Banca Carige in crisi: le ultime notizie e la ripresa

Banca Carige entra nell'elenco delle banche a rischio. Pronto il piano con le azioni strategiche da ultimare per la ripresa.

banca carige

Tempesta senza fine per il settore banche italiano. Dopo il salvataggio degli ormai noti Istituti nel 2015 e la situazione limite del Monte dei Paschi di Siena arriva una nuova doccia gelata per i correntisti italiani. A farne le spese è oggi la Banca Carige di Genova, attiva con oltre 600 sportelli tra Liguria ed il centro-nord Italia.

Una situazione sotto stretto controllo dalla BCE e che trova terreno fertile nella recedente gestione dell’Istituto conclusasi con l’arresto dello storico amministratore delegato, Giovanni Berneschi.

Banca Carige: tensioni dalla BCE

Una situazione quella della banca italiana che come detto non è certo passata inosservata all’occhio attento della Banca Centrale Europea, non nuova a forme di controllo sulla situazione di casa nostra. Non bastava infatti che il piano industriale 2016-2020 indicasse un coefficiente patrimoniale Cet1 ratio per il 2017 del 10,3 per cento (ben sotto la soglia prevista del 11,25%), ad aggravare la questione gli stress test e le ispezioni dei funzionari europei che hanno hanno portato ad accantonamenti per oltre 340 milioni di euro.

Al 27 Ottobre l’ultima tappa di questa sfida, la consegna da parte della BCE di due lettere, una contenente i risultati degli Srep (gli stress test per gli istituti non di prima fascia), ma soprattutto una con la decisa richiesta di provvedere in tempi rapidi alla dismissione delle sofferenze, tema ormai caldo sul fronte bancario italiano ed europeo.

Risultati? Fiducia dei mercati in calo e conseguente netta perdita in borsa, con il timore più che fondato di dover assistere al terzo aumento di capitale dal 2014. Seppur nn certo d’aiuto, le missive targate BCE trovano giustificazione in anni di conti non certo in ordine. Giusto per fare un esempio: l’attuale rapporto tra i crediti deteriorati e i crediti totali è enorme: il 27,8 per cento (fonte Il Sole 24 Ore). Seppur vero che la media italiana è molto più alta rispetto ai livelli ritenuti di “sani” (il 16,7% contro il 6/7%) la BCE non sembra soddisfatta della prospettiva e ha chiesto a più riprese un deciso cambio di rotta.

Il problema è che velocizzare il processo di cessione dei crediti deteriorati potrebbe, con grande probabilità, portare all’ennesimo aumento di capitale.

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Banca Carige: il piano di rilancio

Solida e liquida, ecco la formula su cui punta la dirigenza per recuperare solidità e riprendere la crescita. Il piano di rilancio si fonda su quattro punti:

  • una raccolta sempre più forte sul territorio, obiettivo possibile vista la vocazione al risparmio dei cittadini Liguri, ma anche complesso se si valuta la sfiducia nel sistema bancario;
  • un contenimento dei costi grazie ad una riorganizzazione dei servizi ed riduzione di cento sportelli ( con annessi cinquecento dipendenti);
  • un‘innovazione dei prodotti proposti;
  • l’eliminazione di parte del credito deteriorato sino al livello “fisiologico” (tra 1 e 2 miliardi).

L’ultimo punto resta il nodo del piano, nodo su cui appunto resta vigile anche la BCE. La prima tranche di cessione da quasi un miliardo dovrebbe avvenire non oltre febbraio-marzo del prossimo anno con, a qualche mese di distanza, la seconda da 800 milioni. Uno dei maggiori azionisti, Malacalza, primo investitore nella banca dà garanzie in questo senso.

Un progetto coraggioso che vuole essere d’esempio al mercato ed agli enti controllori, stimolando una nuova fiducia nell’Istituto. Se i tempi non fossero ancora ritenuti consoni resterebbe solo la strada di un aumento di capitale di almeno 500 milioni di euro, possibile ma certamente come ultima ratio.

Basterà tutto questo a convincere la BCE? Per ora non sembra. Nonostante la volontà mostrata, anche oggettivamente, di ripartire con un’altra marcia, Carige resta sotto stretta sorveglianza, nonostante si mostri molto più in salute di molte altre realtà. Una situazione che ha spinto la Banca a rispondere con fermezza alle missive europee.

Matteo Pogliani

Toscano di nascita ma lombardo di adozione, ho cominciato a parlare prestissimo non ho più smesso. Oltre ad essere blogger mi occupo di comunicazione web, in particolare in ambito social media

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