Auto da spiaggia, un sogno a cielo aperto

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Le origini delle auto da spiaggia:

Le auto da spiaggia nascono alla fine degli anni ’50 in Italia e Francia, riadattando utilitarie allo scopo di rendere pratico il percorso dalla villa alla spiaggia per i pochissimi che potevano permettersele.

Per rendere l’autovettura adatta allo scopo venivano tolte le porte. Il tetto veniva rimpiazzato con una tenda e i sedili sostituiti con elementi simili ma in vimini.

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Automobili da spiaggia, un sogno a cielo aperto http://bit.ly/163HFoz via 6sicuro

La denominazione “spiaggina” deriva dalla Savio Spiaggina del 1958, realizzata su pianale e meccanica Fiat 500. Tale vettura, nonostante sia stata costruita in soli due esemplari, divenne celebre sui rotocalchi di tutto il mondo per essere fotografata con i suoi proprietari, Gianni Agnelli e Aristotele Onassis.

fiat 500

La macchina di Agnelli creò un sacco di attenzione, tanto da venir richiesto un ciclo di produzione limitato, anche se molte furono fatte a mano su ordinazione. Aristottle Onassis ne possedeva tre, Yul Brenner, John Wayne, Grace Kelly ma non solo, anche il presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson ne utilizzo una nel suo ranch in Texas.

La Dune Buggy

Negli Stati Uniti, queste automobili erano denominate “beach buggy”. Nel tentativo di inserirsi in questo mercato, un progettista californiano di scafi nautici in vetroresina, Bruce Meyers, decise di iniziare a produrre una “spiaggina” made in Usa.

Ebbe la brillante idea di realizzare una vettura con carrozzeria in vetroresina su meccanica della Volkswagen Maggiolino e di venderla in scatola di montaggio riscontrando un ottimo successo di vendite, tanto che alla fine degli anni ’60 le “dune buggy” circolanti erano più di 20.000 esemplari.

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Questa moda cessò alla fine degli anni ’70
La Dune Buggy Puma del 1974 ebbe un successo di pubblico insperato anche grazie al film “…altrimenti ci arrabbiamo!” con Bud Spencer e Terence Hill, dove i nostri eroi se la contendevano nella famosa sfida a “birra e salsicce” divenuto un caposaldo del B movie all’italiana.

La Citroën Méhari

Derivata dalla spartana 2 Cavalli (da cui eredita meccanica e pianale), Citroën ha pensato che si potesse togliere ancora molto ad un automobile creando il suo capolavoro di essenzialità e leggerezza costruttiva.

Venne presentata nel 1968  e inizialmente montava un bicilindrico boxer da 602 cm³ di cilindrata, un cambio a 4 marce e una carrozzeria era realizzata in plastica ABS colorata posta su di un telaio in tubi d’acciaio che la rendeva un mezzo molto leggero e agile pesando alla fine solo 475 kg. Il motore poco potente riusciva a raggiungere a malapena i 100 chilometri orari, ma forse non erano necessario spingersi oltre per un’autovettura pensata per il tempo libero e per i percorsi misti. Successivamente ne fu prodotta anche una a quattro ruote motrici stupendo gli amanti del genere perché era in grado di arrampicarsi su pendenze del 60%.

Questo modello fu addirittura utilizzato come vettura di primo soccorso nei rally africani per l’elevata capacità di districarsi nelle sabbie del deserto. Attualmente è una vettura utilizzata in alcune isole del sud Italia come comune mezzo di trasporto e ha un folto gruppo di appassionati restauratori che non la cambierebbero con nulla al mondo.

Mehari

La scena attuale

Oggi la moda delle auto da spiaggia rivive in poche carrozzerie che riadattano per committenti facoltosi la Fiat 500 new e altre utilitarie e dal ricco mercato di ricercatissime auto d’epoca. Come potete immaginare queste autovetture prodotte in così pochi esemplari e con una storia esclusiva sono le stelle del mercato dell’auto d’epoca. Possederne una equivale a possedere lo spirito innovatore del boom economico post bellico che tutti rimpiangiamo.

 

Riccardo Scandellari

Informatico, giornalista e consulente marketing per i nuovi media. Si occupa di progetti di Web Marketing per NetPropaganda s.r.l.

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