanno fatto lievitare il debito della signora fino ad arrivare a quasi 87mila euro.

La donna a quel punto ha chiesto di poter rateizzare il debito e dai conteggi è emersa una rata di mille euro mensili, esattamente le entrate attuali della signora. Impossibile dunque pagare.
A quel punto al tribunale è stato proposto di versare tutto il patrimonio dell Stucchi e cioè il proventi della vendita della porzione di casa di famiglia in suo possetto: 11mila euro appunto. Il tribunale ha accettato, grazie ad una particolare norma semisconosciuta, e la donna è adesso libera dal suo debito.

La norma

Il “lieto fine” per la signora Stucchi è avvenuto grazie ad una legge del 2012 che riguarda la “Composizione della crisi da sovraindebitamento”, legge targata governo Monti e poi rielaborata dal successivo governo Letta. La norma consente al debitore di rivedere il proprio debito con lo Stato, ma solo in caso non si tratti di impresa o libero professionista. Insomma si tratta di un vantaggio che riguarda lavoratori dipendenti e pensionati in evidenti difficoltà economiche.

Grazie a questa norma il giudice ha potuto valutare l’offerta della signora e stabilire se era accettabile o meno considerando quanto necessario alla donna per il proprio sostentamento. L’avvocato della Signora Stucchi, Giuseppe Lacalandra, ha infatti affermato che “l’obiettivo della legge è di permettere ai debitori in situazioni critiche di riacquistare un ruolo attivo nell’economia e nella società”. E non è necessario il consenso del creditore, in questo caso di Equitalia.

Cartelle Equitalia: si può rinegoziare il debito?
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La procedura

Visto quanto accaduto, a questo punto saranno numerosi i debitori di Equitalia a proporre ricorsi simili a quello della protagonista di questa vicenda.
Per accedere alla procedura è necessario predisporre il “piano del consumatore”, che riguarda le persone fisiche non più in grado di far fronte ai propri debiti, che ricordiamo non devono derivare da attività d’impresa o professionale. Il debitore deve inoltre essere “meritevole” e dunque non deve aver fatto ricorso ad un credito sproporzionato rispetto alle proprie capacità. Per assurdo se hai uno stipendio di mille euro al mese e ti compri una Ferrari a rate, non sarai meritevole.

Nel “piano del consumatore” si mettono a disposizione redditi e patrimonio, anche futuri come il TFR, e un’apposito organismo nominato dal tribunale valuta la cosistanza degli importi indicati e fornisce un parere di fattibilità dell’operazione.
Sarà poi il tribunale a decidere, senza il consenso dei creditori.

Michela Calculli

Dagli studi professionali tra Milano e Torino al blog personale, passando per un'esperienza televisiva che ha segnato la svolta. Tre grandi passioni: la scrittura, il fisco, la semplicità. Sempre in equilibrio tra famiglia e professione tra comunicazione e aggiornamento fiscale.

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