Quando la banca diventa un’assicurazione

La banca diventa un'assicurazione

Parola d’ordine: diversificare le attività e avvicinare i consumatori in modo nuovo. Accade a tutti i livelli, e il settore assicurativo non fa eccezione. Lo avrà notato chi nell’ultimo anno, recandosi presso la propria banca, è stato informato della possibilità di sottoscrivere la polizza Rc Auto direttamente in filiale.

È solo l’ultimo passo di un percorso più ampio, iniziato negli anni ’90. Quando cioè il concetto di “bancassicurazione” è stato importato dalla Francia, a indicare le nuove strategie degli istituti di credito per affrontare un mercato più articolato e non sempre facile da affrontare. Da qui la scelta di proporre un portfolio di prodotti più ampio e occuparsi di assicurazioni operando soprattutto sui rami Vita e Previdenza.

Il debutto della bancassicurazione è stato accolto senza troppi entusiasmi. Poi, anno dopo anno, lo scenario è cambiato e oggi questo nuovo canale distributivo riscuote non poca fiducia. Per esempio, le previsioni per il 2013 indicano che la quota di mercato della distribuzione bancaria di polizze Danni sarà pari all’8% del totale: solo tre anni fa superava a stento il 2%.

Da un anno a questa parte l’offerta si è allargata alle assicurazioni Rc Auto, con ben otto istituti di credito a utilizzare i propri sportelli come canale di distribuzione polizze, affidandosi soprattutto a prodotti semplici, immediati da capire e abbinati a prodotti bancari come il finanziamento dell’auto o il mutuo della casa. Nel caso della Rc Auto, a questo si aggiungono il premio rateizzato mensilmente, gli sconti e magari qualche coupon che dà diritto a sconti sull’acquisto di carburante. Un tema, quest’ultimo, molto sentito e di sicuro impatto sul cliente finale.

Il modello non è esente da critiche. La convenienza c’è, ma riguarda la diversa rateizzazione del premio, la possibilità di abbinare alla polizza auto servizi aggiuntivi. I prezzi della polizza rimangono quelli di mercato. Le banche hanno scelto la strada dei prodotti assicurativi perché la mera gestione del credito è un’attività sempre meno redditizia, senza considerare che il mercato sta cambiando a una velocità incredibile. Molto meglio, allora, differenziare le attività e aggredirlo da più parti. Per non dire del fattore fidelizzazione del consumatore finale. A ben veder, anche il conto corrente sta cambiando faccia e da “luogo” dove mettere i propri risparmi sta diventando sempre più “porta d’accesso” per tutta una serie di servizi, dalla domiciliazione delle bollette al mutuo. Passando magari per la polizza vita o Rc Auto.

Le banche dovrebbero fare le banche – dicono alcuni – e occuparsi proprio di quegli aspetti di business che, per certi versi, paiono destinati a diventare solo uno dei servizi a bouquet. Per non parlare di specializzazione: un intermediario assicurativo deve seguire un preciso iter formativo e di aggiornamento (esame di Stato compreso) per esercitare la professione. Il dipendente dello sportello bancario non ha questi obblighi, né vincoli con il codice deontologico di categoria.

Che poi tutto ciò interessi al consumatore finale, è cosa da dimostrare. L’attuale contrazione della capacità di spesa fa sì che una delle principali leve per la sottoscrizione di una polizza Rc Auto sia il prezzo. Si cerca il risparmio: per questo è molto importante avere un’idea chiara dell’offerta e poter confrontare preventivi diversi. Non è un caso se il vero boom di questi anni lo hanno registrato i comparatori online.

Tornando al rapporto tra banche e assicurazioni, per il consumatore una maggior concorrenza è sempre un vantaggio in termini di prezzo e offerta. E’ importante ricordare che il canale assicurativo garantisce maggior specializzazione di quello bancario, ma lo è altrettanto non cadere in battaglie corporative e di retroguardia.

Il nuovo mercato assicurativo italiano si sta costruendo attorno a tre grandi pilastri. Le assicurazioni tradizionali; le assicurazione online, che si possono definire “low cost” in quanto puntano ad abbattere i costi di gestione delle pratiche. Poi ci sono le banche, che mirano a far crescere il ramo Danni e possono fornire qualche punto di margine grazie al più basso rapporto tra premi e sinistri e a un sistema contenuto di spese di gestione. Dalla loro, inoltre, hanno la possibilità di fornire prodotti integrati, ma non hanno la specializzazione e l’esperienza delle compagnie assicuratrici.

A mettere ordine in questo scenario articolato ci sono i comparatori online, sempre più faro delle scelte del consumatore. Permettono trasparenza, una chiara visione delle offerte a disposizione e quindi un sensibile risparmio. Proprio per questi motivi sempre più italiani li utilizzano come guida alla Rc Auto più adatta alle loro esigenze.

Piero Babudro

Giornalista pubblicista, consulente, social media strategist, community manager, docente. Scrive di nuove tecnologie e comunicazione di massa, studiando da vicino i cambiamenti sociali e di consumo introdotti dai media interattivi.

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