Unicredit: tra stress test e aumento di capitale

Dopo Monte dei Paschi anche Unicredit sembra non godere di ottima salute. Gli stress test hanno evidenziato una situazione precaria che andrà risolta con un aumento di capitale. Basterà?

unicredt

Gli ultimi stress test promossi dalla BCE hanno segnato una sostanziale stabilità per il comparto bancario italiano. Non c’è però da stare del tutto tranquilli: il Monte dei Paschi non solo è stato “bocciato”, ma è addirittura risultato come la peggior banca europea. Se il gruppo senese è in una situazione a dir poco limite, desta certamente attenzione anche un’altra banca italiana: Unicredit.

Seppur abbia passato i temuti stress test, Unicredit ha palesato possibili crepe. I test sono stati superati di un soffio, con un 6- che porta l’istituto ad essere la quartultima banca europea per solidità. Una posizione non certo passata inosservata, tanto da spingere il neo amministratore delegato ha valutare possibili interventi per ritrovare le dovute sicurezze.

Unicredit: possibile aumento di capitale in vista

Non certo un fulmine a ciel sereno. Che la situazione non fosse rosea era ormai chiaro da mesi, tanto che si parlava da tempo di un possibile aumento di capitale. Un intervento che alla luce degli stress test pare per  gli operatori inevitabile. Tanto che il neo amministratore delegato Jean Pierre Mustier sembra già impegnato a valutare e sviluppare un piano di revisione delle attività di Unicredit.

La relazione semestrale ha evidenziato sì un utile in crescita rispetto all’anno scorso, ma anche un patrimonio di vigilanza ben al di sotto delle attese. Risultati che hanno significato rilevanti perdite a Piazza Affari. Colpi che rendono l’aumento di capitale necessario per mettere al sicuro il patrimonio di Unicredit.

Molti professionisti valutano come essenziale la presenza di un consorzio di banche a garantire l’operazione, proprio come avvenuto per il piano di rilancio del Monte dei Paschi. Un elemento che darebbe maggior forza all’aumento, rendendolo più sicuro agli occhi dei mercati.

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Stress test: Unicredit quart’ultima in Europa

Il superamento, al limite, degli stress test della BCE hanno palesato senza ombre le difficoltà che ormai da mesi attanagliavano Unicredit. A tradire l’Istituto è il coefficiente CET1 pari al 10,85% nella trimestrale 2016, in ribasso di ben 9 punti base rispetto alla chiusura del 2015. Le previsioni, ottimistiche, del precedente amministratore delegato, Federico Ghizzoni, parlavano di portare il CET1 al 12,6%, un miraggio stando ai dati odierni.

Il cambio di AD dello scorso Luglio andava letto proprio nella volontà di dare un nuovo corso alla banca, iniziando quel doveroso piano di rilancio. Un rilancio necessario dato che secondo gli stress test in caso di situazione economica critica il livello di capitale crollerebbe sotto il 7,5%, al di sotto del limite di 10,5% fissato dalla BCE.

Unicredit: Aumento di capitale da 8 miliardi di euro?

Per gli analisti l’operazione di aumento di capitale Unicredit dovrebbe aggirarsi attorno agli 8 miliardi di euro. Un aumento che andrebbe a “coprire” le difficoltà emerse negli stress test e che anche Mediobanca conferma come “minima ricapitalizzazione per ottenere una posizione di capitale confortevole”. Secondo Equita, la ricapitalizzazione da 8 miliardi farebbe schizzare il CET1 2016 della banca al 14%, tra i migliori dati a livello europeo.

Permangono dubbi sui tempi e sulle modalità dell’aumento di capitale. La contingenza con l’altro grande piano di rilancio, quello del Monte dei Paschi, potrebbe essere troppo per un mercato già in difficoltà. Se a questo uniamo l’incertezza legata a Brexit, terrorismo e il mancato miglioramento dell’economia italiana, l’aumento di capitale potrebbe risultare operazione alquanto complessa.

Matteo Pogliani

Toscano di nascita ma lombardo di adozione, ho cominciato a parlare prestissimo non ho più smesso. Oltre ad essere blogger mi occupo di comunicazione web, in particolare in ambito social media

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