Auto ad aria: realtà o bufala?

Auto ad aria

Tutti i problemi di mobilità alternativa potrebbero essere risolti dall’arrivo dell’auto ad aria: è commercializzata dalla Motor Development International, azienda lussemburghese che ha collaborato al progetto con la Tata.

Proviamo a capire se si tratta di una bufala o di una vera innovazione destinata a rivoluzionare il mondo dell’auto.

Innanzitutto, sembra che l’auto costerà all’incirca 7.000€ e sarà una city car sul modello Twizy, ma con una linea alquanto particolare. Il nome della vettura sarà AirPod e sarà omologata anche per i 16enni. La AirPod è la prima di una intera gamma di prodotti che andranno da mini car ad auto di medie dimensioni, fino a veicoli commerciali e agricoli, tutti alimentati ad aria.

L’auto dovrebbe avere oltre 100 km di autonomia e potrà essere ricaricata in appena due minuti in stazioni di servizio specifiche, oppure in circa tre ore con una presa di corrente domestica (quindi come una normale auto elettrica).

La vettura è dotata di un motore che fa anche da alternatore, spingendo la macchina e ricaricandola al tempo stesso. Nella AirOne (l’automobile di segmento alto) è stato inserito un piccolo motore che scalda l’aria, per aumentarne l’autonomia a 350 km: in questo modo la macchina farà 100 km con solo mezzo litro di benzina.

Al posto del condizionatore, la vettura utilizzerà l’aria di scarico per raffreddare l’abitacolo. L’aria compressa sarà utilizzata anche per gonfiare gli airbag.

Quello che è interessante, è che il prodotto non avrà una vera rete commerciale (i normali concessionari) ma sarà venduta dalle stesse officine che la producono. Stando alle dichiarazioni di Cyril Negre, responsabile commerciale di MDI, sono previsti 25 stabilimenti in Francia e 20 in Italia, in grado di produrre 7000 pezzi ciascuna.

In pratica, invece di avere stabilimenti proprietari con dipendenti dell’azienda, la MDI trasferisce il know-how a produttori locali (un po’ come se fosse un franchising) che le costruiscono sulla base delle indicazioni della casa madre.

Ovviamente, MDI e Tata non hanno tralasciato la strategia di distribuzione: verranno realizzati una rete di stazioni di rifornimento con compressori dedicati, che permetterà al cliente di fare la ricarica e pagare circa 2€ per il servizio .

Sembra tutto troppo bello, vero? Vediamo dunque i dubbi e le critiche sollevate.

Innanzitutto, i modelli più grandi dovranno essere riscaldati con benzina, cosa che appunto non eliminerebbe del tutto l’utilizzo del carburante. Quindi l’auto non può essere definita completamente ad “impatto zero“.

Inoltre, alcuni affermano che l’aria potrebbe ghiacciare i condotti che la portano al motore, con il rischio di un blocco di tutto il sistema. Si spera che gli ingegneri ci abbiano pensato!

Altro dubbio riguarda le reali prestazioni dell’auto ad aria: alcuni dicono che la potenza dell’aria compressa non sia sufficiente per garantire una spinta ottimale alla vettura. In altre parole, andrebbe troppo piano e avrebbe poco scatto anche per girare in città.

Infine, il sistema produttivo basato su stabilimenti non proprietari ha già subito una crisi: nel 2005 vennero messi in cassa di integrazione 70 operai in Italia per lacune sul progetto. Ecco perchè MDI ha passato la “patata bollente” della produzione in serie alla multinazionale indiana Tata. Rimane il fatto che non hanno ancora spiegato dove e da chi verrà effettivamente prodotta l’auto.

Al momento, dunque, non resta che attendere per capire se sarà possibile (e varrà realmente la pena) acquistare un’auto ad aria, oppure continuare a puntare sui veicoli elettrici, una realtà che si sta sempre di più concretizzando.

Simone Moriconi

Profondo conoscitore del web e Blogger/Editor per diverse realtà editoriali, Simone Moriconi si occupa di marketing, e-commerce e comunicazione (online e offline), offrendo i suoi servizi di consulenza ad aziende, organizzazioni e persone

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